giovedì, 10 maggio 2007

Risarcimento a oltre 4000 cittadini per evitare il procedimento penale

Ipred. E’ iniziata la schedatura di massa

Lo scorso 23 aprile, a proposito della normativa Ipred2, Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum affermava «il cittadino deve avere la certezza che le intromissioni nella sua vita privata siano eseguite solo da forze dell'Ordine e dalla magistratura, le uniche che agiscono per il più alto bene collettivo e non rispondono a meri interessi di parte».

Oggi, migliaia di consumatori, inconsapevolmente controllati nel loro uso personale di internet, sono accusati di avere violato la legge senza essere avvisati, sono costretti a difendersi, a proprie spese, dall’accusa di condivisione di file illegale mosse da una società tedesca detentrice di diritti d’autore, devono scegliere se accettare la proposta dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che chiede di risolvere “bonariamente” con una transazione di 400 euro e la promessa di non ripetere più l’illecito (pena altri 10 euro di penale), per evitare che la Peppermint "provvederà a sporgere denuncia/querela penale e a intraprendere le azioni civili...".

“Ecco lo sconvolgente risultato – prosegue Adiconsum - della pessima legge Urbani unitamente alla direttiva europea Ipred1 che Adiconsum ha sempre contestato. E’ inammissibile che un privato, in questo caso una società discografica, possa chiedere ad un provider tutti i dati relativi ai movimenti effettuati con il pc dai parte dei loro clienti senza che questi ne sappiano nulla, peraltro a seguito di una procedura di indagine non certificata da strutture dello Stato. Non esiste privacy e vengono meno i principi primari del diritto. E’ una vergogna che per colpire l’industria criminale della contraffazione ci rimetta, come al solito il consumatore finale che effettua lo scambio di file senza scopo di lucro”.

Adiconsum ha già chiesto l’immediato intervento del Governo, che nel suo programma elettorale aveva previsto l’abolizione della legge Urbani, per tutelare i cittadini colpiti; chiede l’intervento dell’Authority della privacy affinché intervenga nei confronti della società tedesca Peppermint vista la violazione della privacy, condotta peraltro da una società, la Logistep AG, con sede a Steinhausen, in Svizzera, nazione non contemplata dalla normativa Ipred. Chiede l’intervento dei giuristi italiani affinché intervengano in difesa del più elementare diritto, cioè quello di essere indagati solo se esiste la presunzione di reato rilevato dalla magistratura”.

Tutti i consumatori che hanno ricevuto la raccomandata da parte dello studio legale Mahlknecht & Rottensteiner che intendono opporsi alle richieste possono rivolgersi alle sedi di Adiconsum.

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categoria:informatica, censura, diritti negati
sabato, 22 aprile 2006
Nel gergo di Internet,  per troll si intende un individuo che interagisce con la comunità tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente stupidi, allo scopo di disturbare gli scambi normali e appropriati. Spesso l'obiettivo specifico di un troll è causare una catena di insulti; una tecnica comune consiste nel prendere posizione in modo plateale, superficiale e arrogante su una questione già lungamente (e molto più approfonditamente) dibattuta, specie laddove la questione sia già tale da suscitare facilmente tensioni sociali.
In altri casi, il troll interviene in modo semplicemente stupido (per esempio volutamente ingenuo), con lo scopo di mettere in ridicolo quegli utenti che, non capendo la natura del messaggio del troll, si sforzano di rispondere a tono.





Palazzo Chigi, dal 1961 sede del Governo italiano, è un palazzo storico situato nel centro di Roma.
L'entrata principale del palazzo si trova in piazza Colonna di fronte alla colonna di Marco Aurelio, ma originariamente, e fino al XVII secolo, si trovava lungo via del Corso.






(semplice associazione di idee...)
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categoria:informatica
venerdì, 11 novembre 2005
Come PREVENIRE ADDEBITI INDESIDERATI IN BOLLETTA (dovuti ai dialers)

I DIALERS sono dei files eseguibili (di solito con estensione .EXE ) che disconnettono il modem dal proprio provider ricollegandolo ad un altro provider tramite una connessione telefonica ad elevata tariffazione.
I DIALERS vengono di solito inviati da siti che rientrano in una delle seguenti categorie:
  • siti web che offrono loghi o suonerie
  • siti web che offrono giochi per PC e PlayStation
  • siti web pornografici
  • siti web che offrono sfondi per il computer
  • siti web che offrono viaggi a prezzi scontati
  • siti web che offrono musica MP3 e filmati
Possono talora essere inseriti anche negli allegati eseguibili di e-mail inviate da un fornitore dei predetti servizi.
I DIALERS, che tipicamente funzionano in ambiente Windows, possono colpire TUTTI COLORO CHE NAVIGANO CON UN MODEM ANALOGICO O ISDN (il 75% dei navigatori italiani) in quanto solo in questo caso è possibile dirottare il collegamento verso un altro provider, quindi se si naviga con una connessione permanente (es. ADSL, linea dedicata o FASTWEB) non si corre alcun rischio.
Per prevenire collegamenti indesiderati occorre adottare i seguenti provvedimenti:

Configurare il programma di navigazione (browser), usualmente Internet Explorer in modo tale da evitare lo scaricamento (dowload) automatico e l’esecuzione di programmi. Per fare ciò, con rifermento ad Internet Explorer, occorre:
Cliccare su STRUMENTI => OPZIONI INTERNET => Selezionare la cartella PROTEZIONE =>scegliere LIVELLO PERSONALIZZATO
Nella finestra che appare alla voce ESEGUI CONTROLLI e PLUG-IN ACTIVEX => selezionare CHIEDI CONFERMA (in modo da non precludersi tale possibilità nel caso di siti ritenuti affidabili)
Analogamente per le voci ESEGUI SCRIPT CONTROLLI ACTIVEX CONTRASSEGNATI COME SICURI ed ESEGUI SCRIPT CONTROLLI ACTIVEX NON CONTRASSEGNATI COME SICURI. A tal proposito ricordiamo che la dizione "contrassegnati come sicuri" si riferisce all’autenticità del componente garantito da un ente di certificazione che rilascia una firma elettronica ma che nulla garantisce circa le finalità dello script stesso.
Dopo aver adottato questa precauzione, quando si clicca su uno dei links presenti in un sito e viene chiesto di scaricare un file con estensione .exe per usufruire dei servizi proposti, nel caso il sito appartenga ad una delle predette categorie, ci sono ottime probabilità CHE SI TRATTI DI UN DIALER. Avendo adottato la configurazione precedentemente indicata sarà possibile evitare lo scaricamento o la memorizzazione del file (basta in questo caso, cliccare sull’opzione "annulla" per proteggersi).
E’ molto raro, ma può succedere (è successo) che il sito offra realmente un software o un libro elettronico gratuito (con estensione .exe). Tuttavia se il sito offre uno dei servizi sopra indicati ma NON INDICA NESSUNA RAGIONE SOCIALE, NUMERO DI TELEFONO O ALTRE INFORMAZIONI UTILI per riconoscere e contattare il titolare, allora si è in un sito-dialer al 100% (il fatto che non mettano la propria ragione sociale e il numero di telefono significa proprio che hanno qualcosa da nascondere: non scaricare nulla ed uscire subito da quel sito).

Tuttavia questi provvedimenti possono non essere sufficienti a risolvere radicalmente il problema per cui, per maggior sicurezza, occorre adottare anche le regole di protezione appresso specificate.

REGOLE DI PROTEZIONE

Se il computer possiede un MODEM ANALOGICO O ISDN allora fare molta attenzione a queste regole. Se invece si ha solo un MODEM ADSL o una connessione permanente a internet (CDN o FASTWEB) non si è a rischio ma è  comunque opportuno seguire in via cautelativa le seguenti regole.
Anche se ci si ritiene un vero esperto di internet, tenere presente che il computer potrebbe essere usato da qualcun altro (figli o amici o colleghi) che potrebbe mettere a rischio la connessione.

REGOLA 1
– Chiedere la chiave di disabilitazione alle chiamate ai numeri ad elevata tariffazione  al servizio clienti del proprio operatore (187 per la Telecom)
Chiamare il servizio clienti e chiedere subito di disattivare sulla propria linea tutte le chiamate fatte ai numeri con prefisso  899, 709 e 166 e a tutti gli altri prefissi a tariffazione speciale. Se l’operatore dovesse negare questa richiesta  insistere e spiegargli che è un diritto. Per i prefissi  899 e 166 è la disattivazione  gratuita, per 709 e altri è ancora a pagamento.
Infatti se si vuole essere sicuri che nessuno possa usare il telefono per effettuare delle telefonate verso i prefissi internazionali, i prefissi diversi dal proprio, i cellulari e le numerazioni: 12, 412, 144 (il 144 è normalmente disabilitato), 166 e 899 (a richiesta e gratuitamente, tali codici sono disabilitabili in modo permanente), 170, 4175, 4176, 178, 892, 163, 164 e 709, si può  richiedere il servizio di Autodisabilitazione a Chiave Numerica.

COME USARLO
Il servizio offerto da Telecom è basato su un codice segreto che viene fornito dall’operatore quando se ne fa richiesta.
La procedura di utilizzo è semplicissima:

per disabilitare il proprio telefono ad effettuare le telefonate indesiderate si deve digitare *33#, oppure comporre il numero 4711; in questa situazione si potranno effettuare telefonate nazionali ed internazionali solo tramite operatore (1795 e 170)
per riabilitare il telefono si deve digitare #33* più il codice segreto seguito da #, oppure comporre il numero 4710 più il codice segreto
per verificare se il servizio è attivo, basta digitare *#33# oppure comporre il numero 4712

QUANTO COSTA
Contributo di attivazione    13,63 € IVA inclusa   
Abbonamento mensile    2,17 € IVA inclusa   
Disabilitazione, riabilitazione, interrogazione    gratuiti   
Contributo per la variazione del codice segreto    13,63 € IVA inclusa


COME RICHIEDERLO
Nel caso dell'operatore Telecom si può richiedere il servizio telefonando al servizio gratuito 187, o rivolgendosi ai Negozi Punto 187.
Chiedere anche entro quale data sarà attiva la disattivazione e, per sicurezza, segnarsi il nome e il cognome dell’operatore con cui si è parlato e l’ora e il giorno della telefonata.

REGOLA 2
 – Scaricare e installare appositi programmi
Sono reperibili su Internet appositi programmi in grado di impedire che il modem si connetta a numeri telefonici differenti da quelli del proprio provider (e quindi a tutti i numeri dei dialers).
Si può provare, con le dovute precauzioni, a scaricare ed installare uno di tali programmi.

REGOLA 3
– Utilizzare la linea ADSL
Se ci si collega ad internet con un MODEM ADSL non si potrà cambiare il fornitore di connettività (provider) e si è  quindi sicuri al 100%.
Valutare se la zona in cui si abita lo consente e se la durata media delle telefonate è sufficiente per giustificare la spesa (di solito basta mezz’ora al giorno perché convenga).
Se si decide di passare all'ADSL ricordarsi sempre di RIMUOVERE fisicamente il vecchio modem analogico e/o ISDN (o per lo meno di staccarlo dalla presa del telefono dal computer). Finchè si avrà un modem analogico o ISDN installato sul computer si sarà sempre infatti a rischio.

DOPO IL RICEVIMENTO DELLA BOLLETTA

Una volta ricevuta la bolletta, bisogna controllare il dettaglio delle chiamate e calcolare quelle fatte inconsapevolmente ai 709.
Chiedere all’operatore telefonico il numero in chiaro (quello che trovate in bolletta, infatti, è indicato con 70**).
Se arriverà entro la scadenza della fattura sarà utile per la denuncia.
Fare la denuncia alle forze di polizia (ai compartimenti della polizia postale, alla guardia di finanza o ai carabinieri) che chiederanno anche di visionare il computer per vedere se la connessione non è avvenuta con il proprio consenso.
Entro la scadenza indicata sulla fattura, pagare la parte della bolletta incontestabile chiedendo al 187 o ad altro operatore il numero del conto corrente, e inviare il reclamo con raccomandata A.R. a Telecom Italia (o al proprio operatore) insieme alla copia del pagamento e della denuncia per evitare il distacco della linea.
Se la bolletta è pagata automaticamente con la domiciliazione bancaria,  mandare comunque una contestazione a Telecom o al proprio operatore.
L’articolo 6 della Carta dei servizi e l’articolo 17 del contratto di Telecom Italia dicono espressamente che l’operatore è tenuto a valutare il reclamo entro 30 giorni e a informare l’utente.
Se non si ottengono risposte soddisfacenti, si possono avviare le procedure di conciliazione previste dall’Authority con delibera 182/02, tra le quali quelle previste dalle Camere di Commercio, secondo quanto indicato nell’inserto centrale dell’avanti-elenco telefonico di Telecom.

 
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categoria:informatica
domenica, 06 novembre 2005

Truffa verso clienti BancoPosta e Poste.it: nuove versioni delle email pishing


Continuano a circolare email truffa che invitano ad aggiornare i dati del proprio conto corrente online. Cambiano le versioni ma lo scopo è sempre lo stesso: portare l'utente verso siti che riproducono Poste.it per indurre a lasciare i dati di accesso al conto corrente online.

Questo è un esempio di email truffa BancoPosta in formato html


Questo un esempio di email pishing verso clienti BancoPosta in formato testo:
From: Bancoposta@poste.it Reply-To: Bancoposta@poste.it
....
Recentemente abbiamo notato uno o più tentativi di entrare al vostro conto di BancoPostaonline da un IP indirizzo differente.
Se recentemente accedeste al vostro conto mentre viaggiavate, i tentativi insoliti di accedere a vostro Conto BancoPosta possono essere iniziati da voi.
Tuttavia, visiti prego appena possibile BancoPostaonline per controllare le vostre informazioni di conto:
https://bancopostaonline.poste.it/bpol/bancoposta/formslogin.asp
Ringraziamenti per vostra pazienza.
BancoPostaon.
----------------------------------------------------------
Non risponda prego a questo E-mail. Il E-mail trasmesso a questo indirizzo non può essere risposto a.



Come riconoscere il pishing

Generalmente banche, poste e istituti di credito non inviano email richiedendo dati sensibili quali username, password, e pin per accedere al conto corrente online

Questi tentativi di pishing vengono inviati ad decine di migliaia di indirizzi email generati automaticamente, oppure rastrellati nel web con degli appositi programmi (spider), ma anche ceduti da siti poco seri dove vi siete registrati oppure recuperati tramite virus che anno sfruttato falle dei programi di posta elettronica. Nel caso voi abbiate veramente un conto corrente su BancoPosta (e quindi una delle tante email seha pescato giusto nella marea di email inviate), bisognerebbe verificare se è l'indirizzo associato al vostro conto.

Anche il linguaggio utilizzato nella email puo' rivelare il pishing: spesso si tratta di traduzioni in italiano di email-pishing originariamente in inglese, e ad un'attenta lettura è facile capire che quella email non potrebbe essere scritta da un italiano (nè tantomeno da un Ufficio relazioni con il pubblico o altro)

Queste sono tutte raccomandazioni di base grazie alle quali è possibile riconoscere il tentativo di pishing anche solo in base al buon senso

Qualche approfondimento tecnico sulle tecniche utilizzate dalle email pishing

Se ricevete le email in formato HTML anzichè in formato TEXT (in html ricevete le email complete di colori, immagini e -rischio- codici javascript attivati; l'altra opzione - sicura- è il testo puro), il link che la email vi invita a cliccare per accedere al vostro conto corrente puo' sembrare potenzialmente corretto, ma in realtà vi porterebbe al sito truffaldino che vi apparirebbe simile in tutto e per tutto al sito di BancoPosta. Il link vi puo' apparire come segue:
https://bancopostaonline.poste.it/bpol/bancoposta/formslogin.asp
http://www.poste.it/bancoposta/07b0b9hi58z...


In questo caso le forme di pishing diventano due:

1) il link vi porta ad un sito clone di quello originario ma residente su tutt'altro dominio. E' il pishing classico, l'utente crede di essere su Poste.it ma in realtà è su un sito russo o coreano.

2) il link attraverso una serie di redirect vi porta (alla fine) sul sito giusto, ma fa aprire una finestra dove inserire i dati sensibili, che però non fa parte di Poste.it. Questo è un pishing più fine. I link della email ricevuta in realtà vi portano all'indirizzo
http://www.google.hn/url?q=http://www.google.lt/url?q=http://www.
google.as/url?q=http://%0%39%2%357%09% - omissis-
ossia, in questo esempio, una serie di redirect che sfruttano il servizio di redirect offerto da www.da.ru, e al termine vi trovate sì sul sito originale di Poste.it, ma con una finestra esterna al sito italiano!

Nell'immagine potete vedere la finestra che si apre una volta che accedete al sito delle poste tramite questi redirect, che vi chiede i dati per accedere al conto corrente. Inserirli significa regalarli al truffatore. Notare che proviene dal sito euychans.nm.ru, non da Poste.it, che rimane sullo sfondo della pagina!
Pishing BancoPosta<br>la richiesta dati
Pishing BancoPosta
la richiesta dati


Indirizzo email del mittente: chi vi invia la email pishing ovviamente dissimula il vero indirizzo dal quale proviene la mail. Nel campo mittente comparirà un possibile indirizzo del tipo @bancoposta.it o simile, ovviamente falso. Notare nel caso della email-pishing in formato text come il primo carattere della email sia Maiuscolo, cosa poco probabile nel caso di invio di una email importante a tanti destinatari in quanto i server (che poi smisteranno la posta) non basati su tecnologia Windows sono case sensitive, ossia fanno distinzione tra maiuscole e minuscole: per convenzione si lasciano gli indirizzi sempre in minuscolo.

In conclusione, che fare quando ricevo queste email?
Cestinare subito la mail ricevuta, non cliccare sul link proposto dalla email, eventualmente installare la toolbar di Netcraft Toolbar (che avvisa nel caso state visitando un sito a rischio), leggere con attenzione quanto vi arriva per porvi giustamente dei dubbi. [F.B.]

Aggiornamento Mi Manda Raitre del 21/10/05
Ho appena visto la trasmissione nella quale si sono confrontati alcuni clienti truffati e due responsabili di BancoPosta, i quali hanno avuto il coraggio di affermare che Poste.it ha fatto tutto il possibile per informare i clienti della truffa in corso, e che durante l'anno hanno inviato una email a tutti i correntisti. Brevemente:
1) io sono correntista di Bancoposta (probabilmente ancora per poco vista la poca serietà nell'affrontare il problema) e non ho mai ricevuto questo avviso, come dichiarato anche dai correntisti truffati presenti in trasmissione
2) che senso ha inviare una email ufficiale che dice in pratica le stesse cose delle email truffa? Come si fa a distinguerla da quella vera se non si ha una certa padronanza tecnica per riconoscerla come falsa? E' un po come mandare degli esattori per avvisare che ci sono dei falsi esattori in giro, spianando così la strada ai truffatori. Le poste, per avvisare, avrebbero dovuto mandare un avviso cartaceo ufficiale, non una email fatta come quelle truffladine.

Infine la testimonianza di uno dei truffati (ex dipendente delle Poste e con una certa dimestichezza con il pc) è stata sminuita dal responsabile delle Poste, il quale afferma che chi è stato truffato lo è perchè ha risposto alle email truffa. Prima di questa testimonianza lo pensavo anche io, ma avendo la fortuna di non dover per forza difendere la propria azienda, con un po' di umiltà il direttore si sarebbe accorto che la testimonianza ha aperto una nuova pista: la persona ha affermato di non aver ricevuto email-pishing, di non aver inserito dati in nessun form e, in un altro momento, di usare un password manager. L'attacco è quindi indiretto: il software entra nel computer in altri momenti e sotto altre forme (uno screensaver che non è tale, un virus), dopodichè legge i files dove abbiamo salvato delle password, e si mette in moto una volta che visitiamo quel sito (in questo caso BancoPosta). Esistono dei dialer sofisticati che non vengono rilevati dai normali antidialer e che si attivano solo quando ci connettiamo. Il procedimento è piu' che plausibile e pericoloso. Cosa puo' fare l'utente? Non dare l'ok all'avviso "Salva password?" che compare quando inserite una password e date invio; cambiare spesso la password; installare un software spyware

Articolo di F. Baldisserri, riproducibile insieme al link cliccabile http://www.magnaromagna.it

==> AGGIORNAMENTO

BadDays
ha segnalato questo fatto:
Da parte mia ti posso dire che ora gira anche una mail (in inglese) che dice più o meno così: "Un amico mi ha dato il tuo indirizzo, penso tu sia italiano/a, puoi aiutarmi?
Lavoro per Latvia, ho clienti in Italia che mi pagano con trasferimento di denaro tramite WesternUnion....cerco qualcuno che possa ricevere i pagamenti e rispedirli....
se mi aiuti il 10% del denaro trasferito sarà tuo..."
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categoria:informatica
venerdì, 04 novembre 2005
Secondo Business Software Alliance Italia, la proposta di legge potrebbe diventare un'ancora di salvezza per i pirati. Appello ai parlamentari.

[Notizia tratta da ZEUS News - www.zeusnews.it - 04-11-2005]
Link: http://zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4420&numero=999

Business Software Alliance chiede al Parlamento italiano che la Proposta di Legge n. 2055/A non venga convertita in legge nella versione attuale, pena la sicura decadenza della maggioranza dei procedimenti penali in corso per violazione dei diritti di proprietà intellettuale e un conseguente impulso alla "pirateria informatica".

"Se il Parlamento italiano dovesse approvare la Proposta di Legge cosiddetta 'ex-Cirielli', le conseguenze sarebbero paradossali: infatti, mentre il Governo ha preso decise posizioni in favore della tutela della proprietà intellettuale e della repressione della pirateria multimediale, con provvedimenti come il decreto competitività, d'altro canto ci troveremmo di fronte alla cancellazione per decorrenza dei termini di almeno l'80% dei procedimenti penali attualmente in corso per reati di copia illegale, contraffazione eccetera". Così Francesca Giudice, Presidente di BSA Italia, manifesta la preoccupazione dell'associazione di categoria dei produttori di software commerciale in merito alla proposta di legge n. 2055/A (cosiddetta legge "ex-Cirielli"), in materia di "attenuanti generiche, di recidiva, di giudizio di comparazione delle circostanze di reato per i recidivi".

In termini pratici, la proposta di legge abbrevia i termini di prescrizione per le vertenze penali in materia di violazione della proprietà intellettuale (punite con pene fra i 3 e i 4 anni di reclusione), dagli attuali 7 e mezzo a 6 anni. Dato che la durata media di un processo penale in Italia, dal primo grado fino alla sentenza di Cassazione, può variare dai 6 ai 9 anni: secondo BSA ne deriverebbe un'impunità di fatto per coloro che sono stati coinvolti in procedimenti per distribuzione di software contraffatti.

Continua Francesca Giudice: "E' evidente che l'adozione di un simile provvedimento andrebbe non solo a vanificare l'enorme lavoro investigativo e giudiziario connesso con i procedimenti in corso, ma rappresenterebbe anche un implicito incentivo alla violazione delle norme in materia di proprietà intellettuale".

"In un momento storico che vede il nostro paese sotto pressione per via della sempre crescente minaccia al Made in Italy, le associazioni di categoria auspicano che il legislatore operi con coerenza, senza abbassare il livello di protezione che il quadro normativo prevede per le opere dell'ingegno ed evitando così enormi danni per l'ecosistema di aziende e lavoratori che ruotano intorno ai titolari dei diritti."
postato da: Masso57 alle ore 13:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:informatica
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