mercoledì, 07 dicembre 2005



da "l'Unità" del 6.12.2005


I pensionati a Berlusconi: «E le tue promesse?»
di Valentina Petrini


Chiedono quel famoso aumento che Silvio Berlusconi promise a tutti i pensionati poco prima di essere eletto. Lo chiedono perché negli ultimi cinque anni, i più fortunati, hanno avuto un incremento salariale pari a 60 euro. I più sfortunati, invece, sulla busta paga hanno trovato solo tra i 2 e gli 8 euro in più al mese. A 11 giorni dallo sciopero generale di tutte le categorie, i sindacati nazionali dei pensionati tornano a Roma per chiedere un incontro con il presidente della Camera, Pierferdinando Casini.
Un corteo fino a piazza Navona e un sit-in davanti al Parlamento. Parola d’ordine: «Finanziaria 2006, un pacco regalo da rispedire al mittente». La giornata di mobilitazione è stata indetta dalle organizzazioni di categoria Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil. Non è mancata l’ironia: per circa mezz’ora la classe operaia di ieri ha giocato a pescare un “centesimo” nella Fontana di Trevi, come a dire che aspettando gli aumenti del governo è meglio arrangiarsi come si può…
Osvaldo Del Grosso arriva da Lucera, in provincia di Foggia. Fischietto, cappellino bianco e giornale sotto il braccio. Davanti a Montecitorio attende l’arrivo degli altri ancora in corteo. «Sono venuto a Roma anche il 25 novembre scorso – dice - questo Governo ha fatto solo vane promesse». Osvaldo è tra i più fortunati perché lui negli ultimi 5 anni ha avuto un aumento della pensione di 62 euro. «Ma parli con i miei amici – aggiunge - intorno a me ci sono anziani che nello stesso periodo si sono visti aggiungere 3 euro al mese. Cos’è una presa in giro?».
Un operaio Fiat con alle spalle 30 anni di occupazione prende di pensione 1100 euro al mese. Questo il compenso per una vita di lavoro.
«La manifestazione odierna dei sindacati dei pensionati dovrebbe indurre il governo a porre più attenzione alle esigenze dei ceti popolari». Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, presente al corteo. Bilancio positivo della manifestazione alla quale secondo i sindacati hanno partecipato 4 mila persone. «Vi era una grande volontà di chiedere una rivalutazione delle pensioni, una lotta al carovita, una legge sulla non autosufficienza, in sintonia con la piattaforma dei sindacati confederali», ha aggiunto Pezzotta. «Sono persone che fanno fatica a conciliare le proprie risorse con le condizioni di vita. Il governo doveva avere più attenzione ed aprire quel confronto più volte chiesto».
Eda, invece, a piazza Navona va in giro a spiegare a tutti come riesce a vivere con una pensione di 500 euro al mese. «Ho fatto la commerciante nella vita ma non mi sono arricchita e oggi che non ho più il mio negozio prendo questi 500 euro». Eda è padovana ma vive a Cisterna di Latina da oltre vent’anni. «Le chieda quanti anni ha», sorride un’amica accanto a lei. Ne ha 78, figli, famiglia e i soliti acciacchi. «Sono stata operata anni fa per un tumore al seno – racconta nonna Eda - Periodicamente devo fare dei controlli. Le dico solo che ho prenotato sei mesi fa una mammografia a Latina e mi hanno dato l’appuntamento a giugno 2006. Quanti mesi sono? Faccia il conto».
E l’aumento promesso da Berlusconi?. «Si, bla, bla, bla…». Carlo è un ex operaio edile. Prende 800 euro al mese: «Con le parole non si mangia – attacca - e noi sopravviviamo e il caffè ce lo prendiamo a casa perché il bar è un lusso».
Giovanni Novato, segretario Fnp-Cisl di Napoli ribadisce le due richieste centrali: «Noi vogliamo il Fondo Integrativo perché le problematiche degli anziani devono avere una soluzione non essere abbandonate a se stesse e vogliamo l’aumento blaterato e mai dato».
«Gli anziani hanno rinunciato alla contingenza per entrare in Europa – ricorda Novato - Questo sacrificio meriterebbe almeno rispetto». A reggere lo striscione ci sono pensionati di molti comuni campani. Come quello di Acerra. Scattano foto e raccontano a tutti di come si vive nei loro paesini. Delle difficoltà che un anziano incontra per raggiungere i centri cittadini per visite specialistiche o quant’altro.

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da inMovimento, invece:

Non per soldi... ma per denaro   
di Paolo Galletti   


Chi l’ha detto che la morale e la religione non hanno prezzo? 
Basta incrociare  le notizie sulle ultime prese di posizione dei vertici Vaticani  (ricordo brevemente: netta chiusura sul referendum di giugno in affiancamento alla Cdl, minaccia di scomunica a chi vota e sostiene partiti definiti “abortisti”,  ira funesta contro Prodi e le sue dichiarazioni sui Pacs)  con il testo dell’ultima Legge finanziaria ideata dal genio di Tremonti  per rendersi conto del contrario.
Infatti il testo in proposta prevede un finanziamento statale di  circa 150 milioni di euro alle scuole private utilizzando i fondi destinati al tanto pubblicizzato “Pacchetto Famiglia” , mentre altri 300 milioni di euro dovrebbero essere assicurati alla casse vaticane dalla esenzione Ici,  prima eliminata dalla legge finanziaria e poi reintrodotta attraverso il maxi-emendamento governativo alla legge medesima. L’obiezione del ministro è facilmente prevedibile; ci direbbe con la consueta aria annoiata da primo della classe che l’esenzione fiscale dall’imposta immobiliare è concessa non solo alle proprietà facenti capo alla Chiesa cattolica, ma a quelle di tutte le religioni  ed enti no-profit.
Del resto, com’è noto, noi viviamo in Svezia e la Chiesa Cattolica possiede giusto qualche sacrestia...
La mala fede dell’allargamento erga-omnes della clausola di esenzione è talmente manifesta che si fa fatica anche a commentarla.
Intanto non si capisce perché queste organizzazioni (tutte, intendo dire) debbano non pagare l’imposta, poi saremmo curiosi di sapere dall’ineffabile stratega della nostra economia  in che rapporto stanno le proprietà facenti capo ad ordini religiosi cattolici e quelli di tutte le altre organizzazioni messe insieme.
Basta 1 a 10?
Forse no, soprattutto a Roma.
La manovra è poi doppiamente subdola; infatti va a tagliare fondi destinati alle casse dei Comuni, già da tempo in ambasce per le restrizioni di una maggioranza che da una parte grida all’autonomia e alla devolution e dall’altra incide profondamente sulle entrate di questi enti che a parole vorrebbe autonomi, intraprendenti e virtuosi.
L’aspetto più triste è però certamente quello elettoralistico volto ad accaparrarsi definitivamente le simpatie del clero sapendo quanto questo abbia rappresentato e rappresenti un punto nodale delle vicende politiche italiane, da sempre condizionate dalla presenza della Santa Sede.
Ancora più triste è vedere che da parte della Chiesa si sia scelto di sostenere, via via in modo sempre più aperto, questa maggioranza di arroganti che nell’agire quotidiano ignorano e calpestano i dettami evangelici, che certamente non lavorano per i poveri ed i deboli ma sostengono le ricche lobby della finanza e (qualche volta) del malaffare, che quando parlano di tutela delle famiglie fanno pensare che usino il plurale perché quasi tutti ne hanno due, che ritengono la guerra un male inevitabile e non una aberrazione comunque da condannare, che intendono il potere non come servizio ma come diritto.
Qualche anno fa (circa 2000) un giovane irruento, forse no global, prese a calci i mercanti nel tempio e proclamò che non c’era differenza tra gli uomini se non nella limpidezza del loro cuore, forse anche per questo  finì venduto per trenta monete.
Oggi, con la svalutazione, fanno 450 milioni di euro.
Monetina più monetina meno...
postato da: Masso57 alle ore 11:55 | Permalink | commenti
categoria:pensionati
martedì, 06 dicembre 2005
da Repubblica.it

Torino, 17:17

70NNE PICCHIA AUTISTA SCESO DA BUS E SI METTE ALLA GUIDA

Non e' una gag comica ma un fatto di cronaca vera, accaduto stamane a Torino: un pensionato settantenne che viaggiava su un pullman di linea, dopo aver aggredito e picchiato l'autista, sceso dal mezzo per rimuovere un ostacolo che ostruiva il passaggio del veicolo, e' risalito sul bus, si e' messo al posto di guida ed e' partito tra lo sgomento degli altri passeggeri. Il vero conducente nel frattempo era riuscito a risalire sul mezzo gia' in movimento ed a bloccare l'uomo, mentre in zona arrivava una pattuglia di carabinieri, allertata con il telefonino da una passeggera. Intercettato il mezzo, gli uomini dell'Arma, hanno accompagnato il pensionato in caserma. Interrogato, e denunciato per violenza privata, il settantenne si e' giustificato dicendo candidamente: "Avevo fretta e non potevo attendere ulteriormente". ()
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categoria:pensionati
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