lunedì, 28 gennaio 2008

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1.

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5.

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Art. 6.

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8.

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10.

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11.

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

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categoria:giuste cause
martedì, 15 gennaio 2008
L’operatrice Elena Zaccherini racconta cosa ha visto dall’Africa



“8066S New Holland - KAM 201 T, modello e marca del trattore sono le uniche cose certe di questa giornata. E anche le dimensioni del campo da seminare, 5 acri in tutto. Tutto il resto è incerto: il destino del paese, quanti morti ci saranno oggi, quanti siamo nel campo (bimbi e adulti assieme, tutti raccolti per la semina), come devo seguire le linee incerte del trattore per aiutare a seminare mais e fagioli assieme”. Inizia così il resoconto di Elena Zaccherini, operatrice sociale, coordinatrice del progetto "Ferrara, città sicura e solidale" del Comune di Ferrara. Elena si trova dal 29 dicembre a Chebole, nel distretto di Bomet, Rift Valley Province; un luogo già conosciuto cinque anni fa, quando venne come cooperante; “e ora sono tornata a salutare gli amici Keniani – aggiunge-. Gente semplice ma solida, un pastore protestante e la sua famiglia; con un gruppo di amici e l’aiuto di alcune organizzazioni sosteniamo la casa famiglia che questa gente ha creato: la Casa di Laura, che oggi ospita – e cerca di sostenere - 96 orfani”.
Elena racconta la miseria di un paese sprofondato proprio in questi giorni nella violenza etnica che sta sprofondando la popolazione nell’angoscia. “E oggi si deve seminare il campo; perché il cibo non si compra, ma si produce. Del resto siamo a quattro ore da Nairobi, e questa è una tipica e pacifica area rurale, a stragrande predominanza di Kalengin, Kipsigies per la precisione, che nel complicato mosaico delle tribù in Kenya significa, al momento, opposizione ; sostegno di massa a Raila Odinga, il candidato alla presidenza che denuncia brogli e inganni nella nomina a vincitore di Kibaki..
Sono arrivata in Kenya il 27 dicembre, il giorno delle elezioni, e ho viaggiato per arrivare qui. Ovunque file ordinate di votanti, lunghe anche centinaia di metri, che si snodavano, a seconda delle zone, dentro slum, lungo la strada, fuori dai maniatta masai. Tutte uguali, tutte sotto il sole cocente : pacifiche, silenziose e riservate ; la gente ha sentito molto questo voto. Molti si sono spostati proprio per votare.
E oggi siamo in attesa della lettura dei risultati finali. Non per questo ci si ferma ; ieri ha piovuto, Enok, il figlio del pastore è riuscito a trovare della benzina per il trattore (già pagata a prezzo maggiorato : nel giro di due giorni non se ne troverà più neanche una goccia in tutta la Rift Valley province), e ci siamo spostati nel campo.
Ci sono i lavoranti; Rodha e Rose, le figlie di Bet il pastore; Enok guida il trattore; tanti bimbi, ciascuno di noi con un grosso barattolo di semi, che andiamo a riempire dai sacchi al bordo del campo. Si semina. Mr. Bet in piedi in mezzo al campo sembra un antenna lui stesso ; tiene alta la radio, per riuscire a ricevere la stazione che sta leggendo l’interminabile e controversa lettura dei risultati elettorali. I commenti, ora preoccupati, ora ilari si intrecciano attraverso il campo; si urla, da un solco all’altro, per farsi sentire; i bimbi eccitati corrono a velocità impensabile, considerate le enormi zolle, e che alcuni sono scalzi, mentre altri indossano improbabili stivaloni da pioggia di taglia esagerata.
Vicoti, 15 anni con un passato di abbandono e violenza. Io imparo a seminare, lei che mi aiuta, l’italiano: "How do you say: I'll come to Italy soon?". Le traduco: "Verro’ presto in Italia" ma tu non lo puoi dire, penso. Del resto ho dei dubbi anche sulle mie reali possibilità di poterlo dire. Avrei il volo da Nairobi il tre gennaio, ma le strade sono troppo pericolose. Dovrebbe accompagnarmi Bet con il pick-up, ma è kipsigi, e a Nairobi la prevalenza è di kikuio. Anche ammesso di riuscire a superare un centinaio di chilometri di strada invasa da violenza, blocchi e macerie, arrivati alla fine della Rift Valley Bet rischierebbe la vita, e certo la macchina si trasformerebbe in una carcassa bruciata come le molte che vedro’. In ogni caso non abbiamo benzina.
Rachel, la moglie del pastore, supervisiona e partecipa alla semina. Le chiedo mentre i lavoranti aspramente inveiscono contro la lettura dei risultati delle sezioni elettorali della Rift Valley, "Rachel, perchè nel mezzo di questo caos siamo sparsi nel campo sotto il sole? E perchè seminiamo mais e fagioli assieme?" "Perchè sono una madre e devo pensare ai miei bimbi. Come te. E perchè mais e fagioli crescono meglio assieme".
E le persone no? Il Kenya ha sempre vissuto pacificamente la mescolanza delle proprie etnie. Per le donne africane il futuro è un incessante lavoro quotidiano. E la sapienza semplice. La combinazione di mais e fagioli assieme fissa l’azoto della terreno, impedendone l'impoverimento, e rendendo superfluo l'uso di pesticidi per controllare i parassiti. Per Rachel è semplicemente una cosa che faceva sua madre. La situazione comincia a precipitare: lo capisco dalla rabbia della gente che si raccoglie sotto un acacia in mezzo al campo, dove Mr. Bet con radio e cellulare cerca di capire come la crudele illusione della democrazia sia manipolata in questo momento dai potenti di turno.
Siamo tutti preoccupati. Eric, l’altro figlio del pastore, chiama da Kericho, zona di sterminate piantagioni di verdissimo te. Sono scoppiati I primi disordini: folla, violenza, la polizia spara, ci sono dei morti, negozi saccheggiati, autobus rovesciati e bruciati; lui è nascosto assieme ad altri che si sono barricati in un edificio. La gente comincia ad annusare l'inganno. Qui la rabbia si sfoga contro I kikuio e I Kisii, le due tribù che sostengono il presidente. Si comincia la distruzione dei negozi, delle case. E da Nairobi, il silenzio delle fonti ufficiali, il black out informativo. La gente dice che Odinga ha avuto la stragrande maggioranza dei voti, ma Kibaki intende giurare come presidente senza che la validità e regolarità delle elezioni venga verificata.
Torniamo tutti a casa, oltre i campi ; due amici kenyani, compagni d’università di Rose, ci raggiungono da Eldoret, la città col più alto numero di morti nei giorni successivi. Ci descrivono una situazione di caos, fuoco e violenza lungo tutta la strada : tutte le macchine e autobus vengono fermati : se per disavventura e incauta decisione tra gli occupanti si trovano Kisii o Kikuio, il mezzo viene bruciato, e la gente deve scappare. La mattina dopo c'è uno strano silenzio ovunque. Sospesa ogni trasmissione radiofonica e televisiva fino a nuovo ordine. Le ricariche per i cellulari sono introvabili, e le persone non riescono neppure più a chiamarsi da un capo all’altro del Kenya per capire cosa succede. In un ansia e panico crescente diventa chiaro che non è possibile comunicare, nè spostarsi. Il Kenya è in bilico. E mentre tutti trattengono il fiato, senza preavviso, riprendono le trasmissioni : Kibaki giura come presidente del Kenya e torna il blak out.
Tutto precipita : vicino alla scuola dove ci troviamo, i due centri principali della zona vengono dati alle fiamme. A Bomet l’esercito ha scaricato un reparto di forze speciali, si sente sparare, ci sono morti. A Litein bruciano case e negozi. Non chiudiamo occhio tutta notte. Si vedono i fuochi intorno, si sentono le urla della folla di giovani spostati che al di la delle ragioni politiche sfoga così la rabbia di un paese in cui l’ economia è in caduta libera e dove anche prima delle elezioni il futuro, per la maggioranza della gente, è un sogno sfuocato. "Tomorrow is only a dream" recitava l-adesivo sopra la testa del guidatore dell’autobus che qualche giorno fa i ha portato fin qui.
E di nuovo è buio, tutti assieme nella cucina col tetto di paglia. Sento urla poco lontane. "Cosa succede?" chiedo. "Sono i nostri vicini". Dall’altra parte del campo vedo le tonde capanne e le case di legno. "Stanno bruciando la casa di un Kisii, ha votato Kibaki. E quando hanno finito vanno a sgozzargli le capre". "Ma perché lo fanno? Vivete assieme!" Rose scuote la testa senza risposta.
"E loro dove sono?" "Se ne sono andati due giorni fa"
Anche io sono riuscita a scappare. Uso scappare, perché è una parola codarda, e codarda mi sono sentita. Uso scappare perchè ho deciso di farlo quando hanno cominciato a sparare davanti alla casa, oltre gli alti eucalipti, mentre un autobus di Kisii veniva fermato, bruciato, e tutti venivano fatti scendere. Uso scappare perchè ho potuto farlo solo grazie a Bet, che ha usato per me l’ultima benzina rimasta, e con un pik up carico di sette soldati armati mi ha permesso di raggiungere Tenwek, un ospedale missionario americano a circa 15 km.
Abbiamo usato strade dell’interno, sconnesse, nascoste. E passandomi davanti agli occhi, nella sua normalità dal futuro incerto e drammatico, tutto si è velato di dolore: le case, il verde rigoglioso, i bimbi lungo la strada, gli sguardi delle donne, ignari e curiosi, gli asini lenti. Due bimbe, di non più di tre e due anni, al passaggio del pick up, sono scappate abbandonando al centro della strada una piccola tanica d’acqua che la grande portava sulla schiena, grazie ad una striscia di stoffa a fiori colorata. Il pick up ha dovuto frenare di colpo, e tutti abbiamo riso. Io ho pregato che questa potesse essere per lei l’ unica paura nelle prossime settimane o mesi.
Il giorno dopo, negoziando la protezione di una una macchina di scorta dell-esercito, io e la famiglia di un radiologo americano, siamo riusciti a salire su un volo di emergenza della Missionary Aviation Fellowship (un particolare ramo di missionari protestanti che svolgono il loro ministero appoggiando con i propri aerei le missioni evangeliche dell-East Africa). Lungo la strada verso la pista polverosa e sconnessa, cisterne della benzina bruciate, pietre e tronchi di traverso sulla strada ; i resti di decine e decine di fuochi sull’asfalto e di edifici fumanti.
Sento di avere tradito i miei amici, lasciandoli; da Nairobi mando loro richariche per il cellulare, per dar loro la possibilità di fare almeno chiamate di emergenza. Non posso fare altro, e tenerli informati Mi dicono che è finito zucchero, farina, uova ; Gordon Brown oggi ha parlato con entrambi i leader invidandoli ad una dichiarazione congiunta che fermi la violenza. Ieri ad eldoret è bruciata la chiesa. Sono morti sopratutto donne e bambini. Con gli stessi sorrisi dei bimbi che domenica cantavano allegri nella chiesa de legno del villaggio vicino a noi. Ho il cuore pesante e solo domande.
Ho telefonato a Bet poco fa. Gli ho chiesto "Cosa fate ora?"
"Ora seminiamo, senza il trattore. Kasi Iendelee" Mi dice, ridendo amaramente.
In Swahili "Il lavoro continua", è lo slogan dell’avversario, Kibaki.
Ringrazio Mr. Bet e la sua famiglia per quello che hanno fatto per me. E spero che qualcuno possa fare qualcosa per loro e per il Kenya.


© per il testo: Elena Zaccherini, estense.com
  per l'immagine: fonte BBC    

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categoria:giuste cause, diritti negati
venerdì, 12 ottobre 2007



Aiutiamo il popolo Birmano aggiungendo questo post e queste immagini al proprio blog.(Questo è un nuovo tipo di protesta on line che usa i blog per diffondere globalmente una petizione, per partecipare seguite le istruzioni del post).
S
i tratta di democrazia e diritti umani basilari.
Per favore aiutate a prevenire una   tragedia umana in Birmania (Myanmar)
aggiungendo il vostro blog e chiedendo ad altri di fare lo stesso. Passando il testimone attraverso la blogosfera, speriamo di generare maggiore consapevolezza e di evitare un massacro. In quanto attenti cittadini del mondo, questo è quanto noi bloggers possiamo fare.

come partecipare:

copia l'intero post sul tuo blog includendovi questo numero speciale

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Dopo qualche giorno cerca su Google questo numero per cercare tutti i blog che partecipano alla protesta e petizione. Potrebbe occorrere qualche giorno in più perchè il tuo blog appaia nei risultati a causa del modo in cui google indicizza i blogs.


Ho aderito anch'io alla sollecitazione dell'amica Harmonia pubblicando quanto sopra, nella speranza di raggiungere un gran numero di partecipanti e dissidenti tra gli amici che avranno la cortesia di passare da queste parti.

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categoria:giuste cause, diritti negati
domenica, 15 luglio 2007

di Furio Colombo

Chi avesse assistito nella mattina di venerdì 13 luglio al dibattito al Senato sul riordino dell’ordinamento giudiziario avrebbe notato subito un grave errore nel “manifesto per il Partito democratico” firmato da Rutelli, Chiamparino, Cacciari, Follini. Quel manifesto, pubblicato lo stesso giorno da Europa col titolo “Il coraggio delle riforme” dice: «È finita la lunga stagione in cui la coesione del centrosinistra è stata garantita dall’antagonismo verso Berlusconi». Ecco la prova dell’errore.
Il senatore Gerardo D’Ambrosio si era appena alzato a parlare sulla legge che deve cancellare la nefanda “riforma Castelli” quando la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco è scesa nell’emiciclo per urlare all’ex procuratore della Repubblica di Mani Pulite: «Delinquente, assassino, zitto assassino, questo è il tuo giorno!». Anna Cinzia Bonfrisco, pur essendo immensamente volgare nonostante capelli e trucco già pronti per una festa e un abito argento da pubblicità dei cioccolatini, non è matta. E infatti il senatore Schifani ha ingiunto a D’Ambrosio di chiedere lui scusa alla senatrice insultante. E Buttiglione le ha baciato la mano. Tutti hanno ricevuto gli ordini e il messaggio. La sera prima Berlusconi era in televisione, due “dirette” di Rai e di Sky (oltre al Tg 2). Dirette che non toccheranno mai a George W. Bush quando avrà lasciato la Casa Bianca e non toccheranno mai a Chirac, a Shroeder, persino al carismatico Tony Blair. Insomma, mai a nessuno, in Paesi di normale democrazia.
In Italia Berlusconi è tutt’ora in grado di stare, come vuole e quando vuole, al centro della scena. È in grado di prendersi la “diretta” e di incitare il Paese alla rivolta. Berlusconi in una piazza di Napoli ha mentito per due ore. Ha detto persino (citazione) «Ho fatto più di trenta riforme, 106 opere pubbliche e 12 codici». Proprio così. Ha detto «12 codici». E ha chiamato l’Italia alla rivolta. I suoi senatori ci stanno.
Invano i capigruppo Zanda dell’Unione e Russo Spena di Rifondazione difendono D’Ambrosio e invocano il ritorno alla ragione. La manifestazione indecente si porta via una buona ora nella triste storia di questo Senato. Ma il punto è stato fermamente segnato.
Berlusconi è (politicamente) vivo e combatte insieme a loro. Perché ripetere il grande errore di negarlo? A beneficio di chi? Non del Partito democratico.
***
Ma ecco ciò che sto per dire ai lettori di questo giornale, a coloro che mi seguono la domenica e che rispondono con e-mail di obiezioni e sostegno, approvazione e dissenso ai miei interventi: intendo candidarmi alla segreteria del nascente Partito democratico. Questo, vi è chiaro, non è l’annuncio del giornale l’Unità, che resta libero e aperto a tutte le candidature (speriamo molte). È l’annuncio di un candidato.
Immagino una prima legittima obiezione: ma non avevamo detto di fare spazio ai giovani? È una obiezione giusta è non c’è alcuna risposta logica se non questa: ognuno fa (deve fare) quello che può, quando può. Se lo fa bene, in una situazione che interessa tutti (o tanti) come questa, lo fa per passare il risultato agli altri. Che vuol dire: prima di tutto, per cambiare il gioco. O almeno per arricchirlo, se ci riesce, naturalmente.
La seconda obiezione è mia, nella forma di una incertezza. Si può partecipare alle elezioni primarie per la segreteria del Partito democratico, con una serie di regole che sembrano scritte per gli apparati dei partiti (i due “grandi”, Ds e Margherita), i soli ad essere presenti e a poter agire in fretta su tutto il territorio del Paese?
Vorrei ricordare che le elezioni primarie americane si svolgono nell’arco di molti mesi, Stato per Stato, luogo per luogo, quasi mai con coincidenza e sovrapposizione di date, e che ogni singolo episodio (vincere o perdere nel Vermont o in quale graduatoria ci si piazza nelle primarie del Maine) si riflette sia nel luogo sia nella opinione pubblica nazionale (nel 1980 Bush padre prevaleva su Reagan in alcune singole primarie, ma Reagan guadagnava sempre più favore nei sondaggi, anticipando i risultati delle votazioni successive).
Non dubito che gli addetti al disegno definitivo di percorsi e di regole - proprio perché scelti e nominati e insediati in base, devo pensare, a esperienza e buon senso - si porranno il problema più importante per questa nuova entità politica: come si nasce nel nuovo partito (dalla partecipazione alla candidatura) se non si è figlio di uno dei due partiti?
Intendo infatti rappresentare coloro che figli dei partiti non sono, non hanno alcun passato partitico da ricordare o da dimenticare. Intendo portare al centro dell’attenzione dei nuovi democratici lo squilibrio sociale nel quale vive il nostro Paese e la cui descrizione e interpretazione abbiamo affidato - chissà perché - soltanto agli uffici studi di banche e imprese, mostrando invece una sorta di istintivo fastidio, quasi una reazione allergica, se, quando parlano i sindacati.
***
Userò ancora per un momento il “manifesto” Rutelli-Chiamparino- Cacciari-Follini per indicare la diversità (e anche, se volete, l’estraneità) della mia candidatura rispetto a ciò che fino ad ora è stato detto e anche celebrato.
Dicono i nostri, fra l’altro, che «modernizzare l’Italia non è solo indispensabile ma può essere popolare». Affermo che la vera innovazione e modernità del Partito Democratico non è una gettata di cemento in più o in meno ma riconquistare, attraverso comunicazione chiara e immediata, attraverso il contatto continuo e l’ascolto, la partecipazione dei cittadini, che sono, o si sentono adesso, troppo lontani dai punti di decisione e troppo estranei ai modi in cui si decide. Vicenza è un capolavoro negativo, da non ripetere. Nessuno, mai, (tranne la finta rappresentanza istituzionale di un sindaco inadeguato) ha interpellato o ascoltato i cittadini di quella città sulla base Usa da costruire. Il mio modello sono i town meeting (assemblea di città o di villaggio) di Bill Clinton. S’intende che la decisione finale era responsabilità del presidente. Ma prima il presidente girava mezza America per spiegarsi e ascoltare, due atti essenziali di un governo moderno.
«Coesione sociale è il futuro», affermano i “coraggiosi” di Rutelli. Ma coesione sociale è un punto di arrivo, non di partenza. Sul terreno troviamo un’Italia spaccata e divaricata in cui gli operai vengono ammoniti a non pretendere troppo sulle pensioni, ma è “moderno” stare bene attenti alle “giuste richieste” delle imprese.
Aggiungono i “coraggiosi” che bisogna dare «potere alla creatività dei giovani, un ascensore sociale che torni a far salire talenti, merito, lavoro».
Traducendo dallo stretto politichese, io dirò (direi, se risulterà possibile candidarsi) che ci si deve impegnare nel sostegno - e rifinanziamento - della scuola pubblica e dei suoi insegnanti; che occorre motivare le banche a sostenere con prestiti sulla parola i giovani universitari che non hanno la protezione di una famiglia agiata, ma meritano il prestito (come negli Usa e in Inghilterra) in base ai voti; che il merito non conta niente nel mondo del precariato e della raccomandazione. E che dunque tutto ricomincia dalla squalifica del familismo professionale (i genitori fortunati a cui subentrano figli o nipoti fortunati) e dal ritorno di concorsi bene organizzati e tecnicamente irreprensibili.
Nel manifesto dei “coraggiosi” trovo una frase inspiegabile in un testo politico. È la seguente: «È urgente uscire dall’inverno demografico». Sono stupito e dirò perché. Il problema di governare è creare accesso alle scuole, anche quelle specialistiche, anche quelle costose; al lavoro, attraverso un disegno dei percorsi che non abbandoni i giovani alla solitudine (più soli, più poveri); alla casa, attraverso progetti e programmi che, da decenni, non esistono più. Tutto ciò è urgente, ed è responsabilità pubblica. I figli sono una splendida scelta privata su cui i politici, in un contesto politico, non hanno niente da dire.
***
Trovo strana, infine, e un po’ minacciosa, la frase finale (dunque, in senso retorico, la più importante) del manifesto Rutelli-Chiamparino-Cacciari-Follini che alcuni considerano fondativi del nuovo Partito Democratico. Trascrivo: «La maggioranza che ha vinto deve governare i cambiamenti. Sappiamo che potrà essere confermata solo se soddisferà le attese degli elettori. Altrimenti il Partito Democratico dovrà proporre una alleanza di centro sinistra di nuovo conio. Per non riconsegnare l’Italia alle destre. Ma soprattutto per non essere imprigionato dal minoritarismo e dal conservatorismo di sinistra, né della paralisi delle decisioni».
Il problema grave posto da questa frase è che prefigura uno spostamento di scena in cui esce dalla inquadratura una parte della sinistra, arbitrariamente definita da un presunto vertice illuminato. Ed entra in scena una parte della destra, indicata con la elegante espressione «un centrosinistra di nuovo conio».
Sostengono gli illuminati che «Veltroni a queste ragioni si ispira». Non mi risulta. In ogni caso propongo di battermi per un Partito Democratico meno gassoso e più fondato sulle cose, non tante. Ma chiare e sempre spiegate.
***
Proverò a riassumere.
Il Partito Democratico a cui penso è perfettamente cosciente del perdurare della minaccia Berlusconi, che continua a essere visto, anche fuori dall’Italia, come l’incognita allo stesso tempo ridicola (vedi le sue domande parafasciste e un po’ insultanti per la folla di Napoli) e pericolosa per la nostra vita pubblica. Lo sbarramento a Berlusconi si realizza con la presentazione (già avvenuta) e il sostegno (di cui siamo in attesa) di una legge che ponga invalicabili ostacoli al conflitto di interessi.
Il Partito Democratico a cui penso si fonda sulla più rigorosa legalità, vuole sapere tutto dello spionaggio militare a cui sono stati sottoposti magistrati e giornalisti nei cinque anni del governo Berlusconi, e sull’intreccio di quello spionaggio con le intercettazioni private da parte di una grande impresa esente da conseguenze e sugli effetti mediatici di tutta l’operazione.
Quanto è stata deviata, inquinata, cambiata, avvelenata da quella vasta operazione illegale l’informazione su tutto ciò che sappiamo delle vicende italiane?
Il Partito Democratico in cui intendo impegnarmi propone come temi fondamentali i diritti civili, il lavoro, la scuola, la salute, la ricerca, l’ambiente, la casa. Tutto ciò nel quadro - rigorosamente confermato - della Costituzione italiana. Si tratta di settori e aspetti della vita a cui il mercato (grande e superiore eroe della modernità) non provvede o che preferisce ignorare quando il costo non ha immediata contropartita. Le grandi democrazie ci dicono che la contropartita è costituita dai due valori della fiducia e della partecipazione dei cittadini.
Il Partito Democratico di cui parlo capisce e si fa capire, in uno sforzo di comunicazione che non tollera zone d’ombra, segreti e cose non dette. Non vuole la solitudine disorientata dei cittadini con cui nessuno parla, spiega, ascolta prima di decidere.
Il Partito Democratico di cui stiamo parlando non sarà il congiungersi di due burocrazie di partito ma l’afflusso libero di cittadini decisi a essere protagonisti della vita pubblica e non spettatori passivi.
L’impegno è un paesaggio finalmente normale in cui la sinistra è a sinistra e la destra a destra, contando non sulla contaminazione o l’incrocio dei poli ma sulla chiarezza e sul riconoscimento reciproco, una volta espulsa l’illegalità e il conflitto di interessi dalla scena pulita della vita pubblica italiana.
Sinistra è lo spirito della tradizione solidaristica europea, dello schierarsi socialista e cristiano con i più deboli, della tolleranza “liberal” e multiculturale di impronta americana, tutti valori che sono il più vicino possibile alla pace, alla giustizia, alla eguaglianza almeno come punto di partenza. L’impegno è di restituire al cittadino laico lo stesso riguardo, rispetto e attenzione che viene dedicato al credente e alle gerarchie religiose del credente.
Per tutte queste ragioni chiederò, se sarà possibile - ai cittadini che si orientano a sostenere e dare vita e anima al Partito Democratico - di considerare la mia candidatura indipendente e laica che propongo nello stesso spirito con cui alcuni si candidano, in questo periodo, alle elezioni primarie americane. Lo spirito è dare un contributo di proposte e di esperienza, che altrimenti non ci sarebbe. Lo spirito è far sapere ai cittadini che voteranno in queste elezioni primarie che si apprestano a scegliere tra veri candidati e vere proposte alternative.
La vostra risposta di lettori sarà il primo modo di rendere possibile questa candidatura. Essa è soggetta, come già detto, a un chiarimento e a una condizione. Il chiarimento è che l’Unità, con questo articolo, ospita la mia intenzione. È un annuncio, non un “endorsement” (cioè quando i grandi quotidiani americani, sotto elezioni, dichiarano le loro scelte politiche ai lettori).
La condizione è che le regole consentano davvero la partecipazione di candidati senza apparato di partito e scorta di carica.
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da "L'Unità" del 15.7
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Ecco, credo proprio che il 14 ottobre......

 

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categoria:giuste cause
giovedì, 14 giugno 2007

                                          RISPARMIO ENERGETICO

 

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare 36/E con riferimento alle detrazioni d’imposta introdotte dalla Finanziaria 2007 (commi 344 – 349) sostenute entro il 31/12/2007, per lavori di riqualificazione energetica effettuati sugli edifici esistenti o su parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale posseduti o detenuti.

La dizione edifici “esistenti” esclude tutti quelli di nuova costruzione perché la norma ha per oggetto il recupero degli edifici.

La  prova dell’esistenza dell’edificio è data dall’iscrizione al catasto o dalla presentazione al catasto della domanda di accatastamento o dal pagamento dell’ICI.

 

Danno diritto alla detrazione d’imposta le spese sostenute per:

 

1) interventi di riqualificazione globale:

 

I suddetti interventi sono coperti da agevolazione purché:

- conseguano un risparmio dell’energia utilizzata per il riscaldamento pari ad almeno il 20% rispetto ai valori limite di fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale indicata nella tabella 1 allegato C del decreto 192/2005;

- gli edifici oggetto delle stesse siano già dotati di impianto di riscaldamento.

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 100.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

2) interventi su strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti) e verticali (finestre ed infissi, persiane, scuri, cassonetti incorporati nel telaio dell’infisso):

 

I suddetti interventi sono coperti da agevolazione purché:

- rispettino i requisiti di dispersione di calore fissati dalla tabella dell’allegato D del decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato di concerto con il ministro dello Sviluppo Economico il 19/2/07 (GU 26/02/07).

Nel caso in cui le vecchie strutture orizzontali e verticali già fossero conformi agli indici indicati nella predetta tabella, per aver diritto alla detrazione è necessario che il tecnico che redige il certificato di asseverazione indichi il valore di dispersione di calore originario e quello successivo all’intervento, che deve essere inferiore al precedente.

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 60.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

3) installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda:

 

Per questo intervento non è richiesto che gli edifici siano già dotati di impianto di riscaldamento.

I suddetti pannelli devono avere delle particolari caratteristiche tecniche indicate nell’articolo 8 del decreto 19/02/07 emanato dal ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il ministro dello Sviluppo Economico(pubblicato sulla G.U. 26/02/07).  

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 60.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

4) sostituzione integrale o parziale di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione

 

Le caratteristiche tecniche dei suddetti impianti sono indicate nell’articolo 9 del decreto 19/02/07 emanato dal ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il ministro dello Sviluppo Economico (pubblicato sulla G.U. 26/02/07).  

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 30.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

 

L’articolo 4 del sopraindicato decreto specifica che per aver diritto alle 4 sopraelencate agevolazioni non bisogna inviare comunicazione preventiva di inizio lavori al Centro operativo di Pescara , è invece necessario:

 

- che nella fattura sia indicato separatamente il costo della manodopera;

- che la corrispondenza degli interventi effettuati ai requisiti tecnici richiesti dal predetto decreto (asseverazione) sia attestata da un tecnico abilitato alla progettazione di edifici e di impianti, regolarmente iscritto all’ordine o collegio professionale (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, dottori agronomi, dottori forestali, periti agrari);

- che entro 60 giorni dalla fine dei lavori (e comunque entro il 29/2/2008) sia trasmesso copia dell’attestato di certificazione energetica dell’edificio per via telematica con ricevuta informatica (al sito www.acs.enea.it ) o per raccomandata con ricevuta di ritorno all’ENEA Dipartimento ambiente, cambiamenti globali e sviluppo sostenibile (Via Anguillarese 301, 00123 Santa Maria di Galeria – Roma).

Si precisa che l’attestato di certificazione energetica dell’edificio deve essere prodotto in base a quanto indicato dai comuni o dalle regioni, nel caso in cui questi enti non abbiano rilasciato alcuna indicazione, il contribuente deve trasmettere al posto di questo attestato, l’attestato di qualificazione energetica secondo quanto indicato dall’allegato A del decreto 19/02/07.

I suddetti attestati devono essere rilasciati da uno dei summenzionati tecnici abilitati;

- che entro 60 giorni dalla fine dei lavori (e comunque entro il 29/2/2008) sia trasmessa la scheda informativa relativa agli interenti realizzati, redatta secondo lo schema dell’allegato E del suddetto decreto, per via telematica con ricevuta informatica (al sito www.acs.enea.it ) o per raccomandata con ricevuta di ritorno all’ENEA Dipartimento ambiente, cambiamenti globali e sviluppo sostenibile (Via Anguillarese 301, 00123 Santa Maria di Galeria – Roma).

La scheda informativa deve riportare i dati identificativi del soggetto che ha sostenuto le spese, dell’edificio su cui sono stati eseguiti i lavori, la tipologia dell’intervento eseguito, il risparmio di energia realizzato, il costo;

- che il pagamento all’impresa che esegue i lavori sia effettuato con bonifico.

 

Sono detraibili anche le spese professionali, quindi anche quelle sostenute per acquisire la certificazione energetica richiesta dalle legge.

 

Il limite massimo della detrazione è riferito alla unità immobiliare oggetto dell’intervento e quindi deve essere suddiviso tra i detentori o possessori dell’immobile, in ragione delle spese da ciascuno effettivamente sostenute.

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mercoledì, 08 novembre 2006

L'Associazione Italiana Carlo Urbani è una Onlus nata nel luglio del 2003 con lo scopo di continuare la straordinaria opera umanitaria di Carlo Urbani, Medico Senza Frontiere scomparso a causa della SARS, malattia che lui stesso aveva per primo individuato. Presidente dell'AICU è la moglie di Carlo, Giuliana Chiorrini.


Non si tratta di fortuna. Si tratta di vita.
Buttando simbolicamente 1 euro nelle acque del Madagascar
puoi salvare 10 bambini dai pericolosi parassiti che
ne infestano le acque.

L'anno scorso il Novembre Solidale Aicu ha raccolto poco meno di 140.000 euro a beneficio di quasi un milione e mezzo di bambini vietnamiti. Quest’anno l’obiettivo è curare altrettanti bambini malgasci da due malattie parassitarie, la schistosomiasi e le elmintiasi intestinali, che causano danni irreparabili e spesso la morte, sostenendo inoltre le strutture sanitarie locali al fine di assicurare un trattamento continuato nel tempo e scongiurare ripetute infezioni.

Oggi possiamo ripetere questo straordinario risultato con il tuo aiuto.

Dal 1°al 22 Novembre 2006 invia un sms solidale
al
48583
Da cellulari e da rete fissa, al costo di 1 euro.

Aicu devolverà l'intero ricavato al progetto di lotta contro la schistosomiasi e le elmintiasi intestinali nel Madagascar.
Con ogni euro verranno curati 10 bambini.

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