mercoledì, 12 settembre 2007

Ciao, il mio nome è Arild Ovesen.
Soffro di 54 malattie rare e mortali, cattivi risultati scolastici, eiaculazione precoce, paura di venire rapito e ucciso mediante elettroshock anale, e senso di colpa per non aver inoltrato 50 miliardi di catene di Sant’Antonio mandatemi da persone che pensano davvero che se uno le inoltra, la povera piccola bambina di 6 anni a Foligno con un tricorno in fronte non riuscirà a procurarsi abbastanza denaro per toglierlo prima che i genitori la vendano al Circo Orfei. Prima di tutto devi mandare questa lettera a 7491 persone entro i prossimi 5 secondi, altrimenti verrai stuprato/a da un montone impazzito e poi gettato fuori da un edificio altissimo per cadere in una collina d’escrementi animali. Se non lo farai, a causa di uno strano virus la ventola dentro il pc si metterà a girare al contrario e vi risucchierà il processore. Dopo una serie di lampi di colore blu, dal vostro lettore cd (se avete il masterizzatore è peggio), uscirà il totem (o tantra) della buona sorte che ha già fatto il giro del mondo tre volte (e mi ha confidato di essersi rotto il c... perché vorrebbe starsene cinque minuti a casa), vi appoggerà alla pecorina sulla tastiera, indipendentemente se siete donne o uomini.
Per ogni messaggio che manderete all’indirizzo boccaloni@bocaloni.it un’associazione donerà un quarto di dollaro per comprare un nuovo aereo all’aviazione americana che servirà per tirare giù un’altra funivia in Italia.
E per ogni mail che manderete alla Microsoft o che manderà un’altra persona dopo avere ricevuto l’informazione da voi, vi verrà portata una pizza quattro stagioni a casa vostra da Bill Gates in persona. Io all’inizio non ci credevo, poi ne ho spedite tante e dopo tre settimane, mi è arrivato addirittura un calzone farcito!!! È del tutto vero!!! Perchè questa lettera non è come tutte quelle false, QUESTA è del tutto autentica!!! Del tutto vera.
Ecco il programma:
Mandala a 1 persona: 1 persona si incazzerà perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio.
Mandala a 2-5 persone: 2-5 persone si incazzeranno perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio.
Mandala a 5-10 persone: 5-10 persone si incazzeranno perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio, e forse valuteranno l’opportunità di sopprimerti. Mandala a 10-20 persone: 10-20 persone si incazzeranno perchè gli hai mandato una stupida catena di Sant’Antonio, e faranno saltare te, la tua casa, la tua famiglia e il tuo gatto in aria.
Erode Scannabelve, un pediatra mannaro di Trieste, non spedì a nessuno questa mail: dei suoi tre figli uno cominciò a drogarsi, il secondo entrò in Forza Italia e il terzo si iscrisse a Ingegneria dei Materiali.
Turiddu Von Wasselvitz, un allenatore di farfalle da combattimento austro-siculo, si fece beffe di questa mail ad alta voce, e in quello stesso istante gli esplose la testa. Meo Smazza, pornodivo shakespeariano, non diede alcun peso a questa mail: ignoti gli riempirono un profilattico di azoto liquido, e lui se ne accorse solo dopo averlo indossato.

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mercoledì, 17 gennaio 2007

da Corsera del 15 gennaio 2007
Smog, sotto accusa i nuovi motori diesel
Arpa: gli Euro 4 a gasolio inquinano di più delle vecchie auto a benzina

di Gianni Santucci

Un'auto diesel Euro 4 comprata l'anno scorso inquina più di una a benzina fabbricata addirittura prima del 1992, quando i motori «verdi» neppure esistevano. È una situazione che si avvicina al paradosso: da ottobre la legge regionale metterà al bando le macchine più vecchie (pre-Euro), ma nel frattempo i milanesi corrono ad acquistare auto a gasolio che emettono molte più polveri sottili rispetto alle «carrette» da rottamare. È nell'andamento del mercato automobilistico l'ultima emergenza per l'aria di Milano: troppe auto diesel. Una tendenza destinata a crescere anche nel 2007, iniziato con 11 giorni su 13 di inquinamento oltre la soglia di allarme. E domenica 28 ci sarà il blocco della circolazione.

I MOTORI — L'analisi è contenuta in un documento dell'Arpa presentato in un convegno sullo sviluppo sostenibile. Nella relazione c'è una tabella che mette a confronto le emissioni dei motori dal 1973 a oggi. Il paradosso salta all'occhio immediatamente: un motore diesel di ultima generazione (Euro 4, anno 2006) emette 30 microgrammi di Pm10 per ogni chilometro percorso in città (dato che sale a 48 per i diesel Euro 3, anni 2001-2005). Il confronto: un'auto a benzina pre-Euro, immatricolata tra il 1984 e il '92, emette 23 microgrammi al chilometro. Per completare il quadro bisogna dire che nelle macchine a benzina con motore Euro (da metà anni '90) l'emissione si ferma a 0,8. Conclusione: tra le auto oggi sul mercato, il diesel inquina 30 volte più del motore a benzina.
È per questo che il presidente della Regione, Roberto Formigoni, da un paio d'anni dichiara: «Chiedo finanziamenti e strumenti legislativi per disincentivare l'acquisto dei diesel in Lombardia». E per lo stesso motivo, nel primo progetto di ticket antismog, il Comune aveva previsto il pagamento anche per i diesel di ultima generazione (a meno che non fossero dotati del filtro antipolveri).

LA TENDENZA — A complicare le cose si aggiunge una stima dell'Aci sull'evoluzione del mercato dell'auto. La previsione mette in allarme gli amministratori: se l'anno scorso i milanesi hanno acquistato 82 mila auto diesel, quella cifra arriverà a 208 mila nel 2007, per impennarsi a 332 mila nel 2008.

Gli effetti già si vedono. E sono poco rassicuranti. I risultati dell'Agenda 21, ultimo rapporto del Comune sulla qualità dell'aria, dicono che nel 2006 la concentrazione media annuale di biossido di azoto è stata di 66 microgrammi per metro cubo, contro i 60 del 2005. Si tratta della prima inversione di tendenza dopo 10 anni di calo costante. «Le principali sospettate dell'aumento — spiega l'assessore all'Ambiente di Palazzo Marino, Edoardo Croci — sono le auto diesel, le cui vendite non a caso sono quadruplicate negli ultimi anni. È necessaria una maggiore informazione ai cittadini. E allo stesso tempo servirebbero diverse politiche fiscali: lavorando sulle accise per i carburanti si potrebbe disincentivare il diesel».

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categoria:menzogne
giovedì, 06 luglio 2006
Il Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2006 ha approvato una serie di provvedimenti, riguardanti le nuove norme sulla concorrenza e i diritti dei consumatori, che cambiano profondamente il rapporto tra cittadino-consumatore e fornitori di servizi.
Sul sito ufficiale del Governo Italiano è pubblicata la sintesi dei provvedimenti, al di là di chiacchiere e menzogne varie amplificate dai media, soprattutto tv, che in questi giorni propolano cialtronescamente verità distorte.
Ecco cosa c'è scritto veramente:

Nuove norme sulla concorrenza e i diritti dei consumatori
Nel Decreto-legge
  Disposizioni di tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali
  Regole di concorrenza nel settore della distribuzione commerciale
  Liberalizzazione della produzione di pane
  Interventi nel campo dei farmaci
  Deroga al divieto di cumulo di licenze per il servizio di taxi
  Passaggi di proprietà di beni mobili registrati
  Clausole anticoncorrenziali in tema di rc-auto
  Sistema informativo dei prezzi dei prodotti agro-alimentari
  Condizioni contrattuali dei conti correnti bancari
  Soppressione di commissioni
  Disposizioni in materia di trasporto locale e di circolazione dei veicoli
  Integrazione dei poteri dell’Antitrust
Disegno di legge delega
Riforma dei servizi pubblici locali.
Norme per la tutela degli utenti dei servizi pubblici locali
Disegno di legge
Introduzione dell’azione risarcitoria a tutela dei consumatori
Schema di decreto legislativo
Trasparenza delle tariffe assicurative per la rc-auto
Decreto del Presidente della Repubblica
Disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione
stradale.

LIBERE PROFESSIONI
1) per i servizi professionali arrivano parcelle ‘negoziabili’ tra le parti e legate al risultato della prestazione:
con una norma del decreto legge si abrogano le disposizioni normative e regolamentari che prevedono la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime e il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti.
EFFETTI:
- RIDUZIONE DELLE PARCELLE
- MAGGIORE EFFICIENZA NELLE PRESTAZIONI OFFERTE.

2) i liberi professionisti possono far conoscere agli utenti i servizi offerti attraverso la pubblicità. ora anche sulle riviste informative di pubblica utilità si può ‘selezionare’ il professionista più adatto e conveniente alle
proprie esigenze: con una norma del decreto legge si abroga il divieto, anche parziale, di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e il prezzo delle prestazioni.
EFFETTI:
- L’UTENTE AVRÀ MAGGIORI INFORMAZIONI A SUA DISPOSIZIONE E QUINDI PIÙ POSSIBILITÀ DI COMPARAZIONE E DI SCELTA
- IL CONSUMATORE AVRÀ ANCHE PIÙ CAPACITÀ CONTRATTUALE

3) l’utente potrà rivolgersi a societa’ multidisciplinari (formate da architetti, avvocati, notai, commercialisti ecc…): con una norma del decreto legge si abroga il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve
essere resa da uno o più professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità;
EFFETTI:
- SI APRE LA POSSIBILITÀ DI CREARE STUDI ITALIANI PIÙ COMPETITIVI A LIVELLO INTERNAZIONALE
- AUMENTA L’OFFERTA DEI SERVIZI INTEGRATI A BENEFICIO DELL’UTENTE
N.B: Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l’esercizio delle professioni reso nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Le norme deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni cui si fa riferimento devono essere tempestivamente adeguate entro il
1° gennaio 2007. In mancanza di tale adeguatamente, a decorrere dalla predetta
data, sono in ogni caso nulle per violazione di norma imperativa di legge.

RC AUTO
- NASCE L’AGENTE PLURIMANDATARIO
- VIENE ISTITUITO L’INDENNIZZO DIRETTO
- TARIFFE ASSICURATIVE PIU’ TRASPARENTI
1) clausole anticoncorrenziali: sono nulli gli accordi tra compagnie di assicurazioni ed agenti per la vendita in esclusiva delle polizze Rc auto. Si tratta di accordi ritenuti restrittivi della concorrenza ai danni degli interessi dei consumatori. in altre parole l’agente monomandatario diventa un agente plurimandatario in grado di offrire ai propri clienti un maggiore assortimento di polizze e di orientarli verso quelle più adeguate al proprio profilo: con una norma del decreto legge si prevede che d’ora in avanti i rapporti di
agenzia non potranno essere basati sull’obbligo a vendere polizze di una sola compagnia e non potranno prevedere la fissazione di prezzi minimi praticabili ai consumatori. In sostanza l’agente plurimandatario non solo potrà vendere all’automobilista una polizza di qualunque compagnia di assicurazioni di cui è
mandatario, ma potrà anche liberamente praticare lo sconto ai propri clienti. Le clausole sottoscritte prima della data di entrata in vigore del presente decreto sono fatte salve sino alla loro naturale scadenza e comunque non oltre il 1° gennaio 2008.
EFFETTI DELLE CLUASOLE ANTICONCORRRENZIALI:
- AUMENTO DELLA POSSIBILITA’ DI SCELTA E DI COMPARAZIONE DA PARTE DEL CONSUMATORE
- PIU’ CONCORRENZA
- RIDUZIONE DEI PREZZI DELLE POLIZZE


2) Regolamento che disciplina l’indennizzo diretto: con un DPR che tiene conto dei pareri del Consiglio di Stato e dell’Antitrust, a partire dal 1° gennaio 2007 ci sarà un nuovo tipo di risarcimento del danno. L’automobilista danneggiato non dovrà più rivolgersi all’assicurazione del danneggiante, ma alla propria impresa che provvederà a liquidarlo con tempestività, avendo, a sua volta, il diritto di rivalersi nei confronti dell’impresa del danneggiante. Nel dettaglio, l’indennizzo diretto scatta in caso di incidente sul territorio
italiano tra 2 autoveicoli e prevede il risarcimento dei danni a cose e a persone.In questo ultimo caso il risarcimento ha luogo solo se si tratta di danni di lieve entità (fino a 9 punti di invalidità).
EFFETTI INDENNIZZO DIRETTO PER L’ASSICURATO:
- PIU’ TUTELE LEGATE AL RAPPORTO FIDUCIARIO E MAGGIORE CELERITA’: l’automobilista, infatti, si rapporterà direttamente con la propria agenzia di assicurazione che gli fornirà tutta l’assistenza tecnica e informativa di cui ha bisogno.
- LIQUIDAZIONE IMMEDIATA DEL DANNO ALL’ASSICURATO: si accorciano drasticamente i tempi di attesa per il risarcimento del danno, perché l’automobilista non dovrà più attendere che vi provveda l’agenzia di assicurazione del danneggiante, ma sarà la sua stessa agenzia (che con lui ha
un rapporto di fiducia) a liquidarlo tempestivamente.
- DIMINUZIONE DEL COSTO DEI PREMI RC AUTO NEL LUNGO PERIODO: il rapporto diretto con il proprio assicuratore, oltre a consentire una verifica immediata del servizio offerto, rafforzerà il rapporto fiduciario che deve essere alla base di un contratto assicurativo e tenderà a frenare comportamenti non virtuosi che spesso sono alla base di contenziosi “artificiosi” con conseguente lievitazione dei premi.
- ELIMINAZIONE DEL COSTO LEGATO AL PAGAMENTO DEI CONSULENTI PROFESSIONALI IN DETERMINATE CIRCOSTANZE:
l’automobilista non dovrà più pagare consulenti professionali e periti nel caso in cui dia il proprio consenso all’offerta di risarcimento del danno avanzata da parte della propria agenzia di assicurazione.
- NUOVE POSSIBILITA’ DI SCONTI: al momento della stipula del contratto, l’assicurato può aderire volontariamente al meccanismo del risarcimento diretto beneficiando così di uno sconto sul premio, che deve essere indicato espressamente nel contratto.

EFFETTI INDENNIZZO DIRETTO PER LE ASSICURAZIONI:
- PIU’ TRASPARENZA E QUINDI MENO FRODI E MENO COSTI: la relazione diretta con il proprio assicurato consolida il rapporto fiduciario e la tendenza ad una maggiore correttezza. Il nuovo  Regolamento stabilisce,
inoltre, che compete alle società di assicurazioni chiedere i rimborsi, per il danno liquidato al proprio assicurato, alla società del soggetto che ha provocato il danno.
3) PIU’ TRASPARENZA PER LE TARIFFE ASSICURATIVE: con un decreto legislativo si prevede che l’Isvap debba trasmettere in formato elettronico ogni mese al Ministero dello Sviluppo Economico dati, informazioni e notizie relativi alle tariffe dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, compreso il sistema tariffario completo in tutte le sue estensioni. A questo scopo viene confermato presso il Ministero un comitato di esperti con il compito di monitorare l'andamento degli incrementi tariffari praticati dalle imprese di assicurazione operanti in Italia, fermo restando che ai predetti esperti non può essere attribuita alcuna indennità o emolumento comunque denominato. E’ possibile per ogni utente consultare on line il sistema tariffario sul sito internet del Ministero. Per consentire un'adeguata informazione agli utenti sui premi, il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), attua programmi di informazione e orientamento rivolti agli utenti
dei servizi assicurativi.
EFFETTI DELLA MAGGIORE TRASPARENZA :
- I CONSUMATORI AVRANNO LA POSSIBILITÀ DI OTTENERE AGEVOLMENTE TUTTE LE INFORMAZIONI RELATIVE ALL’INTERO SISTEMA DELLE TARIFFE RC AUTO E FARE I RELATIVI CONFRONTI IN FUNZIONE DI UNA SCELTA PIÙ CONSAPEVOLE.

FARMACI
- VENDITA DEI FARMACI DA BANCO NEGLI ESERCIZI COMMERCIALI
- LIBERTA’ DI SCONTO
- FARMACISTA TITOLARE DI PIU’ FARMACIE
- OLTRE IL PRINCIPIO EREDITARIO
1) i farmaci da banco o di automedicazione non soggetti a prescrizione medica potranno essere venduti al pubblico presso gli esercizi commerciali: con una norma del decreto legge si prevede che la vendita è consentita durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale, in una parte della sua superficie ben definita e distinta dagli altri reparti, con l’assistenza di uno o più farmacisti laureati ed iscritti al relativo ordine. Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto
farmaci.
EFFETTI:
- IL CONSUMATORE POTRÀ ACQUISTARE I FARMACI DA BANCO AGEVOLMENTE PRESSO DRUGSTORE E SUPERMERCATI
- MAGGIORI SBOCCHI OCCUPAZIONALI PER I FARMACISTI LAUREATI E ISCRITTI ALL’ORDINE MA DISOCCUPATI

2)libertà di sconto sui farmaci:
con una norma del decreto legge si prevede che lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione di ogni farmaco può essere liberamente determinato da ciascun distributore al dettaglio, purché sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli
acquirenti. Viene abolito così il tetto massimo di sconto del 20% introdotto dal precedente governo.
N.B.: i farmaci da banco rappresentano il 10% di tutti i medicinali venduti.
EFFETTI:
- PIU’ CONCORRENZA E CONSEGUENTE RIDUZIONE DEI PREZZI

3) scompare l’obbligo per i grossisti di farmaci di detenere almeno il 90% delle specialità in commercio (per i medicinali non ammessi al rimborso da parte del Ssn): con una norma del decreto legge si prevede, al contempo, la possibilità del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso un altro grossista.
EFFETTI:
- SI ELIMINANO LE RIGIDITÀ DI MERCATO EVITANDO COSÌ L’ACCUMULO DI SCORTE CHE OSTACOLEREBBERO UNA POLITICA COMMERCIALE CONCORRENZIALE IN GRADO DI CONTENERE I PREZZI
4) il farmacista può essere titolare di più farmacie, associarsi per gestire più esercizi e non e’ più tenuto a rispettare il confine territoriale provinciale per lo svolgimento della propria attività. Viene, infine, eliminata l’incompatibilità tra l’attività all’ingrosso e attività al dettaglio.
N:B.: La Ue ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia a causa delle restrizioni su acquisizione e possesso di farmacie. All’Italia viene contestato il divieto sull’acquisizione di farmacie da parte di società attive nella distribuzione all’ingrosso, nonché le regole sul possesso di farmacie riservate ai soli farmacisti.
EFFETTI:
- RAZIONALIZZAZIONE DEL MERCATO (ED ECONOMIE DI SCALA) A VANTAGGIO DEGLI UTENTI IN TERMINI DI RIDUZIONE DEI PREZZI

5) SUPERAMENTO DEL PRINCIPIO EREDITARIO:
con una norma del decreto legge viene abrogata la previsione legislativa che consente all’erede di un farmacista di continuare per molti anni ad essere titolari della farmacia di famiglia senza essere laureato ed iscritto all’albo.


PREZZI
MONITORAGGIO DEI PREZZI DEI PRODOTTI AGRO-ALIMENTARI AL SERVIZIO DEL CITTADINO
- con una norma del decreto legge, il Ministero dello Sviluppo Economico, di intesa con il dicastero delle Politiche Agricole, mette a disposizione di Regioni e Comuni programmi di rilevazione dei prezzi dei prodotti agro-alimentari al fine di rendere pubbliche le variazioni di prezzo.
EFFETTI:
- PIÙ TRASPARENZA CHE SIGNIFICA PIÙ CONSAPEVOLEZZA
- MAGGIORE POSSIBILITÀ DI SCELTA
- LOTTA ALLA SPECULAZIONE.
1
PANE
NIENTE PIU’ LIMITI ALLA PRODUZIONE DI PANE E AL NUMERO DI PANIFICI:
con un norma del decreto legge viene abrogata la legge del 1956 che poneva un limite quantitativo alla produzione di pane e al numero dei panifici nei singoli comuni e prevedeva, inoltre, un regime autorizzatorio in capo alle Camere di Commercio. L’unico settore produttivo che ancora presentava barriere all’entrata sarà completamente liberalizzato. Da adesso in poi per aprire un panificio basterà
presentare una dichiarazione di inizio attività (Dia) al Comune con l’attestazione del possesso dei requisiti igienico-sanitari, urbanistici e ambientali.
EFFETTI
- PIU’ CONCORRENZA
- PIU’ INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE
- PIU’ POSSIBILITA’ DI SCELTA PER IL CONSUMATORE

CLASS ACTION
DOPO LUNGHI ANNI DI ATTESA ARRIVA ANCHE IN ITALIA
Con un disegno di legge si istituisce l’azione collettiva a tutela dei consumatori e degli utenti in conformità con la normativa comunitaria. In particolare, si prevede che le associazioni di consumatori e utenti riconosciute dal Ministro dello Sviluppo Economico, le associazioni di professionisti e le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura possono richiedere al tribunale del luogo dove ha la residenza o la sede il convenuto la condanna al risarcimento dei danni e la restituzione di somme dovute direttamente ai singoli consumatori o utenti interessati, in conseguenza di atti illeciti commessi nell’ambito di rapporti giuridici relativi a contratti di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche commerciali illecite o di comportamenti anticoncorrenziali, sempre che ledano i diritti di una pluralità di consumatori o di utenti. Esempio: Se un milione di persone riceve singolarmente un danno che percepisce come un’inaccettabile sopruso -che è però di portata economicamente modesta- difficilmente decide di sostenere singolarmente spese e iniziative necessarie per vincere la partita legale. Se l’azione, invece, è collettiva, le cose cambiano.
- La "class action" costituisce un mezzo indispensabile per garantire una effettiva protezione di situazioni e di interessi comuni a diverse categorie di soggetti, concentrando, in un unico contesto processuale, l'accertamento di illeciti, idonei a provocare un danno diffuso nella collettività.
- L'illegittimità e l'illiceità delle condotte lesive dell'integrità patrimoniale dei consumatori e degli utenti è accertata attraverso un'iniziativa processuale affidata ad enti esponenziali della categoria.
- L'azione mira ad ottenere una pronuncia di accertamento della lesione della posizione giuridica degli appartenenti ad una determinata categoria. La sentenza di accoglimento può avere anche un ulteriore contenuto, consistente nella condanna generica del responsabile al risarcimento del danno, accompagnata, eventualmente, dalla definizione dei criteri di liquidazione dei risarcimenti spettanti ai singoli consumatori o utenti o dell’importo minimo da liquidare.
- Sulla base della sentenza di accoglimento dell'azione collettiva o del verbale di conciliazione, l'interessato può ottenere la condanna al pagamento della quota di risarcimento correlata alla effettiva lesione subita.
- Per assicurare una pronta definizione di controversie di così elevata rilevanza sociale ed economica, il giudizio è regolato dalle disposizioni acceleratorie previste per le controversie  societarie dal decreto legislativo n. 5/2003.
- In ogni caso, ad ulteriore tutela degli interessi dell'intera categoria dei danneggiati, la proposizione dell'azione collettiva produce l'effetto interruttivo della prescrizione dei crediti riguardanti il risarcimento del danno, anche nei confronti dei singoli consumatori o utenti.

COMMISSIONI CONSULTIVE
1) SOPPRESSIONE DI COMMISSIONI CHE ALLUNGANO TEMPI BUROCRATICI
2) CHI GIUDICA NON PUO’ ESSERE PARTE IN CAUSA
1) Molte commissioni consultive intervengono in procedimenti amministrativi appesantendo il loro iter. Ne fanno parte, inoltre, rappresentanti di categoria che possono condizionarne il giudizio. Per questa ragione con una norma del decreto legge si prevede la soppressione delle commissioni provinciali e comunali per il rilascio della licenza di pubblico esercizio; delle commissioni presso le Camere di Commercio per l’iscrizione al ruolo degli agenti immobiliari e la rispettiva commissione ministeriale di secondo grado per l’esame di ricorsi; della commissione camerale per l’iscrizione al ruolo degli agenti di commercio e la rispettiva commissione ministeriale per l’esame dei ricorsi.
Esempio: Il comune non dovrà più attendere il parere della commissione ad hoc per dare il proprio via libera o il proprio diniego per rilasciare la licenza per aprire bar o ristoranti.
2) Vengono poi esclusi dalla composizione della commissione d’esame che deve valutare l’idoneità dei mediatori immobiliari, quelli ancora in attività.
N:B: Le Commissioni a cui si fa riferimento sono quelle relative ai pubblici esercizi  (bar e ristoranti) operanti nelle Regioni che non hanno ancora esercitato la propria competenza esclusiva in materia.
EFFETTI:
- TRASPARENZA E SNELLIMENTO DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO
- RIDUZIONE DEI COSTI AMMINISTRATIVI


PASSAGGI DI PROPRIETA’
SCOMPARE L’OBBLIGO DI INTERVENTO DEL NOTAIO PER I PASSAGGI DI PROPRIETA’ DI BENI MOBILI REGISTRATI (AUTO, MOTORINI, BARCHE ECC.)
Con una norma del decreto legge si prevede che l’autenticazione degli atti e delle dichiarazioni aventi ad oggetto l’alienazione di beni mobili registrati e rimorchi o la costituzione di diritti di garanzia sui medesimi può essere richiesta anche ad un qualsiasi Comune ed ai titolari degli Sportelli telematici dell’automobilista che sono tenuti a rilasciarla, gratuitamente salvo i previsti diritti di segreteria, nella stessa data della richiesta, salvo motivato diniego.
EFFETTI:
- RIDUZIONE DEI COSTI
- SNELLIMENTO DELLE PROCEDURE


CONTI CORRENTI
TUTELA DEI CORRENTISTI E DELLA LORO LIBERTA’ DI SCELTA
Con una norma del decreto legge si prevede che qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente per iscritto, secondo modalità immediatamente comprensibili, con preavviso minimo di trenta giorni. Viene così eliminata che l’aumento delle spese di conto corrente produceva effetti 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
-Entro sessanta giorni dal ricevimento dalla comunicazione scritta, il cliente ha diritto di recedere senza penalità e senza spese di chiusura e di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
- Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se pregiudizievoli per il consumatore.
- Le variazioni dipendenti da modifiche del tasso di riferimento devono operare sia sui tassi debitori sia su quelli creditori.
EFFETTI:
- AUMENTA LA TRASPARENZA
- CRESCE LA LIBERTA DEL CORRENTISTA
- STIMOLA LA CONCORRENZA TRA LE BANCHE

TAXI
SPARISCE IL DIVIETO DI CUMULO DELLE LICENZE. SI VA VERSO UNA MAGGIORE OFFERTA AI CITTADINI
1) Con una norma del decreto legge si prevede che, fatta salva la possibilità di conferire nuove licenze secondo la vigente programmazione numerica, i Comuni possono bandire pubblici concorsi e concorsi riservati a chi è già titolare di licenza  taxi (in deroga alle attuali disposizioni) per l’assegnazione a titolo oneroso di licenze eccedenti la vigente programmazione numerica. Nei casi in cui i comuni esercitino
tale facoltà, i soggetti assegnatari delle nuove licenze non le possono cedere separatamente dalla licenza originaria e devono avvalersi, sotto la propria responsabilità, di conducenti il cui contratto di lavoro subordinato deve essere trasmesso all’amministrazione vigilante entro le ore 24 del giorno precedente il
servizio.
I proventi derivanti dall’assegnazione a titolo oneroso delle nuove licenze sono ripartiti tra i titolari di licenza taxi del medesimo comune che mantengono una sola licenza.
2) i comuni possono altresì rilasciare titoli autorizzatori temporanei, non cedibili, per fronteggiare eventi straordinari.
EFFETTI:
- MAGGIORE OFFERTA
- IMPULSO ALL’OCCUPAZIONE
- PIU’ SERVIZI PER IL TURISMO

TRASPORTO LOCALE
- UN SERVIZIO PUBBLICO PIU’ EFFICIENTE PER IL CITTADINO E UNA - CIRCOLAZIONE PIU’ SICURA
- Con una norma del decreto legge si stabilisce che, fermi restando i principi di universalità, accessibilità ed adeguatezza dei servizi pubblici di trasporto locale ed al fine di assicurare un assetto maggiormente concorrenziale delle connesse attività economiche e di favorire il pieno esercizio del diritto dei cittadini alla mobilità, i Comuni possono prevedere linee aggiuntive di trasporto pubblico di passeggeri (in ambito comunale e intercomunale) che possano essere svolte in tutto il territorio o in tratte e per tempi predeterminati, anche dai soggetti privati in possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali e morali. Per i nuovi soggetti resta esclusa ogni forma di sussidio pubblico. I comuni sede di scali ferroviari, portuali e aeroportuali sono comunque tenuti a consentire l’accesso allo scalo da parte degli operatori autorizzati da comuni del bacino servito.
- a tutela del diritto alla salute, alla salubrità ambientale ed alla sicurezza degli utenti della strada e dell’interesse pubblico ad una adeguata mobilità urbana, le Regioni e gli Enti locali potranno disciplinare l’accesso, il transito e la fermata di ciascuna categoria di veicolo nelle diverse aree dei centri abitati, anche in relazione alle specifiche modalità di utilizzo, in particolari contesti urbani e di traffico, prevedendo, ad esempio, le modalità e gli eventuali divieti per la sosta ed anche per la fermata, in particolare dei veicoli di maggiori dimensioni, per la circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti o più ingombranti (o più
onerosi per la sede stradale) in determinate aree centrali, nonché per l’accesso dei veicoli, in particolari condizioni di traffico o di inquinamento, anche in relazione all’impatto sull’inquinamento e sul traffico ed al numero di persone trasportate da ciascun veicolo.
- Viene, altresì, previsto che gli enti locali possano istituire zone di divieto di fermata, anche limitato a fasce orarie, al fine di arginare i pericoli e gli intralci  alla circolazione derivanti dalle frequenti fermate, anche in doppia o tripla fila, che spesso caratterizzano le aree centrali e periferiche delle città, anche utilizzando mezzi di rilevazione fotografici e telematici.

EFFETTI:
- AUMENTA LA QUALITA’ DEL SERVIZIO OFFERTO
- CRESCE IL NUMERO DI UTENTI
- MAGGIORE TUTELA AMBIENTALE
- MIGLIORI CONDIZIONI DEL TRAFFICO


CONCORRENZA E COMMERCIO:
- OFFERTE PROMOZIONALI VALIDE PER TUTTO IL PAESE
- NIENTE OBBLIGO DI RISPETTARE DISTANZE MINIME TRA ESERCIZI
- STOP A REQUISITI PROFESSIONALI PER APRIRE NEGOZI CON ECCEZIONE PER BAR E RISTORANTI ED ESERCIZI ALIMENTARI
- LIBERTA’DI ASSORTIMENTO MERCEOLOGICO
con una norma del decreto legge si individuano i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale relativi al diritto di svolgere sul territorio italiano le attività economiche di distribuzione commerciale, comprese la somministrazione di alimenti e bevande. Questi principi fondamentali sono fissati per garantire la libertà
di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità ed il corretto ed uniforme funzionamento del mercato.  A questo scopo, per garantire l’uniformità delle condizioni soggettive di natura professionale di accesso all’esercizio su tutto il territorio nazionale,
1) si eliminano i requisiti professionali eventualmente previsti da leggi regionali per l’apertura di esercizi commerciali operanti in settori diversi da quello alimentare.
2) si sopprime il parametro della distanza minima tra un esercizio ed un altro (norma ritenuta dalla dottrina fortemente restrittiva della concorrenza) ai fini della concessione dell’autorizzazione all’apertura di una determinata attività commerciale;
3) scompare ogni forma di limitazione, fissata per legge o per via amministrativa, alla libera scelta dell’imprenditore di determinare l’assortimento merceologico del proprio esercizio commerciale, ritenuto più idoneo a soddisfare le esigenze dei consumatori;
4) si eliminano i meccanismi di programmazione degli insediamenti commerciali fondati sul rispetto di predeterminati limiti antitrust operanti a livello infraregionale, anche per tener conto della specifica segnalazione dell’Antitrust riguardo alla regolamentazione adottata in materia di commercio dalla Regione Siciliana. La regione Sicilia, infatti, ha stabilito che grandi catene di distribuzione non possono
superare una certa quota di mercato.
5) si cancellano i divieti generali, parziali o di limitazioni di ordine temporale per l’effettuazione di vendite promozionali scontate all’interno dei singoli esercizi commerciali, fatta eccezione delle tradizionali vendite di fine stagione e delle vendite sottocosto.


RIFORMA DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI
una legge delega fissa i criteri della riforma
1) IL PRINCIPIO GENERALE PER L’AFFIDAMENTO SARÀ QUELLO DELLA GARA PUBBLICA
2) AUMENTA LA TUTELA DEGLI UTENTI
1) mediante procedure competitive ad evidenza pubblica si sceglie il soggetto per l’affidamento delle nuove gestioni ed il rinnovo di quelle in essere dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ad eccezione del servizio idrico, nel rispetto della disciplina dell’Unione europea in materia di appalti pubblici.
- l’affidamento diretto a società miste partecipate dall’ente locale resta consentito, eccezionalmente, laddove il ricorso a tali soluzioni sia motivatamente imposto da particolari situazioni di mercato secondo una analisi di mercato sottoposta al vaglio delle Autorità di regolazione.
- l’eccezionale ricorso diretto a società a partecipazione mista viene accompagnato da precise garanzie circa la stretta inerenza delle modalità di selezione e di partecipazione dei soci pubblici e privati agli specifici servizi pubblici locali oggetto dell’affidamento, ferma restando la scelta dei soci privati mediante procedure competitive. Dovranno, inoltre, essere previste norme e clausole volte ad assicurare un efficace controllo pubblico della gestione del servizio e ad evitare possibili situazioni di conflitto di interessi.
- non potranno acquisire la gestione di servizi diversi o in ambiti territoriali diversi da quelli di appartenenza, le aziende municipalizzate che operano con affidamento diretto e le imprese partecipate da enti locali che usufruiscano di sussidi pubblici diretti o indiretti, salvo che si tratti del ristoro degli oneri di
servizio relativi ad affidamenti effettuati mediante gara, sempre che l’impresa disponga di un sistema certificato di separazione contabile e gestionale.
- la nuova disciplina riguarderà in via generale l’affidamento dei servizi pubblici locali e ad essa saranno armonizzate le norme dei singoli settori (rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas).
- Per quanto riguarda la disciplina transitoria si prevede che gli affidamenti diretti in essere devono cessare alla scadenza naturale, con esclusione di ogni proroga o rinnovo. In ogni caso chi oggi detiene l’affidamento diretto potrà concorrere all’affidamento dei servizi a gara ad evidenza pubblica, purché la
gara avvenga entro il 2011.
2) ogni gestore deve adottare e pubblicizzare tempestivamente (pena la revoca dell’affidamento) una carta dei servizi all’utenza concordata con le associazioni dei consumatori e delle imprese interessate, che indichi anche le modalità d’accesso alle informazioni garantite, le modalità per porre reclamo, le modalità per adire le vie conciliative e giudiziarie, nonché i livelli minimi garantiti per ciascun servizio e le modalità di ristoro dell’utenza, in forma specifica o mediante restituzione totale o parziale del corrispettivo versato, in caso di inottemperanza.
- il permanere dell’affidamento del servizio sarà quindi condizionato all’adozione ed al rispetto della carta, nonché al positivo riscontro degli utenti, che dovrà risultare dall’esame dei reclami e dall’effettuazione di sondaggi di mercato, connotati da garanzie di obbiettività, sotto la vigilanza dell’ente locale.
EFFETTI:
- PIU’ CONCORRENZA
- MIGLIORE QUALITA’ ED EFFICIENZA NEI SERVIZI PUBBLICI
- COSTI PIU’ BASSI DEI SERVIZI CON CONSEGUENTE RIDUZIONE DELLE TARIFFE E/O DEI CONTRIBUTI ALLE AZIENDE
- SI RAFFORZA IL POTERE CONTRATTUALE DELL’UTENTE

ANTITRUST
- INTERVENTO PIU’ INCISIVO PER L’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO
con una norma del decreto legge viene rafforzato il ruolo e il raggio d’azione dell’Antitrust introducendo nuove norme alla sua legge istitutiva (L.287 del ‘90) in linea con il nuovo regolamento comunitario della concorrenza. Il rafforzamento viene perseguito attraverso 3 azioni previste da norme del decreto legge: misure cautelari; impegno dell’impresa a rimuovere prima della condanna l’infrazione; riduzione della sanzione in caso di collaborazione.
a) misure cautelari: si prevede che nei casi di urgenza dovuta al rischio di un danno grave e irreparabile per la concorrenza, l’Antitrust possa adottare misure applicabili per un determinato periodo ed eventualmente rinnovabili. In caso di inadempimento da parte dell’impresa, l’Autorità può infliggere sanzioni  amministrative e pecuniarie fino al 3% del fatturato.
b) in caso di impegno da parte dell’impresa a rimuovere comportamenti anticoncorrenziali, l’Autorità, senza accertare l’illecito, può far cessare l’infrazione, rendendo obbligatori gli impegni assunti dall’impresa. In caso, però, di mancato rispetto di tali impegni, l’Antitrust può erogare una sanzione fino al 10% del fatturato e riaprire d’ufficio il procedimento se si modifica la situazione di fatto rispetto ad un elemento su cui si fonda la decisione; se le imprese interessate contravvengono agli impegni assunti ed, infine, se la decisione si fonda su informazioni trasmesse dalle parti che sono incomplete, inesatte o fuorvianti.
c) L’Autorità definisce i casi in cui le imprese che collaborano nell’accertamento di infrazioni alle regole di concorrenza possano beneficiare di uno sconto sulla sanzione amministrativa e pecuniaria. La sanzione comunque non può essere ridotta in misura non superiore alla metà.
EFFETTI:
- I COMPORTAMENTI DEGLI ATTORI SUL MERCATO DIVENTERANNO PIÙ CONCORRENZIALI E L’AUTORITA’ POTRÀ AGIRE CON MAGGIORE TEMPESTIVITÀ
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mercoledì, 05 luglio 2006
Dopo il risultato del referendum costituzionale, a parte la questione ridicola sui brogli relativi ai 2000mila voti degli Italiani all'estero, abbiamo assistito ad una sorta di Mantra da parte dei politici di centrodestra, i quali si sono affrettati a precisare che "la parte più ricca e produttiva del paese vota per il centrodestra". C'è chi, come Renato Brunetta, è giunto ad affermare che l'85% del PIL (quali saranno le fonti, non è dato saperlo) vota centrodestra (evasori compresi?).

Premesso che la maturità politica di un elettorato non si misura in reddito pro capite, i sostenitori di questo teoria si appoggiano sul dato che il Lombardo-Veneto è una salda roccaforte del centrodestra,che recentemente ha preso rovesci elettorali un po' ovunque tranne che lì ed in Sicilia (altra regione estremente ricca e produttiva?).

Tuttavia, accettando questa logica regionale, scopriremmo che, in proporzione alla popolazione, le regioni più ricche d'Italia sono le seguenti quattro: Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Val D'Aosta. Una regione "azzurra" e tre regioni notoriamente rosse. Certo, la Lombardia fa quasi il doppio di abitanti rispetto alle altre tre, e le due regioni a statuto speciale, a onor del vero, fanno caso a sè. Ma già compare un'anomalia: l'Emilia Romagna è una regione ricca, più ricca del Veneto, e non vota centrodestra.
Approfondiamo il livello di analisi: passiamo alle province. Quali sono le 7 province più ricche d'Italia? La risposta è: Bolzano, Prato, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e, ovviamente, Milano. Dunque ben sei province tradizionalmente rosse (indipendentemente dalla partecipazione elettorale) e una che oggi è rossa ma tradizionalmente rossa non è. Anche qui la teoria sembra non reggere.

E ora…chi ha votato chi???

Dato che la matematica non è un opinione e non è interpretabile dal primo fantamedico di turno, vorrei ricordare agli utenti che leggeranno questo post che rapportare il Reddito Pro capite alla popolazione significa dividere questo valore per gli abitanti della regione.

Moltiplicare i due valori non ha alcun senso.

Cioè, se io da solo produco 2, e in 10 producono 8, chi produce di più?
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lunedì, 19 giugno 2006
NO


NUMERO DEI PARLAMENTARI
La riforma costituzionale del centrodestra riduce il numero dei parlamentari da 950 a 773. Ma la riduzione viene rinviata al 2016. C’è abbastanza tempo anche per ridurre la riduzione; per ora c’è l’effetto di annuncio demagogico.

IL PREMIERATO
Il centrodestra sostiene che il premierato dà ai cittadini il potere di decidere maggioranza parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro. Ma il premierato non è nella investitura popolare di una maggioranza parlamentare, di una coalizione di governo e Primo ministro, cosa che avviene già in Inghilterra, in Germania e in Spagna: è sufficiente una buona legge elettorale. Questo premierato, il premierato della riforma, si fonda sulla insostituibilità del Primo ministro durante tutta la legislatura e sui suoi enormi poteri (scioglimento della Camera dei deputati e questione di fiducia che, in caso di rifiuto da parte della Camera, provoca nuove elezioni) e sullo svuotamento delle prerogative del Presidente della Repubblica.

CAMERA E SENATO
La riforma vuol cancellare il bicameralismo: non più due Camere, ma un Senato federale che rappresenti le esigenze delle Regioni, e una Camera che si occuperà di quelle dello Stato. Ma è un pasticcio: il Senato federale è una seconda camera regionale, non è in grado di rappresentare le istanze regionali, visto che i rappresentanti regionali non hanno diritto di voto nelle deliberazioni del Senato.

L’ITER DELLE LEGGI
Il centrodestra si vanta di aver semplificato il procedimento legislativo: ognuna delle due Camere voterà le leggi di sua competenza, con riduzione di tempi e costi. Invece il procedimento legislativo è concretamente molto più farraginoso. Giacché la prevalenza della Camera o del Senato si fonda sulla competenza a legiferare per singole materie dello Stato e delle Regioni, la difficoltà di individuare i confini tra le competenze (decise dai presidenti delle Camere o da un insindacabile comitato paritetico di 4 deputati e 4 senatori) dà luogo a gravi dubbi interpretativi, a conflitti istituzionali su cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, soprattutto per le leggi complesse, come la Finanziaria.

LA DEVOLUZIONE
Prevede che alle regioni siano affidate particolari poteri legislativi su assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, definizione dei programmi scolastici e formativi d’interesse regionale, polizia amministrativa regionale e locale. Tornano ad essere di competenza statale la tutela della salute, le reti di trasporto strategiche, l’ordinamento delle professioni, produzione e distribuzione di energia. Una devoluzione pericolosa anche perché si accompagna ad una competenza esclusiva dello Stato nelle stesse materie. Una duplicità illogica che può arrecare gravi danni ai diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. C’è il rischio di un federalismo iniquo, conflittuale e squilibrato. Al costo stimato tra i 69 e gli 84 miliardi di euro....

CORTE COSTITUZIONALE
La riforma aumenta i giudici di nomina parlamentare. I membri restano 15: 4 nominati dal Quirinale, 4 dalle alte Corti, 3 dalla Camera, 4 dal Senato federale. Aumenterebbe così il controllo politico sulla Corte. I cui membri ora sono nominati per un terzo dal Quirinale, per un terzo da Camera e Senato, per un terzo dale alte Corti.
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mercoledì, 05 aprile 2006
Mi telefona N., e mi racconta questo:
"Hai ricevuto il libro di Berlusconi sui 5 anni del suo governo?"
"No, non ho avuto il piacere...perchè, dici?"
"Allora, senti questa: a pagina 154 c'è scritto:
nel 2006 il reddito medio degli Italiani è pari a 27.119 dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari.

SAI PERCHE' IN DOLLARI?

Trasformalo in euro: il cambio di oggi è un dollaro pari a 0,83 euro; a maggio 2001 invece un dollaro valeva 2225 lire, cioè 1,15 euro

Nel 2001 il reddito era pari a 24.670 dollari. Nel 2006 è salito a 27.119, quindi il reddito in dollari è cresciuto di 2.449 dollari. E fin qui ci siamo. Applicando il cambio euro-dollaro, possiamo vedere come nel 2001 il reddito medio fosse di 28.370,50 euro e nel 2006, invece, siamo a 22.508,77.
Quindi, il reddito in euro è diminuito di 5.862 euro!!!

Ecco come nascondere di quanto  IN QUESTI 5 ANNI L'ITALIA E' DIVENTATA PIU' POVERA!"


(N. lavora in banca, e quando si tratta di pecunia ha naso e cervello finissimo...)
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martedì, 28 marzo 2006



Uno dei tormentoni di questi giorni è che "con la Sinistra aumenteranno le tasse"; che "noi non abbiamo mai messo le mani in tasca agli italiani", ed altre simili amenità.

Puttanate!

Vediamo cosa è successo in questi ultimi cinque anni di governo delle destre.

Riassumendo in sintesi estrema:  LE VARIAZIONI DI IVA E ACCISE SUI CARBURANTI DAL 2001 AL 2005 HANNO DETERMINATO FORTI AUMENTI DELLA TASSAZIONE NAZIONALE

Analizzando alcuni semplici dati, vediamo quanto dobbiamo, noi tutti, pagare in più di tasse all’anno a causa delle variazioni avvenute dal 2001 al 2005 su due importanti consumi quali la benzina ed il gasolio da autotrazione.

Le "tasse" sulla benzina sono l’accisa (imposta di fabbricazione) e l’ IVA.
 

dal 2001 al 2005  l’accisa è passata da 52.3 centesimi a 56.3 cent. al litro;l’IVA da 17.5 centesimi a 20.9 al litro.

La variazione in più è quindi pari a 7,4 centesimi al litro: il consumo annuo (2005) è stato pari a 21 miliardi di litri.

Quindi, la maggiore imposizione ha portato ad un prelievo forzoso di 1,554  miliardi di euro/annuo (tremila miliardi del vecchio conio...)

Per il gasolio da autotrazione, invece, l’accisa è passata da 38.5 centesimi a 41,3 centesimi al litro e l’IVA da 14,4 cent a 18,4 cent al litro di carburante, con un aumento complessivo di 6,8 centesimi al litro.
Essendo il consumo di 25 miliardi di litri all’anno, siamo a 1,700 miliardi di euro/ annuo.

Il totale dell’aumento delle tasse di benzina e gasolio all’anno è quindi di 3,254 miliardi di euro (oltre 6mila miliardi del vecchio conio l'anno) che vengono incamerati dallo Stato con una ricaduta negativa sulle famiglie pari a 156 euro all’anno.
Ovviamente, gravando in misura maggiore sui redditi più bassi, dato che si tratta di imposte indirette.

NON MALE, PER CHI SI VANTA DI NON AVER MAI MESSO LE MANI IN TASCA AGLI ITALIANI!!!
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venerdì, 10 marzo 2006


Se avete un collegamento veloce (ADSL et similia) questo è il quarto d'ora più imbarazzante degli ultimi cinque anni.
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martedì, 28 febbraio 2006


Beretta connection    

Inchiesta pubblicata dal settimanale "l'Espresso"  in edicola.

Pistole della nostra polizia. Rivendute all'Iraq. E trovate anche in mano alla guerriglia. E ora una legge rischia di bloccare l'inchiesta

di Peter Gomez e Marco Lillo

Ci voleva un premier come Silvio Berlusconi per mettere in mano al tedoforo, al posto della fiaccola, una bella pistola fumante. Una Beretta calibro nove, per l'esattezza. È accaduto l'8 febbraio, quando nel decreto per le Olimpiadi, approvato dalla maggioranza a colpi di fiducia, è spuntato un articolo che non riguarda le gare di sci, quelle di bob o la sicurezza dei Giochi, ma la compravendita delle armi da guerra. Due righe in tutto con cui il governo permette ai fabbricanti di mitragliatrici e fucili anche "la riparazione delle armi prodotte" e "le attività commerciali connesse". Nove parole dietro le quali si nasconde l'ennesima legge ad personam, anzi ad armam. Una legge che salva le pistole di un caro amico e sostenitore del leader di Forza Italia, Ugo Gussalli Beretta, patron dell'omonima industria di Gardone Val Trompia, e soprattutto tenta di mettere la sordina a uno scandalo con pochi precedenti: la svendita da parte del Viminale di migliaia di pistole della Polizia che oggi sparano in Iraq non solo in mano alle forze dell'ordine locali, ma anche in quelle degli amici di Al Zarqawi.

Per capire che cosa è successo bisogna andare a Brescia, in Procura, dove da più di un anno lo storico stabilimento è sotto inchiesta per una storia nera, fatta di armi rubate o senza numero di matricola, di società probabilmente vicine ai servizi segreti e di triangolazioni con la Gran Bretagna. Una storia che preoccupa la Beretta (in caso di condanna potrebbero essere messe in discussione le licenze di fabbricazione) e provoca molti imbarazzi anche a Roma, al ministero dell'Interno. Al centro di tutto, come 'L'espresso' è in grado di rivelare, ci sono più di 40 mila Beretta della Polizia italiana, metà delle quali già approdate attraverso un giro tortuoso e, secondo i magistrati, illegale in Iraq, in parte anche nelle mani degli insorti. Le Beretta in questione erano quelle in dotazione alla Polizia dal 1978. Quando avevano ormai compiuto la loro gloriosa carriera invece di finire dal robivecchi sono state riacquistate dalla società lombarda. Dopo la caduta di Baghdad, in Iraq si erano aperte ricche prospettive di mercato. Bisognava riarmare le nuove forze dell'ordine e le pistole dei nostri poliziotti, rimesse a nuovo in fretta e furia, erano state spedite sul teatro di guerra attraverso una triangolazione con una società britannica. Il tutto, secondo i pm di Brescia, in violazione delle norme sul commercio di armi.

Il diavolo però fa le pentole, ma non i coperchi. Così l'affare comincia a venire alla luce il 6 dicembre del 2004. Quel giorno viene arrestata una dipendente della Beretta mentre tenta di portare una calibro nove fuori dalla fabbrica. È un'impiegata addetta al magazzino. Ha accesso ai registri informatici della società e i carabinieri, che le trovano in casa altri due revolver, ipotizzano un suo legame con la malavita organizzata calabrese. Inizialmente la donna viene accusata di aver asportato tra marzo e dicembre ben 152 pistole. Ma agli investigatori basta poco per rendersi conto che all'interno del magazzino si sono verificate numerose irregolarità che non dipendono da lei. Come si legge nell'ordinanza del tribunale del riesame, con cui è stato confermato il sequestro della seconda tranche di 15.478 pistole semi-automatiche dirette in Iraq, la Beretta custodiva "armi prive di matricola o con matricola abrasa o ripunzonata, armi prive di punzoni del Banco Nazionale Prove", mentre dal magazzino erano spuntate fuori anche alcune delle 152 pistole che secondo il registro risultavano rubate. In un caso poi viene anche sfiorata la spy-story. Tra le armi conservate in azienda ce ne è una il cui furto risulta denunciato dai nostri servizi segreti nel 1980. È la stessa pistola o sono due armi diverse? Una sola cosa è certa. In fabbrica le regole non sono rispettate. Durante una perquisizione vengono scoperte addirittura centinaia di Beretta 92S "sprovviste di numeri di matricola ed altre che non risultano prese in carico sul registro informatico di Pubblica sicurezza della ditta (che al contrario di quanto accade normalmente viene firmato non dalla questura ma dal sindaco di Gardone ndr)". Un'armeria fantasma in piena regola.

La vicenda probabilmente si sarebbe chiusa qui se, il 14 febbraio del 2005, i carabinieri di stanza in Iraq non avessero comunicato che "alcune pistole Beretta 92S" erano state "rinvenute in possesso di forze 'ostili'". A quel punto l'intera storia comincia a scottare. E minaccia di diventare un caso internazionale. Molte delle armi sequestrate agli insorti risultano "vendute tra il 1978 e il 1980 dalla Beretta al ministero dell'Interno" italiano. Perché? Bastano poche settimane per svelare l'arcano: tra il febbraio del 2003 e l'aprile del 2004, 44.926 pezzi dichiarati "fuori uso" dal ministero erano stati ceduti alla Beretta nell'ambito di due contratti per una nuova fornitura. La società di Brescia le aveva poi 'rigenerate' e tra il giugno e il luglio del 2004 ne aveva rivendute 20.318 a una società inglese, la Super Vision International Ltd, insieme a 20 mila carrelli di ricambio "per un controvalore di un milione e 398 mila e 826 euro".

Beretta aveva richiesto alla prefettura di Brescia l'autorizzazione all'esportazione. Aveva ricevuto l'ok, ma sui documenti non risultava il nome della ditta acquirente (la sconosciuta Super Vision), ma quello di una seconda azienda con una sede prestigiosa e una storia ventennale: la Heltston Gunsmith. Secondo gli investigatori non è una semplice casualità. Se fosse emerso il nome della Super Vision la licenza all'esportazione sarebbe stata negata o ritardata. Il prefetto, come spiegano i giudici, deve infatti poter assumere informazioni sull'affidabilità dell'acquirente e in questo caso non ha potuto "sapere in anticipo la reale destinazione finale della merce, ovvero l'Iraq, ed eventualmente sospendere l'esportazione".

Il commercio delle armi è regolamentato in maniera severa. A partire dal 2001 i controlli sono diventati ancora più stringenti. Da tre anni a questa parte poi il ministero dell'Interno richiede sempre il certificato 'end user' (utilizzatore finale) e soprattutto lo valuta, incrociandolo con le relazioni del Sismi sulla situazione politica del paese realmente destinatario delle armi. Proprio per questo il ministero ha bloccato grosse forniture Beretta in Centramerica, Medio Oriente e Asia. La cosa, ovviamente, ha infastidito molto l'azienda. Ugo Gussalli Beretta, un uomo talmente legato da rapporti di amicizia a Berlusconi e alla famiglia del presidente americano Bush da essere stato proposto come ambasciatore italiano a Washington (vedi scheda in questa pagina), ha attivato i suoi canali politici per lamentarsi della burocrazia divenuta, a suo dire, troppo rigida. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta si è così rivolto al ministro Giuseppe Pisanu che ha fatto pressioni sul proprio apparato. Ma le procedure non sono cambiate.

Un bel problema per la Beretta che a partire dal 2003, con la caduta di Saddam Hussein, vuole finalmente rientrare in un mercato precluso da anni. Grazie all'accordo con il ministero dell'Interno vengono ritirate a un prezzo bassissimo, pare inferiore ai dieci euro, le vecchie pistole (qualificate come 'fuori uso' anche se spesso sono perfettamente funzionanti) e già in questo caso ci si muove con disinvoltura. I quasi 45 mila pezzi arrivano a Brescia senza che il ministero della Difesa (come previsto da una legge del 2000) ne abbia deliberato la dismissione. Da questo punto di vista, secondo i giudici, "la stessa cessione delle armi da parte del ministero (dell'Interno, ndr) appare illegale". Non solo: Beretta non ha più dal 2002 la licenza per riparare le armi. Quindi non può nemmeno rimetterle in funzione per rivenderle. L'azienda non se preoccupa. Comincia le spedizioni e solo quando la merce è già partita chiede per via ufficiale di esportare in Iraq armi destinate alla Cpa (Coalition Provisional Authority), il governo provvisorio di Baghdad. Ma, di fronte alle domande di chiarimenti, rinuncia. E, proprio in quel periodo, conclude la triangolazione con il Regno Unito.

Poi iniziano i problemi. Prima l'arresto della dipendente infedele. Quindi il ritrovamento da parte dei carabinieri delle nostre vecchie armi impugnate dagli insorti. Evidentemente qualcosa in Iraq è andato storto. Alcune Beretta 92S sono passate di mano. Nel caos del dopo Saddam la polizia locale le ha cedute alla cosiddetta resistenza. L'11 febbraio del 2005 Pietro Beretta, il figlio di Ugo, annuncia che l'azienda "è vicina" ad aggiudicarsi dei contratti di fornitura per la polizia e il nuovo esercito iracheno, ma spiega che "le procedure di acquisizione, attraverso i contractor, non sono proprio semplici". In realtà, come dimostra l'informativa dei carabinieri redatta solo tre giorni dopo, molte Beretta già sparano a Baghdad.

A quel punto l'azienda di Brescia si trova di fronte a un mare di guai. Il 20 aprile la magistratura dispone il sequestro delle restanti 15.478 vecchie 92S ancora in magazzino ma già vendute e pagate dall'inglese Super Vision International ltd. Una settimana dopo Ugo Gussalli Beretta presenta ricorso al tribunale del riesame. In ballo non c'è solo un affare valutato complessivamente più di due milioni e mezzo di euro. C'è molto di più. Un eventuale processo e un'eventuale condanna potrebbe portare al ritiro della licenza di fabbricazione. E se la licenza dovesse essere ritirata la Beretta dovrebbe essere venduta a un'altra società in regola. Davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale l'azienda si difende così con le unghie e con i denti. Sostiene che avendo già in mano una licenza che gli permette di fabbricare armi, detenerle e poi venderle, non era necessario richiederne una seconda per ripararle e commercializzarle. Aggiunge che le Beretta 92S non vanno considerate armi da guerra (e quindi soggette a particolari restrizioni). Afferma di "aver notiziato il capo della Polizia della destinazione finale delle pistole". I giudici del riesame le danno però torto su tutta la linea. Anche per loro sono state violate "le norme in materia di acquisto, riparazione ed esportazione". Il sequestro delle pistole è confermato.

Si cominciano così a battere altre strade. Tutte politiche. La Beretta insiste col ministero nel chiedere la semplificazione delle procedure e Pisanu preme sull'apparato. Poi si apre uno spiraglio: il decreto sulle Olimpiadi. All'improvviso il governo cambia la legge: chi fabbrica pistole può anche ripararle e commercializzarle. Poco importa se già il tribunale aveva spiegato quale fosse la ratio di una norma "che mira a proteggere l'ordine pubblico interno e internazionale ponendo sotto rigido controllo ogni passaggio e trasferimento di ogni singola arma". Una legge che se ignorata porterebbe all'assurdo di rendere non punibile la commercializzazione, da parte di chi ha una generica licenza di detenzione e vendita di armi, di pistole e fucili provento di furto. In molti tirano un sospiro di sollievo. E non solo a Brescia, ma anche a Roma, dove decine di migliaia di pistole sono state vendute come "fuori uso", quando bastava un po' di grasso per permettere loro di ricominciare a sparare.

..e, a proposito di amici americani ed altre bombe mediatiche che non usurperanno la nostra tv nelle prossime 24 ore:

Caccia grossa con i Bush
Affari, amici e passioni di Ugo Beretta

di Peter Gomez

Fin da ragazzo trascorre negli Stati Uniti dieci giorni al mese. È amico della famiglia Bush che ha cominciato a frequentare alle convention del Safari Club, il circolo esclusivo degli amanti della caccia grossa. Con Bush senjor e junior non discute però solo di fucili da imbracciare e animali da stecchire. Spesso parla di più concreti finanziamenti elettorali. La sua azienda appoggia infatti la National ryfle association, la lobby dei produttori di armi, che lui ama descrivere come "un'associazione che difende il concetto del diritto all'autodifesa. Un diritto sancito dalla Costituzione americana". Non deve stupire perché Ugo Gussalli Beretta, 67 anni, tredicesimo erede della dinastia industriale più antica d'Italia, non è un uomo che ama i giri di parole. Ma un imprenditore. Un imprenditore fino al midollo. Anche per questo Silvio Berlusconi nel 2002, quando si trattava di nominare un nuovo ambasciatore negli Usa, pensa a lui. Gussalli Beretta prima sembra lusingato. Poi, non appena esplodono le polemiche delle organizzazioni pacifiste, si tira indietro: "Non sono disponibile, ho un'azienda da seguire". I rapporti con il presidente americano restano così quelli di sempre: più commerciali che politici, con George Bush junior che per andare a caccia imbraccia un Beretta S09, un fucile da soli 3,2 chili e ben 45 mila dollari di prezzo, veste con giubbotti Beretta e si rifornisce alla gallery Beretta di New York di cravatte di Marinella, stampate apposta per lui. Pure in Italia il feeling è tutto con il centro-destra, anche se Gussalli Beretta, non fa mistero di non aver mai apprezzato le spinte secessioniste della Lega Nord ed aver sempre preferito le posizioni di Gianfranco Fini e di Berlusconi. Nonostante questo, delle proposte della Lega ne salva una: la nuova legge sulla legittima difesa. Da sempre, del resto, è solito ripetere: "Il cittadino deve aver il diritto di difendersi se lo Stato non riesce a proteggerlo. Poi, certo, le armi bisogna saperle usare. Ma è un problema di istruzione. Credo che non si farebbe male a mandare i ragazzini al poligono di tiro".
Occhi da orientale, faccia tonda e baffetti sottili che fino a qualche hanno fa riportavano alla mente quei caratteristi che nella Hollywood del primo dopoguerra impersonavano gli affaristi cinesi, Ugo Gussalli Beretta vive a Gardone Valtrompia, poco distante dai 75 mila metri quadrati della sua azienda, in una singolare residenza tra il liberty e il neogotico, progettato da suo nonno Pietro e da un amico, l'architetto Dabbeni. Due figli, poco più che quarantenni, i quali si occupano delle attività di famiglia (accanto alle armi, ormai c'è anche un'importante produzione di abbigliamento e di spumante), Gussalli Beretta ha pure aperto una fabbrica nel Maryland, rifornisce di Beretta 92 le Forze Armate e le polizie di Stato americane, ma anche la Gendarmerie nationale francese e la Guardia Civile spagnola. Il settore militare, pur restando il fiore all'occhiello dell'azienda, in termini di ricavi sembra destinato a pesare sempre meno, appena il 7 per cento su un fatturato consolidato da 388 milioni di euro nel 2004, contro i 369 milioni del 2003.
Un impero che la famiglia Beretta controlla attraverso la Beretta holding che a sua volta fa capo alla Upifra, una società di diritto lussemburghese il cui acronimo sta per Ugo-Piero-Franco, i nomi cioè di Gussalli Beretta e dei figli. In passato Beretta è stato presidente degli industriali bresciani (dopo Milano e Torino la più importante associazione d'imprenditori d'Italia), ma il vero circolo a cui tiene di far conoscere la propria appartenenza è il Club internazionale Les Hénokien: l'associazione che riunisce le famiglie con alle spalle una storia industriale almeno bicentenaria e che al momento annovera appena 19 soci. Beretta, del resto, a una praticità completamente yankee sembra unire l'eccentricità della vecchia aristocrazia industriale europea. In un intervista ha detto: "Bush caccia di tutto, soprattutto volatili. Io invece amo l'Africa e gli elefanti". In che senso ama gli elefanti? "Nel senso che gli sparo".

Premiata Ditta Pallottole
La Beretta è la più antica azienda del mondo: nata nel XV secolo, è citata nei documenti a partire dal 1512. Appartiene alla stessa famiglia, non ha mai cambiato sede restando radicata a Gardone Valtrompia, nel cuore del distretto bresciano degli armaioli, e continua a produrre fucili e pistole da sempre. Leader nelle carabine da caccia, solo negli anni Trenta si è imposta sul mercato militare con la pistola 34 e il fucile mitragliatore Mab.
Durante la guerra alleati e nemici facevano di tutto per avere una Beretta 34, considerata migliore della celebre Luger, e dopo l'8 settembre i tedeschi presero il controllo della produzione. Nel dopoguerra dopo una fase di crisi, il boom. Esordisce con il mitra M-12, quello del simbolo di Prima Linea: una delle icone degli anni di piombo. Poi la Beretta 92, oggi sinonimo di pistola in tutto il mondo: dopo avere vinto la gara per le Forze armate americane, è stata venduta a decine di eserciti e centinaia di polizie. Infine i fucili a pompa Benelli e Franchi, adottati dai marines: due marchi inglobati rendendo di fatto Beretta monopolista in Italia.
Gli altri prodotti militari languono: il fucile d'assalto AR 70/90 non è stato esportato, la nuova pistola Cougar - fatta impugnare con mossa di marketing agli ultimi James Bond del cinema - viene promossa da poco mentre la mitraglietta Storm è appena entrata sul mercato. In più le mode belliche portano i colonnelli stranieri verso calibri più potenti di quelli tipici degli armieri bresciani.
Ottimi invece i risultati nel settore delle armi da caccia, soprattutto con i ricchi clienti arabi e statunitensi che spendono migliaia di euro per personalizzare le loro carabine. Inoltre è stata lanciata una linea di abbigliamento sportivo, con buoni risultati negli Usa. Il tutto per una holding che ha 2.500 dipendenti.        

da Repubblica
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mercoledì, 15 febbraio 2006
da "il manifesto" del 14 febbraio 2006


La «memoria dimezzata» nel racconto dello storico Angelo Del Boca di TOMMASO DI FRANCESCO

A Trieste, in molte altre città italiane e a Palazzo Chigi la scorsa settimana è stata celebrata la «giornata del ricordo» sulla tragedia delle foibe e dell'esodo degli italiani dall'Istria. C'è bisogno di una memoria condivisa, c'è bisogno reale di una pacificazione. La celebrazione al contrario è stata fatto in aperto scontro con la verità, dimezzando la memoria storica. Perfino il presidente della repubblica Ciampi ha dimenticato di ricordare nel suo intervento il ruolo determinante della violenza fascista in quelle terre. Cancellare la verità e, peggio, costruire una unità nazionalista e patria contro la «barbarie slava». Berlusconi e la destra post-fascista hanno fatto di peggio. Hanno celebrato con un vero e proprio comizio, inscrivendo le foibe dentro la campagna elettorale contro tutta la sinistra, dichiarando «basta buchi neri, pagine strappate, omissioni». Così si è costruita una grande omissione che è quella delle responsabilità prima del nazifascismo, un «buco nero» che riguarda la cultura della sinistra che vuole governare e che, di fronte a questo attacco - in tv lo spot del governo diceva: «Pulizia etnica comunista» - non ha reagito. Mentre Forza Italia apre le sue liste alle peggiori formazioni e figure del neofascismo. Così approfondire, parlare di foibe, esodo e storia coloniale del fascismo sul confine, vuol dire rendere più attuale la consapevolezza che quelle atrocità non si debbano ripetere. Enzo Collotti sulle pagine de il manifesto ha scritto: «Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell'arco di un ventennio con l'esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nella fase più acuta della Seconda guerra mondiale». Su questi temi, in aperta ricerca di un racconto che salvaguardi il rispetto di tutte le vittime ma anche l'oggettività degli accadimenti, abbiamo posto alcune domande allo storico Angelo Del Boca.

Come giudica la celebrazione istituzionale avvenuta in queste settimane del cosiddetto «giorno del ricordo»?
Questo «giorno del ricordo», così come viene celebrato da un paio di anni, è una sorta di triste compromesso che non ha alcun fondamento storico. E ci stupisce che politici della statura di Fassino e di Violante abbiano aderito all'iniziativa di Alleanza Nazionale quando essi sanno benissimo che il presidente del consiglio Berlusconi considera questa ricorrenza come il giorno della «pulizia etnica comunista», dimenticando che le foibe e l'esodo dei giuliano-dalmati costituiscono una diretta eredità del ventennio fascista e dell'occupazione italiana dei Balcani durante la Seconda guerra mondiale.

Ne viene fuori una memoria dimezzata, nella quale la violenza fascista in quelle terre è cancellata. Qual è il contesto storico che produce la tragedia delle foibe?
Non c'è alcun dubbio. Ne esce una memoria dimezzata. Con il risultato non di colmare una lacuna storica, con una legittima revisione, ma di rendere ancora più confusa, inestricabile, la storia della nostra presenza sul confine orientale. Non si può capire l'estrema, condannabile, violenza del regime di Tito, che ha generato le foibe e l'esodo di centinaia di migliaia di italiani, se non si ripercorre la storia del Novecento. Quando l'Italia, vincitrice nella Prima guerra mondiale, ingloba nel proprio territorio 327 mila sloveni e 152 mila croati, anziché scegliere la strada del rispetto per le minoranze, suggerito da Wilson, sceglie invece quella dell'assimilazione forzata e brutale. E' con l'incendio, il 13 luglio 1920, del Darodni Dom, la sede delle principali organizzazioni slave di Trieste, che ha inizio la grande campagna di snazionalizzazione della Venezia Giulia.

Se si leggono i rapporti dei prefetti e dei gerarchi fascisti, questa campagna viene descritta con differenti locuzioni: «assimilazione», «italianizzazione», «nazionalizzazione», «bonifica etnica», «epurazione etnica». Ma il significato è lo stesso: annientamento di un popolo. Come hanno scritto i quattordici storici italiani e sloveni della Commissione mista, in quel loro documento purtroppo dimenticato, «il fascismo cercò di realizzare nella Venezia Giulia un vero e proprio programma di distruzione integrale dell'identità nazionale slovena e croata». Programma che l'Italia fascista cercò di completare nel 1941, quando incorporò nel proprio territorio la parte meridionale della Slovenia. Adesso non erano più le squadracce di Francesco Giunta a usare violenze sulle minoranze slave, ma l'esercito italiano, il quale, in base alla famigerata circolare 3C, emessa il 1° marzo 1942 dal generale Roatta, potevano impiegare ogni mezzo per piegare la resistenza degli sloveni. I risultati di questa condotta sono tristemente noti: 13 mila uccisi, fra partigiani e civili; 26 mila deportati in campi di concentramento; 83 condanne a morte, 434 ergastoli, 2695 pene detentive per un totale di 25.459 anni.
Tutto questo può bastare per scatenare odi e desiderio di vendetta? Basta per spiegare le foibe, anche se nelle foibe sono finiti degli innocenti e non il generale Roatta?

Come giudica il fatto che si parli delle foibe contro gli italiani e invece per i crimini fascisti e nazisti commessi in Jugoslavia i processi e la verità sono stati respinti ripetutamente dai governi italiani del dopoguerra?
Non uno solo dei generali italiani che hanno operato nei Balcani, tra il 1941 e il 1943, ha pagato per i suoi crimini. Così come nessun generale o gerarca fascista ha pagato per le stragi, le deportazioni, l'uso dei gas in Etiopia e in Libia. Alcuni di costoro, anzi, hanno avuto incarichi ed onori dagli stessi governi della Repubblica, nata dalla Resistenza. Chi sperava, come l'imperatore Hailè Selassiè, in una «Norimberga italiana», è rimasto deluso. Avendo assunto la deprecabile decisione di non consegnare a paesi stranieri criminali di guerra (soltanto Belgrado ne aveva richiesti 750), Roma rinunciava anche, salvo per una dozzina di personaggi, a chiedere alla Germania la consegna dei nazisti che si erano macchiati in Italia, tra il 1943 e il 1945, di un numero infinito di stragi (non meno di 10 mila uccisi fra i civili).

Lo storico Filippo Focardi ha chiesto dalle pagine della rivista «Contemporanea» - che sul tema ha dedicato un dossier nel numero 2 del 2005 - al presidente Ciampi di andare a visitare Arbe. E' giusto insistere?
Nel suo articolo, ricordando come il presidente della Repubblica Ciampi avesse fatto visita alle foibe di Basovizza, Filippo Focardi lo invitava, per poter realizzare «una memoria intera», a visitare anche l'isola di Arbe, sede del principale campo di concentramento italiano per civili jugoslavi. Il tasso di mortalità ad Arbe era del 19 per cento, ossia da campo di sterminio. Secondo fonti slovene, infatti, le vittime furono tra le 3 e le 4 mila. E' un vero peccato che la prossima scadenza del mandato impedisca al capo dello Stato di raccogliere l'invito di Focardi. «Sarebbe un gesto simbolico importante - scriveva lo storico - paragonabile alla visita compiuta tre anni fa dal presidente tedesco Johannes Rau a Marzabotto. Ciampi apprezzò molto quella visita».

Nella cerimonia a Palazzo Chigi sia Berlusconi che Fini hanno inserito la questione delle foibe dentro la campagna elettorale, mentre aprono le liste a Fiamma tricolore e a Forza Nuova.
Non mi stupisce il fatto che Berlusconi e Fini abbiano inserito la questione delle foibe nella loro campagna elettorale, tesi come sono a denunciare, in forma ossessiva, il pericolo comunista, di ieri e di oggi. Ciò che mi stupisce, invece, è che Fini accetti che le liste della Casa delle libertà siano aperte a formazioni di estrema destra, come il Msi-Fiamma Tricolore di Pino Rauti e il Nuovo Msi-Destra Nazionale di Gaetano Saya. Se questa operazione va in porto, perdono di credibilità la svolta di Fiuggi, i viaggi propiziatori in Israele, il giudizio sostanzialmente negativo sul fascismo. Tutto per un pugno di voti?
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