giovedì, 28 giugno 2007

 IL “BOOM” DEL CREDITO AL CONSUMO
 

“Art.47. la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”

Chi è figlio degli anni 50 non può non ricordare come la cultura del risparmio fosse uno dei pilastri alla base della morale di allora.
Come sembrano lontane oggi queste certezze.
Il progresso, si sa, è inarrestabile e cinquanta anni sono volati via molto rapidamente. L’era postindustriale ha spiazzato tutte le nostre certezze e l’avvento delle nuove tecnologie informatiche, assieme ad una maggiore preponderanza delle logiche di mercato, hanno prodotto non poche rivoluzioni culturali. Si tratta di rivoluzioni culturali molto meno plateali di quelle riferite a una qualsiasi ideologia, ma molto più insinuanti perché non legate ad una “idea”ma ad una “logica” in continuo movimento che spesso anticipa un processo armonico e predefinito.
Un tempo, indebitarsi per beni di consumi futili come elettrodomestici e viaggi, sarebbe stato quasi impensabile..
Oggi il panorama è completamente cambiato ed a fare la fila per i finanziamenti al consumo nei negozi di elettronica o nei supermercati ci sono proprio tutti, dal più povero al più ricco. Non ci si vergogna più e la prassi delle rate non è più un tabù ma un uso corrente.
La domanda che ci poniamo in merito è molto semplice: gli italiani sono preparati a questo indebitamento a ciclo continuo? O si rischia una implosione drammatica soprattutto per tutte quelle famiglie “a rischio”, inserite nel girone della precarietà, dei redditi bassi o più semplicemente fra quelle sfortunate alle quali una malattia, un incidente qualsiasi o più semplicemente un divorzio, può irrimediabilmente contribuire a condurlo nella impossibilità di far fronte agli impegni presi.
Per rispondere alla domanda è necessario fare una indagine su come e quando si fa ricorso al credito, su chi ce lo propone e perché interessa tanto al mercato del credito questo prodotto.

Il sistema bancario, un tempo reticente verso il “prestito personale”, vive oggi un momento di grande euforia sul settore “family”. Le famiglie italiane sono statisticamente più affidabili delle nostre imprese sia per l’aspetto del frazionamento del rischio, sia per la garanzia del rimborso: secondo le nostre procedure legali è molto più facile ottenere un pignoramento su uno stipendio che un recupero su una attività qualsiasi sia la sua forma societaria. Inoltre la “famiglia” è un cliente prezioso per le banche: molti i prodotti da offrire e molte le commissioni da percepire. Le famiglie sono molto meno attente al controllo degli estratti conto delle società ed inoltre, una volta legate alla banca dalla restituzione di un prestito, saranno “fidelizzate” per molto tempo.

Gli si chiederà l’accredito dello stipendio, l’appoggio dei RID delle utenze e gli si venderà sicuramente anche una carta di credito, magari di quelle revolving (che non tutti sanno cosa vuol dire) ed anche “etica”, che convincerà il cliente a fare anche un’opera buona…..

Il prestito dunque in questo caso è un prodotto in più da vendere per la banca ma è anche un impegno oneroso preso dal cliente che lo accompagnerà per un lungo periodo e condizionerà la sua vita quotidiana.

Le “carte revolving” , che spesso vengono recapitate in omaggio ai clienti, sono uno strumento di facile indebitamento. L’appeal della restituzione in piccole rate stimola tutti, soprattutto coloro che non sanno come funziona la restituzione del debito. Un uso costante di queste carte porta a ripagare sempre e solo interessi, ricapitalizzando dunque interessi su interessi che, fatti i dovuti calcoli finali, ci farà restituire nel tempo il capitale preso in prestito moltiplicato per svariate volte……e tutto nel rispetto dei limiti previsti dalla legge sull’usura (L 7 marzo 1996 n 108). Spesso l’ignaro cliente che si vede recapitata gratuitamente la carta come “regalo” per la sua fedeltà e non sa certamente quali costi nasconda questo prodotto.

Ma il boom dei prestiti si sta insinuando nelle famiglie italiane anche sotto altre forme.

La tipologia di prestito attualmente più utilizzata è il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio. Si calcola che il 17% dei prestiti concessi nel semestre scorso siano stati concessi per mezzo di questa facilitazione.

La “cessione del quinto” merita un approfondimento a parte. Questa tipologia di credito fu istituita a favore dei soli dipendenti statali con apposita legge 180 del 1950. Il prestito concesso veniva restituito nel tempo con rate costanti che non dovevano eccedere il quinto dello stipendio. L’operazione era garantita dal versamento diretto all’ente erogatore della rata di rimborso e coperta da apposito Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato per quanto riguarda i rischi di morte, cessazione dal servizio ecc.

La Legge 30 dicembre 2004, n. 311, la cosiddetta Legge finanziaria 2005, ha modificato ed integrato il Decreto del Presidente della Repubblica n. 180/50, estendendo anche alle aziende private le disposizioni relative al pignoramento dello stipendio ed alla cessione del quinto, fino ad allora valevoli solo per la pubblica amministrazione. L'art. 13 bis della Legge 14 maggio 2005, n. 80, 180 ha esteso a tutti i lavoratori la possibilità di accedere al credito garantendo la restituzione con il proprio stipendio futuro.

C’è però da notare che l’art 13 bis del testo 2005 prevede l’obbligo di una garanzia assicurativa che assicuri il recupero del credito in caso di decesso del mutuatario, questo perché ovviamente i prestiti non saranno più garantiti dal Fondo Statale di garanzia per dipendenti statali.

Questa garanzia dunque non ha più un carattere gratuito per i dipendenti ma assume costi molto gravosi essendo parametrata con l’età ed il sesso del mutuatario.

E’ da notare che il tasso TAEG rientra (per poco) nella soglia limite di usura nonostante le condizioni praticate siano davvero gravose anche perché  dal conteggio del TAEG vanno esclusi i costi delle polizze.

Il TAEG dunque (tasso effettivo pagato dal cliente comprensivo di tutte le spese accessorie) non ricomprende l’assicurazione obbligatoria prevista che normalmente, ammonta a circa un terzo del credito concesso.

La promozione dell’acquisto a rate fa parte oggi delle logiche di mercato sia quale veicolo di aumento del volume delle vendite, ma anche quale mezzo per censire data base di nuova clientela. Un metodo insomma per farsi pubblicità a basso costo.

Considerando che in virtù di ciò sarebbe arduo e anacronistico promuovere una politica di inversione di marcia alla cultura delle rate, quello che si ritiene urgente è adottare politiche preventive che mettano in guardia i consumatori sui rischi della rata selvaggia, sui costi effettivi e sulle possibili negative conseguenze.

Quali i provvedimenti urgenti necessari?

- Ampliare la trasparenza del TAEG inserendo anche i costi assicurativi nella formula di calcolo del coefficiente

- Richiedere maggiore trasparenza alla pubblicità di tali prodotti;

- Introdurre un data base istituzionale relativo alla tipologia dei prestiti alla famiglia per evitare situazioni di sovraindebitamento;

- Promuovere le iniziative di Microfinanza in soccorso di coloro che incautamente si trovano nelle maglie di finanziarie senza scrupoli prima che finiscano nelle mani dell’usura:

- Avviare una seria riflessione sull’introduzione di prodotti a rischio come i nuovi mutui di liquidità proposti oggi dal mercato, prodotti che in America stanno provocando un terremoto finanziario a causa delle inevitabili insolvenze con conseguente influenza sulla “bolla” immobiliare.

- Confrontare i dati sull’insolvenza con i dati delle cartolarizzazioni effettuate dagli istituti eroganti: il ricorso alla cessione di questi crediti a società terze produce una fotografia dell’insolvenza non corrispondente alla realtà ma che, in futuro, rischia di rivelare una realtà preoccupante.

 

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venerdì, 30 marzo 2007

TUTELA DELL’UTENTE NEI SERVIZI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA              

                                    (TELEFONIA ED INTERNET)

 

L’autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha emanato la delibera n. 664/06 con la quale ha dettato disposizioni in merito alla fornitura, all’attivazione e disattivazione di servizi di comunicazione elettronica senza richiesta da parte dell’utente.

Il testo integrale della deliberà è consultabile sul sito www.agcom.it.

In base a tale delibera si stabilisce quanto segue:

- l’operatore che telefonando offre beni o servizi di comunicazione elettronica deve dire il proprio nome e cognome, il nominativo della società per conto della quale telefona ed anche lo scopo della telefonata. Alla fine della telefonata deve ripetere il proprio nome e cognome ed il nominativo della società per conto della quale telefona.

- Nel caso in cui il titolare dell’utenza telefonica decide di accettare la proposta, nel corso della telefonata deve essergli comunicato il numero della pratica ed i recapiti ai quali si può rivolgere per ulteriori informazioni.

- L’accettazione alla proposta ricevuta deve essere confermata per iscritto e pertanto deve essere inviato al titolare dell’utenza telefonica, un modulo di conferma che lo stesso dovrà sottoscrivere, con il quale formalizzerà per iscritto la sua adesione all’offerta ricevuta per telefono.

Tale modulo, che dovrà pervenire al recapito dell’utente entro il momento dell’inizio dell’esecuzione del contratto, conterrà anche l’avvertenza che, ove il servizio non sia stato richiesto, potrà essere fatta opposizione allo stesso. A tal fine sullo stesso modulo dovranno anche essere indicati i recapiti a cui presentare tale opposizione.

L’utente ha diritto di opporsi in ogni tempo e con qualsiasi mezzo ad una fornitura non richiesta.

Si ricorda altresì che l’articolo 57 del Codice del Consumo, richiamato dall’articolo 3 del Regolamento adottato con la sopraindicata delibera 664/06, vieta la fornitura di beni o servizi non richiesti e dispone che in questo caso il consumatore non è tenuto a pagare alcun corrispettivo.

In ogni caso la mancata risposta dell’utente ad un offerta di fornitura non significa prestare il proprio consenso a riceverla.

-  E’ vietata la disattivazione non richiesta di un servizio di comunicazione elettronica.

- L’utente che presenta reclamo in merito all’addebito di un singolo bene o servizio di comunicazione elettronica può sospendere il pagamento solamente di quel singolo bene o servizio ma deve pagare tutti gli altri importi non da lui contestati.

- L’utente ha diritto a recedere dai contratti conclusi a distanza senza penalità e senza doverne giustificare il motivo, entro 10 giorni lavorativi. 

- Il recesso deve essere comunicato all’operatore tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

Il termine per esercitare il diritto di recesso, salvo casi particolari, decorre:

A) per i beni: dal giorno in cui l’utente li ha ricevuti;

B) per i servizi: dal giorno della conclusione del contratto.

In ogni caso se le informazioni sulle caratteristiche essenziali del bene o del servizio sono state fornite all’utente dopo la conclusione del contratto, purché entro 3 mesi dalla stessa conclusione, il termine decorre dal giorno in cui sono state fornite. 

- Con preavviso di almeno un mese devono essere comunicate all’utente le modifiche alle condizioni contrattuali ed economiche del contratto e del suo diritto a recedere senza penali all’atto della notifica di tali proposte, se non le vuole accettare.

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giovedì, 14 dicembre 2006
dal  "Corriere della sera" - 13 dicembre 2006

Pecunia non olet
E la ex vandeana Irene difende Lele Mora
Fu la pulzella dell'ortodossia cattolica, ma ora dice: senza di lui portavo a casa contratti poveri
di Gian Antonio Stella

Peccato non ci sia più Sergio Saviane. Chissà come si sarebbe divertito, l'inventore di neologismi immortali quali «mezzibusti», «pippibaudi», «velinari», a leggere l'intervista di Irene Pivetti sul suo disinvolto impresario Lele Mora. Ai tempi in cui la Signorina Presidente della Camera si dava arie da statista manco fosse l'imperatrice Teodora, Sergio aveva osato scrivere che pareva una «gobbetta soppressada», scherzosa definizione che i veneti danno di quelli che hanno la faccia, il pallore, l'aria da gobbi pur non essendo gobbi. E si era beccato una querela che, benedetta da un giudice che aveva lui pure scambiato la futura sexy-sciura Brambilla per l'imperatrice Teodora, era sfociata addirittura in una condanna. Pagata di tasca sua, giacché La Voce non c'era più, da quel gentiluomo di Indro Montanelli.
Ma ve la ricordate, all'epoca? Portava al collo la «croce della Vandea». Indossava severi tailleur modello signorina Rottermaier (vedi alla voce Heidi) bacchettando tutti quelli che osavano sorridere della sua solenne postura: «Il Presidente della Camera non ha sesso». Diceva di avere sul comodino libri «su santa Teresa». Sceglieva come slogan elettorale: «La tua anima a Dio, il tuo voto a Bossi». Bacchettava i cattolici troppo timidi: «La legge sull'aborto va rivista da cima a fondo».
Era così presa da questo ruolo di pulzella dell'ortodossia, che tuonava sul «preciso dovere di un cattolico di adoperarsi per convertire gli altri senza lasciarli nell'errore», denunciava Babbo Natale come «un ciccione commerciale», spiegava di «parlare spesso» col suo angelo custode e arrivava a teorizzare: «È dovere di un cattolico non sottoscrivere acriticamente l'articolo 18 della dichiarazione dei diritti dell'uomo che garantisce a ogni persona la possibilità di professare il proprio culto. L'obiettivo è la costruzione di una società nella quale il culto cattolico sia condiviso da tutti». Per non dire di quella volta che, non più presidentessa della Camera (dove ha incredibilmente ancora un ufficio), vinse la pigrizia (96% di assenze come deputato) per presentare una interrogazione dove chiedeva fosse impedito alle edicole dalle parti del Vaticano di esporre giornali porno. Insomma, direbbe Saviane, una «suoreta soppressada».
Pochi anni et voilà, eccola in cuoio e borchie sguainar la spada per difendere stavolta Lele Mora coinvolto nell'inchiesta di John Woodcock.
Lele che, stando al formidabile «Catalogo dei viventi» di Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini, dice di amare «la correttezza e la giustizia» ma che purtroppo è stato arrestato in un'inchiesta su un giro di cocaina («mai pippata»), accusato a Verona di procurare amichette ai calciatori, rinchiuso in galera per truffa («Non era una truffa. Uno mi aveva pagato l'affitto con assegni postdatati. E per evitare che li incassassi mi ha denunciato. Anche qui tutto si è risolto in nulla»), imputato per una evasione miliardaria: «Ho pagato il mio condono e tutto è andato a posto. Quando c'è un forte giro di soldi, qualche errore si può fare, capita a tutti. Ho sbagliato, ho pagato. Non erano cinque miliardi. Un miliardo e otto». Insomma, proprio il tipo che un tempo avrebbe confermato l'erinni Irene nelle sue marmoree convinzioni: «Se un giorno mia figlia mi chiedesse un consiglio, le sconsiglierei la politica e lo spettacolo: sono mondi umanamente scadenti». Una manciata di anni dopo, a suo agio in entrambi quei mondi, ecco come difende il suo Lele: «Non è Biancaneve, ma l'ho scelto proprio per questo. Prima sono sempre stata seguita da avvocati, tutti gran signori. Però portavo a casa un contratto che valeva la metà».
Traduzione: al diavolo i signori, pecunia non olet.

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martedì, 17 ottobre 2006

La vera storia di Lele Mora

L'unità speciale di "SVANITY FORCE" gruppo di giornalisti specialisti in dossier, si è dedicato a Lele Mora ..il meglio conosciuto come: l'agente delle dive .. "L'agente delle dive" : Dario-Lele Mora, !

Ebbene dai documenti messi a disposizione della nostra redazione abbiamo scoperto di tutto, e di più ! Innanzitutto che l 'agenzia L.M. MANAGEMENT (L.M. sta per Lele Mora nd.r.), è una S.R.L. società a responsabilità limitata costituita l' 11 giugno del 1998, con capitale sociale 20.000.000 (di vecchie lire) che è il minimo previsto per Legge, con atto stipulato dal Notaio Raffaele Catri a Treviglio (Bergamo), cittadina ove l'agenzia stranamente ha istituito la propria sede legale, in quanto di fatto opera in Milano in viale Monza 9 ove di di fatto è ubicata l'agenzia vera e propria nonche la sede amministrativa. Azionisti: il costumista Roberto Lorenzi, meglio conosciuto come "la Gina" (nome d'arte con cui si presenta in pubblico d.r.) con il 98% delle quote, ed il restante 2% intestato ad un aitante ragazzo romano, Francesco Guzzi chiamato da tutta l'agenzia con lo pseudonimo di "Fragolino". Del signor Dario-Lele Mora e della sua famiglia, all'atto della costituzione, però, non vi è nessuna traccia...!

Successivamente, in data 22 febbraio 2000, sempre secondo le visure camerali, la "Gina" cioè il Lorenzi ha ceduto l'intero pacchetto azionario a lui intestato, a Mirko Mora il figlio di Dario-Lele Mora , il quale contestualmente dopo pochi giorni dal suo ingresso nell'azionariato e per la precisione in data 3 marzo 2000 è subentrato anche nella carica di Amministratore Unico e Rappresentante Legale della L.M. Management. La società però sempre secondo i documenti consultati, risulterebbe non andare molto bene finendo in perdita , al punto tale che con un atto pubblico del notaio Elisabetta Taranno di Treviglio (BG) in data 19/12/2000, a causa appunto delle perdite dichiarate, e secondo quanto previsto dal Codice Civile, l'Assemblea dei Soci (cioè il figlio di Lele Mora e Fragolino hanno dovuto azzerare il capitale sociale e ricostituirlo, lasciandolo invariato in 20 milioni di lire, che come ben noto, lo ripetiamo, è il minimo previsto dalla Legge per le S.R.L. (società a responsabilità limitata)

Ma il "valzer" dei cambiamenti non finiscono qui ! Infatti anche il figlio del Mora, in data 5 aprile 2001 ha trasferito la propria residenza anagrafica ed anche fiscale a Verona.

L' assemblea dei soci della L.M. Management, puntuale come un orologio svizzero, in data 18/01/2002 con atto del notaio Elisabetta Tataranno in Treviglio(BG), ha trasferito la propria sede legale alla stessa via, spostandosi di di qualche portone, ed inoltre sempre a causa delle perdite operative denunciate al fisco in bilancio ha provveduto all'azzeramento e ricostituzione del solito minimo capitale sociale di 20 milioni di vecchie lire, che in data 18/12/2001 sono state convertite in Euro.

Anche nell'esercizio 2003 gli affari sembrerebbero non essere andati molto bene per la LM MANAGEMENT, tant'è che con la consueta puntualità, definibile "svizzera" in data 12/12/2003, tanto per non smentirsi.... (e con il solito puntuale atto notarile dello stesso Notaio) gli azionisti della L.M. Management per le perdite d'esercizio, hanno dovuto provvedere alla ricostituzione ancora una volta del minimo capitale sociale di 10.200 Euro, l'equivalente cioè dei vecchi 20 milioni di lire.

All'improvviso, alcune settimane fa, e per la precisione lo scorso 24 settembre 2004 ecco finalmente per la prima volta fare la sua apparizione sulle scritture camerali, il signor Dario (in arte Lele) Mora il quale ha assunto la carica di Rappresentante Legale della società che porta il suo nome, e di cui però stranamente dai documenti camerali, risulta continua a non detenere una sola azione ! Non vi sembra singolare la circostanza che, colui il quale si autodefinisce il "manager delle dive", ma che in realtà secondo noi, tratte alcune eccezioni (Simona Ventura, Luisa Corna, Vanessa Kelly, Mara Carfagna), difatto è l'agenzia delle "mezze cartuccie", non abbia neanche un'azione della società che porta il suo nome, così come indicato anche su Internet (www.lelemora.com) ?!!!

A questo punto la nostra redazione si è a dir poco insospettita, ed allora sono partile le nostre indagini giornalistiche, effettuate sempre consultando documenti, giornali, sentenze, ed avvalendoci del supporto di bravi e documantati colleghi giornalisti di Verona. Vi chiederete: ma perchè di Verona ? Semplice, perche la "storia" dei trascorsi del Mora nasce proprio a Verona, "storia" della quale siamo in grado di svelarvi qualcosa a dir poco imbarazzante ed inquietante per chi ha rapporti di ogni genere con il (...biiiiiip...)

Rovistando fra i documenti giudiziari, abbiamo scoperto che Dario - in arte Lele - Mora nel 1989 è stato arrestato insieme alla sorella Gabriella, ed a suo cognato Pietro Bologna, nell'ambito di una inchiesta svolta dalle forze dell' ordine operanti a Verona, in merito ad un accertato giro di spaccio di droga, a seguito della quale il Mora venne anche sottoposto ad un periodo di custodia cautelare (alias carcere ! ) e successivamente, in data 30 marzo 1990 è stato condannato dal Tribunale di Verona (Collegio presieduto dal Giudice Mario Resta) ad appena.... 3 anni di carcere ed una multa di 6.000.000 di vecchie lire. N.B. Queste notizie sono state pubblicate asuo tempo anche dal più importante quotidiano locale, e cioè L'ARENA di Verona, ma non sono mai smentite e/o rettificate da nessuno.

L'anno successivo, e siamo nel 2000, e sempre a Verona, si svolse una brillante operazione della Guardia di Finanza locale , che accertò un'evasione commessa dal Mora nello svolgere le sue attività per 5 miliardi di (vecchie) lire non versati per IRPEF ed IVA allo Stato. In occasione dell'inchiesta giudiziaria, che ebbe ampio eco sulla stampa locale, vennero invitati ed ascoltati a Villafranca (VR) dalla Guarda di Finanza e dal Pubblico Ministero, un bell'elenco di artisti che all'epoca dei fatti erano rappresentati dall'ex-parrucchiere, e cioè Antonella Elia , Anna Falchi, Serena Grandi, Natalia Estrada, Alberto Castagna, Simona Ventura, Marco Balestri ed altri. Un professionista da noi rintracciato telefonicamente, che assisteva a suo tempo uno degli artisti interrogati, ci ha rivelato un particolare che, se vero (e noi gli crediamo !), è veramente imbarazzante ! E cioè che a quei tempi il svolgeva la sua attività, mediante una ditta/società che aveva come attività societaria principale la gestione di una latteria !

Nel frattempo, e per fortuna del Mora, la Legge in materia di reati tributari-penali subì delle modifiche, motivo per cui per il Pubblico Ministero dr. Fabrizio Celanza non fu possibile dimostrare il dolo, ed il procedimento venne archiviato dinnanzi al GIP (Giudice Istruttoria Preliminare), fermo restando però la sussistenza del debito di Lele Mora con gli uffici finanziari dello Stato, (debito che è presumibile, sia stato nel tempo condonato, se Mora ha dei buoni commercialisti) . Ma tutto ciò evidentemente....non bastò a Dario-Lele Mora per starsene un pò tranquillo ed infatti nel 1996 lo stesso venne ancora una volta condannato ad 1 anno di carcere, e questa volta per truffa, per aver appunto congegnato ed effettuato una truffa in occasione della vendita di un appartamentino di sua proprietà che era stato venduto per 65 milioni di (vecchie) lire a delle persone, ma con un piccolo particolare...: l'appartamento era invendibile, in quanto sotto sequestro giudiziario per un pignoramento subito, ed inoltre.....locato ed utilizzato da una prostituta che vi lavorava all'interno, come venne accertato dagli organi inquirenti.

Il tutto chiaramente era stato taciuto dal Mora, e nascosto ai compratori dell'appartamento, che ingenuamente ed in totale buona fede gli versarono un acconto di 17 milioni consegnandoli 12 assegni, 3 dei quali vennero subito incassati dal Mora prima che i poveri acquirenti truffati si accorgessero appunto della truffa subita, e bloccassero l'incasso degli assegni. Di quì la denuncia, il processo e la condanna ad un anno di carcere. Anche in questo caso, quanto vi raccontiamo, venne puntualmente e fedelmente riportato sulle cronache giudiziarie dal quotidiano L' ARENA di Verona, e come sempre notizie mai smentite e/o rettificate !

Nella memoria dei nostri redattori, e nell'archivio RAI, vi è anche uno "strepitoso" servizio televisivo realizzato alcuni anni fa (se la memoria non ci tradisce intorno al 2000) dal giornalista Michele Jacona , del "pool" giornalistico che lavorava per trasmissione televisiva di inchieste "SCIUSCIA'" di Michele Santoro in onda su RAI TRE , in cui venne ridicolizzato e denunciato l'operato del Mora, il quale a sua volta giustificava la propria attivitò con la voglia sfrenata di protagonismo di alcuni anonimi imprenditori e professionisti, o stilisti di moda desiderosi di gloria, disponibili a pagare fior di quattrini pur di avere in barca o nelle loro ville, feste ecc., artisti rappresentati dall'agenzia L.M. Management, che venivano puntualmente fotografati dai soliti "paparazzi "al seguito dell'agenzia del " Mora e che altrettanto puntualmente, venivano pubblicati sulla stampa rosa, con in prima fila il settimanale CHI con dei servizi e delle cronache a firma di un giornalista che non a caso, oggi è rappresentato proprio dell'agenzia L.M. Management : tanto per non smentirsi...stiamo parlando di Alfonso Signorini !

Il 2 maggio del 2002 inoltre, sul sito www.marketpress.info, testata giornalistica online registrata ed autorizzata dal Tribunale di Milano, apparve un servizio (mai smentito e/o rettificato) passato inosservato a molti, ma non ad un nostro attento archivista, in cui veniva riportata la seguente notizia:

PUBBLICITA' INGANNEVOLE DIETRO LA RICERCA DI VOLTI NUOVI PER LA TV ED IL CINEMA? UNA SIGNORA ROMANA VIENE INVITATA AD UN PROVINO DAL COSTO DI...1.200.000£!

Su un numero del settimanale "VISTO" è stato pubblicato un messaggio pubblicitario che recitava: "Lele Mora l'agente delle dive in collaborazione con want model management cerca volti nuovi di tutte le eta' tv, cinema moda, pubblicita' numero verde: 800 - 687616". Su un numero del settimanale "CHI" vi era un'altra pubblicità che diceva: "Wanted ricerchiamo volti nuovi di tutte le eta' da 0 a 99 con tanta voglia di emergere. telefonateci subito e parteciperete al provino che potra' splancarvi le porte di tv, cinema, modanumero verde: 800 - 687616".

Dopo aver letto questi messaggi, una signora romana (che successivamente si è rivolta al Codacons) ha subito telefonato al numero summenzionato, in quanto aveva in animo di vedere il volto del proprio figlio, di appena cinque mesi, stampato su qualche rivista o scelto per una pubblicità televisiva. Il fatto che un nome come Lele Mora, qualificatosi "agente delle dive", per giunta in collaborazione con l'agenzia Want model management, ricercava volti nuovi di tutte le età per cinema, tv, moda e pubblicità è sembrato infatti alla signora molto interessante, soprattutto perché la ricerca di volti nuovi, di ogni età, ben si adattava alle esigenze dell'interessata. All'altro capo del telefono, rispondeva un impiegata che invitava l'interessata ed il proprio bambino a presentarsi nella sede di Milano per il provino, con delle foto.

Fin qui nulla di strano, tanto che al primo contatto telefonico prendeva subito un appuntamento. All'incontro, uno degli operatori commerciali dell'agenzia riferiva alla signora che, per poter accedere a qualsiasi tipo di provino, e quindi per poter entrare nel mondo dello spettacolo, era necessario che il bambino facesse un book fotografico che poi sarebbe stato inviato a tutte le agenzia pubblicitarie. La formazione del book - fotografico non è avvenuta però gratuitamente e per realizzarlo è stato addirittura necessario versare la somma di lire 1.200.000 !!! Chiaramente dalla lettura del messaggio non si riesce a comprendere, neanche implicitamente, che per partecipare al provino è necessario fare un book - fotografico a pagamento. Il fatto di non indicare la necessità di un book e quindi di non effettuare alcuna prestazione onerosa viene a costituire un elemento che induce un gran numero di consumatori a recarsi all'agenzia.

Se la consumatrice avesse saputo che per la ricerca di volti nuovi era necessario pagare un book, sicuramente non si sarebbe recata a Milano ma si sarebbe rivolta in un'agenzia di Roma. Ebbene, alla luce di questi fatti sembrerebbe che l'agenzia di Lele Mora si serva di un fantomatico messaggio per attirare l'attenzione di quei consumatori - e non sono pochi - che intendano servirsi di un agenzia per entrare nel mondo dello spettacolo. In realtà sembra di capire, secondo quanto riferito al Codacons dalla consumatrice, che l'agenzia in questione faccia servizi fotografici oltre a svolgere un'attività di intermediazione pubblicitaria. Non si capisce per quale recondito motivo la ditta in questione abbia omesso di indicare la necessità di un servizio fotografico sulla pubblicità, nascondendo forse il reale contenuto del messaggio pubblicitario - l'agenzia fotografica- e ammantando una banale attività di intermediazione pubblicitaria di una inopportuna aurea di mistero. Il Codacons ha deciso di andare fino in fondo nella questione e ha presentato un esposto all'Autorità Garante per la Concorrenza ed il mercato, affinché valuti se i messaggi dell'agenzia rientrino nella fattispecie di quelli ingannevoli e, in tal caso, sanzioni severamente il comportamento dell'agenzia responsabile dell'accaduto.

N.B - La notizia è ancora reperibile su Internet, utilizzandoil motore di ricerca www.google.it, inserendo e digitando di seguito le parole chiave "lele mora" e "codacons"

Resta da chiedersi questo punto, e crediamo che porsi una domanda non costituisca un reato (!!!), viste le continue ricapitalizzazioni del capitale sociale minimo della L.M. Managemet (previsto per obbligo di Legge a causa delle perdite d'esercizio dichiarate in bilancio) come abbia potuto Dario-Lele Mora comprarsi le case fotografate di cui dispone a Milano in viale Monza, la lussuosa villa in Sardegna, fittare a Natale un villone a Cortina, visto che le sue società negli ultimi anni sono sempre andate in perdita ? Ma come si sa questo tipo di indagini non possiamo farle noi giornalisti, nè tantomeno gli investigatori privati del nostro Direttore , in quanto tali accertamenti sono di competenza della Guardia di Finanza , che se non sbagliamo, oltre che a Verona dovrebbe essere presente ed operare anche a Milano....

O forse a Milano la Guardia di Finanza si occupa solo di indagare sulle denunce per "diffamazione a mezzo stampa" a carico dei giornalisti, e di effettuare perquisizioni ai giornalisti, vietate dalla Corte Europea dei Diritti dell' Uomo? Qualcuno vorrà toglierci questo dubbio?

(articolo tratto da SVANITY.ORG: qualora avessi violato qualche diritto, mi impegno a cancellarlo immediatamente)

postato da: Masso57 alle ore 18:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:truffe italiane
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