sabato, 09 giugno 2007
VACANZE DA PAPA

Papa Benedetto XVI domenica mattina all' Angelus: "che il mondo non si dimentichi che in Africa c'è gente che ogni giorno muore di fame".

Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che papa Benedetto XVI trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.

La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345 mila euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite".
Spiccano i 20 mila euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50 mila euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro.
Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa".
Non si escludono lamentele delle guardie svizzere: appena 7 mila euro per la realizzazione di un sentiero in ghiaia a loro dedicato, compresi corrimani di sostegno, passerelle, parapetti e tende di protezione dalle intemperie.
postato da: Masso57 alle ore 11:20 | Permalink | commenti (3)
categoria:fondi pubblici
giovedì, 14 dicembre 2006
dal  "Corriere della sera" - 13 dicembre 2006

Pecunia non olet
E la ex vandeana Irene difende Lele Mora
Fu la pulzella dell'ortodossia cattolica, ma ora dice: senza di lui portavo a casa contratti poveri
di Gian Antonio Stella

Peccato non ci sia più Sergio Saviane. Chissà come si sarebbe divertito, l'inventore di neologismi immortali quali «mezzibusti», «pippibaudi», «velinari», a leggere l'intervista di Irene Pivetti sul suo disinvolto impresario Lele Mora. Ai tempi in cui la Signorina Presidente della Camera si dava arie da statista manco fosse l'imperatrice Teodora, Sergio aveva osato scrivere che pareva una «gobbetta soppressada», scherzosa definizione che i veneti danno di quelli che hanno la faccia, il pallore, l'aria da gobbi pur non essendo gobbi. E si era beccato una querela che, benedetta da un giudice che aveva lui pure scambiato la futura sexy-sciura Brambilla per l'imperatrice Teodora, era sfociata addirittura in una condanna. Pagata di tasca sua, giacché La Voce non c'era più, da quel gentiluomo di Indro Montanelli.
Ma ve la ricordate, all'epoca? Portava al collo la «croce della Vandea». Indossava severi tailleur modello signorina Rottermaier (vedi alla voce Heidi) bacchettando tutti quelli che osavano sorridere della sua solenne postura: «Il Presidente della Camera non ha sesso». Diceva di avere sul comodino libri «su santa Teresa». Sceglieva come slogan elettorale: «La tua anima a Dio, il tuo voto a Bossi». Bacchettava i cattolici troppo timidi: «La legge sull'aborto va rivista da cima a fondo».
Era così presa da questo ruolo di pulzella dell'ortodossia, che tuonava sul «preciso dovere di un cattolico di adoperarsi per convertire gli altri senza lasciarli nell'errore», denunciava Babbo Natale come «un ciccione commerciale», spiegava di «parlare spesso» col suo angelo custode e arrivava a teorizzare: «È dovere di un cattolico non sottoscrivere acriticamente l'articolo 18 della dichiarazione dei diritti dell'uomo che garantisce a ogni persona la possibilità di professare il proprio culto. L'obiettivo è la costruzione di una società nella quale il culto cattolico sia condiviso da tutti». Per non dire di quella volta che, non più presidentessa della Camera (dove ha incredibilmente ancora un ufficio), vinse la pigrizia (96% di assenze come deputato) per presentare una interrogazione dove chiedeva fosse impedito alle edicole dalle parti del Vaticano di esporre giornali porno. Insomma, direbbe Saviane, una «suoreta soppressada».
Pochi anni et voilà, eccola in cuoio e borchie sguainar la spada per difendere stavolta Lele Mora coinvolto nell'inchiesta di John Woodcock.
Lele che, stando al formidabile «Catalogo dei viventi» di Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini, dice di amare «la correttezza e la giustizia» ma che purtroppo è stato arrestato in un'inchiesta su un giro di cocaina («mai pippata»), accusato a Verona di procurare amichette ai calciatori, rinchiuso in galera per truffa («Non era una truffa. Uno mi aveva pagato l'affitto con assegni postdatati. E per evitare che li incassassi mi ha denunciato. Anche qui tutto si è risolto in nulla»), imputato per una evasione miliardaria: «Ho pagato il mio condono e tutto è andato a posto. Quando c'è un forte giro di soldi, qualche errore si può fare, capita a tutti. Ho sbagliato, ho pagato. Non erano cinque miliardi. Un miliardo e otto». Insomma, proprio il tipo che un tempo avrebbe confermato l'erinni Irene nelle sue marmoree convinzioni: «Se un giorno mia figlia mi chiedesse un consiglio, le sconsiglierei la politica e lo spettacolo: sono mondi umanamente scadenti». Una manciata di anni dopo, a suo agio in entrambi quei mondi, ecco come difende il suo Lele: «Non è Biancaneve, ma l'ho scelto proprio per questo. Prima sono sempre stata seguita da avvocati, tutti gran signori. Però portavo a casa un contratto che valeva la metà».
Traduzione: al diavolo i signori, pecunia non olet.

postato da: Masso57 alle ore 08:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:fondi pubblici, truffe italiane
venerdì, 25 agosto 2006
Difesa, i forti legami tra Tel Aviv e Roma
Un anno fa il voto «Cooperazione con Israele nel campo della difesa»: è legge l'intesa stipulata dal governo Berlusconi

Manlio Dinucci

Il governo Berlusconi il 16 giugno 2003 stipulò con quello israeliano un memorandum d'intesa per la cooperazione nel settore militare e della difesa. Dopo essere stato ratificato al senato nel febbraio 2005 (grazie ai voti del gruppo Democratici di sinistra-Ulivo schieratosi col centro-destra) e alla camera in maggio, il memorandum d'intesa è divenuto Legge 17 maggio 2005 n. 94, entrata in vigore l'8 giugno.
Come avevano sottolineato i ministri Frattini e Martino, è «un preciso impegno politico assunto dal governo italiano in materia di cooperazione con lo stato d'Israele nel campo della difesa». La cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate dei due paesi - istituzionalizzata dalla Legge 94 (2005) - riguarda «l'importazione, esportazione e transito di materiali militari», «l'organizzazione delle forze armate», la «formazione/addestramento». Sono previste a tale scopo «riunioni dei ministri della difesa e dei comandanti in capo» dei due paesi, «scambio di esperienze fra gli esperti», «organizzazione delle attività di addestramento e delle esercitazioni».
In tale quadro, nel marzo 2005, la marina militare italiana ha guidato la flotta che ha svolto nel Mar Rosso la prima esercitazione navale congiunta Nato-Israele. Nell'aprile 2005 il capo di stato maggiore dell'aeronautica militare israeliana ha compiuto una visita in Italia. Nel giugno 2005 la marina israeliana ha partecipato con quella italiana a una esercitazione nel Golfo di Taranto. Nel gennaio 2006 si è svolta la prima visita ufficiale di un capo di stato maggiore dell'aeronautica militare italiana in Israele. Come informa un comunicato ufficiale (13 gennaio 2006), l'incontro è servito a «discutere diverse tematiche di reciproco interesse e continuare il dialogo già avviato tra le due aeronautiche. L'aeronautica israeliana, una delle migliori forze aeree del mondo per motivazione del personale e livello tecnologico dei sistemi d'arma impiegati, ha mostrato interesse a continuare i rapporti di collaborazione nel settore dell'addestramento con la possibilità di effettuare attività esercitative congiunte, sia in Israele sia in Italia, che possano incrementare il livello di interoperabilità». Nel maggio 2006, l'aeronautica israeliana ha partecipato con cacciabombardieri F-15 all'esercitazione dell'aeronautica italiana «Spring Flag 2006», svoltasi in Sardegna dall'8 al 27 maggio. La Svezia si è rifiutata di parteciparvi, in quanto «la partecipazione dell'aeronautica israeliana cambia i prerequisiti dell'esercitazione» (Haaretz, 28 aprile). Un mese e mezzo dopo i cacciabombardieri israeliani attaccavano il Libano.
Oltre a tali attività, la Legge 94 (2005) prevede la cooperazione con Israele nella ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie militari tramite «lo scambio di dati tecnici, informazioni e hardware». Vengono inoltre incoraggiate «le rispettive industrie nella ricerca di progetti e materiali» di interesse comune. E' in tale quadro che, nell'incontro del gennaio 2006, il capo di stato maggiore dell'aeronautica israeliana ha «evidenziato notevole interesse sulle capacità operative di alcuni sistemi d'arma impiegati dall'aeronautica militare italiana, auspicando in futuro una più stretta collaborazione tra le industrie aeronautiche italiana ed israeliana». Tale collaborazione, già in atto, è più ampia di quanto appaia. Il fatto che il disegno di legge fosse stato presentato dai ministri degli esteri e della difesa «di concerto» col ministro dell'università e della ricerca, Letizia Moratti, indica che il governo Berlusconi intendeva coinvolgere nella cooperazione militare con Israele anche centri di ricerca universitari. Così è stato.
Come informa l'Ambasciata italiana a Tel Aviv in «Notizie italiane» (febbraio 2006), il ministro Moratti «ha approvato il finanziamento (10,2 milioni di euro) di 31 progetti di ricerca congiunta con controparti israeliane, attuando così diversi accordi bilaterali firmati dal ministro stesso durante la sua missione in Israele nel 2004». Le controparti italiane sono il Cnr, la Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, le università di Milano, Roma, Torino, Bologna e altre. Le controparti israeliane sono soprattutto l'istituto Weizmann e l'istituto tecnologico Technion, ciascuno dei quali partecipa a dieci progetti. Nel campo scientifico e tecnologico, siamo nell'area grigia in cui non c'è una netta linea di demarcazione tra ricerca a fini civili e ricerca a fini militari. Per di più, il memorandum sulla cooperazione militare con Israele stabilisce che «le attività derivanti dal presente accordo saranno soggette all'accordo sulla sicurezza», il quale prevede la massima segretezza. C'è però un dato certo: l'istituto Weizmann è il principale centro di ricerca che ha permesso a Israele di costruire e potenziare il proprio arsenale nucleare. Attualmente, documenta l'organizzazione statunitense Global Security, esso compie avanzate ricerche sugli effetti delle armi nucleari. Il Technion compie invece ricerche sulle armi a energia diretta, soprattutto su quelle a microonde, che Israele ha probabilmente già usato a Gaza e in Libano.
Con perfetto approccio bipartisan, anche la Regione Lazio e la Provincia di Milano, i cui presidenti sono stati eletti dall'Unione, hanno promosso progetti di ricerca comune con controparti israeliane. Il progetto della Regione Lazio, firmato a Roma l'11 luglio 2006 (due giorni prima dell'attacco al Libano), prevede la cooperazione nel settore spaziale ed elettronico (le cui applicazioni militari sono evidenti). Analogo quello della Provincia di Milano, che ha deciso di «investire nell'high-tech israeliano»: durante la sua permanenza in Israele nel maggio-giugno 2006, la delegazione, guidata dal presidente Filippo Penati (Ds), ha visitato l'istituto Weizmann.



"il Manifesto" -  22 Agosto 2006


postato da: Masso57 alle ore 14:07 | Permalink | commenti (2)
categoria:fondi pubblici
mercoledì, 22 marzo 2006
BERLUSCONI INGRATO CON I VERTICI INPS

Roma – venerdì, 17 marzo 2006

Forza Italia, sul proprio portale internet elettorale "motoreazzurro.it", accusa l’INPS di incapacità e cattiva volontà nell’applicazione dell’Art.38 della Legge 448/2001, che ha previsto l’incremento al milione di vecchie lire delle pensioni minime, cavallo di battaglia del premier nel cosiddetto "contratto con gli italiani".
Nell’articolo del 15 marzo, gli azzurri di Berlusconi affermano che, in base all’analisi delle dichiarazioni dei redditi del 2004 effettuata dall’INPS, circa 500mila pensionati avrebbero diritto al beneficio introdotto dalla Legge 448/2001, mentre l’Ente previdenziale ha sbloccato l’aumento "solo!" a 58mila pensionati, comunicando agli stessi che a partire dal prossimo mese di aprile sarà disponibile l’importo aggiornato della pensione insieme agli arretrati maturati.
In sostanza l’INPS, secondo gli azzurri, avrebbe remato contro il governo, mostrando inadeguatezza ed inefficienza.
E’ vero il contrario.
Già nel 2002, nella prima fase di applicazione della legge, l’Istituto previdenziale, su evidenti pressioni governative, aggiornò al "milione" molte pensioni che, ad un successivo controllo, persero tale beneficio.

Ancora oggi, le affermazioni riportate su "motoreazzurro.it" lasciano intuire forti pressioni esercitate dal governo, soprattutto da Forza Italia, nei confronti dei vertici INPS, o di alcuni in particolare, per favorire l’erogazione dell’aumento senza particolari verifiche, riservando ad una fase successiva, ad urne elettorali chiuse, un maggiore controllo sull’effettivo diritto all’adeguamento al "milione". Una vera operazione di propaganda politica, alla quale qualcuno, dentro l’Istituto di previdenza, si è in qualche modo prestato.
Non si spiegherebbe altrimenti l’invio del messaggio n. 6080 del 28 febbraio scorso, a firma del Direttore Generale Vittorio Crecco e non del Direttore Centrale delle Prestazioni, nel quale si comunica l’attribuzione d’ufficio dell’incremento pensionistico e si dispone il controllo da parte delle Sedi per il rilascio degli arretrati maturati.
Pagamenti un po’ troppo a cuor leggero, dal momento che dalle Sedi INPS molti lavoratori segnalano numerosi casi di pensionati che non hanno diritto all’incremento, oppure lo maturano in data diversa da quella disposta d’ufficio (gennaio 2004), con la conseguenza che si rende necessario l’immediato blocco del pagamento degli arretrati, anche se l’adeguamento dell’assegno pensionistico ormai è in vigore.
Da prime notizie, sembrerebbe che addirittura il 50% delle 58mila integrazioni disposte saranno successivamente annullate, con un negativo ritorno d’immagine per l’Istituto previdenziale, ma, soprattutto, con pagamenti indebiti che difficilmente saranno recuperati, dal momento che sono stati disposti d’ufficio.
Cosa sarebbe accaduto se l’INPS avesse provveduto agli adeguamenti per le 500mila pensioni, come richiesto a gran voce da Forza Italia?
Nel frattempo, anche per gli italiani residenti all’estero (visto che quest’anno votano) sono stati liberati nei giorni scorsi circa 4mila adeguamenti delle pensioni al "milione".
Inoltre, dopo alcuni anni in cui non si è proceduto d’ufficio al recupero degli indebiti su pensione, soltanto il 13 marzo scorso, con messaggio n. 7906, a ridosso delle elezioni politiche, è partita la procedura per l’attuazione del Piano di recupero, che avrà un effetto pratico non prima di maggio, quando ormai gli italiani avranno deciso con il proprio voto la prossima coalizione di governo.
E’ evidente, quindi, l’ingratitudine del premier nei confronti dei vertici dell’INPS che, ad una lettura comparata di scelte e tempi di attuazione, non si può dire non siano andati in soccorso dell’attuale governo.
L’INPS, al contrario, ha bisogno di vertici che sappiano rivendicare e difendere la reale autonomia dell’Ente.
L’INPS ha bisogno di dignità, non di essere trascinato in miserabili battaglie elettorali.

                                                                    RdB CUB P.I. Inps
postato da: Masso57 alle ore 16:54 | Permalink | commenti
categoria:fondi pubblici
giovedì, 16 marzo 2006
Sul sito del partito del Presidente del Consiglio in carica si legge, ad un certo punto, questa frase;
"Spegnere i lampioni o fermare gli spreconi?    Dopo la presentazione della legge finanziaria per il 2006, la sinistra ha iniziato la solita serie di lamenti sui tagli imposti agli enti locali e la conseguente riduzione di servizi per i cittadini. Eppure le giunte giudate dall'Unione si segnalano per sprechi e spese inutili (consulenze superflue, auto blu, feste e concerte gratuiti ma in realtà pagati dalla comunità, viaggi e sedi all'estero, ecc.) che sono il vero bersaglio della nostra finanziaria. Aiutaci a fermare gli spreconi.!"

(da sprechirossi.it)

Va bene, aiutiamoli.
Magari partendo da questa notizia letta su Repubblica (anche versione online).
_______________________

Il progetto è partito due anni fa per rilanciare il settore.Intanto la concorrenza internazionale si fa più agguerrita
Turismo online, 45 milioni di euro per il sito internet che non esiste
Il portale nazionale del turismo è stato annunciato da tempo dal ministro Stanca, ma non è ancora possibile accedervi

di GIANVITO LO VECCHIO
ROMA - Quarantacinque milioni di euro per un sito internet. È "Italia.it", il portale nazionale del turismo. "Un portale nato per promuovere l'offerta turistica via internet e il patrimonio culturale, ambientale e agroalimentare italiani", dice l'opuscolo del governo "L'innovazione digitale per le famiglie". Voluto dal ministro per l'Innovazione Lucio Stanca e accompagnato da una lettera di Berlusconi, il libretto è stato distribuito a fine gennaio a 16 milioni di famiglie: una cinquantina di pagine per annunciare i nuovi servizi e strumenti tecnologici a disposizione dei cittadini. A pagina 36 si parla del portale nazionale del turismo, che "utilizza un programma interattivo per organizzare e programmare il viaggio". Peccato che questo portale ancora non c'è.

Il sito fantasma. Se si digita l'indirizzo www.italia.it, sullo schermo appare una finestrella che chiede all'utente uno username e una password d'accesso. Quali siano non si sa. All'aspirante turista non resta quindi che cercare altrove. Eppure il 9 marzo il ministro per l'Innovazione, Lucio Stanca, ha firmato un decreto che dispone uno stanziamento di 21 milioni di euro "per l'ulteriore evoluzione del portale nazionale del turismo". Sono risorse destinate alle amministrazioni regionali per la creazione e lo sviluppo dei contenuti digitali. Nei prossimi dodici mesi, le Regioni potranno così inserire nel sito le informazioni turistiche di loro competenza, più specifiche e dettagliate. "Ulteriore evoluzione", dunque. Al momento, però, non è possibile accedere nemmeno alle informazioni di base. E sono passati due anni dall'avvio del costoso progetto "Scegli Italia".
Una montagna di soldi. Il progetto di un sito internet per il turismo è nato il 16 marzo 2004, quando il comitato dei ministri per la Società dell'Informazione ha deciso lo stanziamento di 45 milioni di euro per creare Italia.it.
Venti milioni sono stati previsti per realizzare la piattaforma digitale, acquisire i primi contenuti e promuovere il sito in tutto il mondo. Altri 25 milioni sarebbero serviti poi per arricchire i contenuti con progetti co-finanziati dalle Regioni, in collaborazione con le associazioni di categoria. Italia.it avrebbe dovuto rilanciare l'offerta turistica, convogliare le prenotazioni e "ridare competitività alla principale industria del paese" (che rappresenta il 12 per cento del Pil). Obiettivo ambizioso, in un paese in cui solo il 5 per cento delle strutture ricettive è presente su internet, contro il 35 per cento della media europea. Per il governo era necessario "portare l'Italia al livello dei maggiori paesi europei", e bisognava farlo al più presto. Per questo, il portale doveva essere attivo nel giro di due anni.
Tutto pronto, o quasi. Lo scorso dicembre l'amministratore delegato di Innovazione Italia, Roberto Falavolti, annunciava che "entro gennaio 2006 potrebbe essere online la prima versione del sito in due o tre lingue, con contenuti limitati".
Innovazione Italia è una S. p. A. pubblica, una sorta di braccio operativo del Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, guidato dal ministro Stanca. La società ha seguito lo sviluppo del progetto "Scegli Italia" e a luglio '05 ha assegnato l'appalto da otto milioni di euro per la realizzazione di Italia. it a un consorzio di tre aziende (Tiscover, Ibm, Its). La prima versione del sito avrebbe dovuto essere consegnata a ottobre.
"La piattaforma digitale è stata ultimata, anche se il consorzio continuerà a lavorarci fino a luglio '07 - spiega oggi Falavolti - Ora spetta al ministro Stanca stabilire quando presentare il portale. Una decisione che sarà presa dopo aver sentito il parere del Comitato nazionale per il turismo (un organo insediatosi a novembre '05, composto da ministeri, Regioni e associazioni di categoria, ndr)". Ma quando sarà attivo Italia.it? "Una prima versione in italiano sarà pronta a breve, ma non saprei indicare con precisione una data". Per i turisti, dunque, ci sarà ancora da attendere. Eppure il 9 marzo il ministro per l'Innovazione ha annunciato che "finalmente anche l'Italia ha un portale nazionale che le consenta di competere con i grandi portali turistici, come quelli dei nostri principali concorrenti in Europa, ossia Francia e Spagna".
E gli altri non stanno a guardare. Francia e Spagna sono i paesi che ci hanno tolto il primato nel settore. Un sorpasso agevolato anche dalla qualità dei servizi offerti via internet ai viaggiatori. Franceguide. com e Spain-info. com sono ormai due portali di riferimento per il marketing turistico internazionale. Ma dal Canada alla Grecia, dalla Norvegia all'Australia, sono sempre più numerosi i paesi che si sono attrezzati per attirare visitatori attraverso la Rete. Se si parla di internet, infatti, nel mondo il turismo vale circa un terzo dell'E-Commerce globale, con un ritmo di crescita del 30 per cento all'anno.
In Italia intanto, la stagione delle vacanze si avvicina, ma la vetrina digitale del paese è ancora "in fase di allestimento".

(15 marzo 2006)
postato da: Masso57 alle ore 16:11 | Permalink | commenti (2)
categoria:fondi pubblici
martedì, 14 marzo 2006

I due tempi dello spoils system


  di Gx
13 mar 06
Mani libere all'inizio della legislatura e blindatura delle nomine alla fine.


I governi passano, l’amministrazione resta. Con il governo di centrodestra l’intero assetto della dirigenza pubblica ha cambiato faccia: avanzamenti di carriera pilotati e incarichi a “esterni” a go-go nella prima parte della legislatura, stabilizzazioni ex lege dei dirigenti “di fiducia” nella seconda. Vuoi vedere che alla fine lo spoil system è solo la punta dell’iceberg?


Nel corso degli ultimi cinque anni la dirigenza pubblica italiana è stata al centro delle attenzioni della maggioranza di centrodestra.

La legge 145 del 2002 (legge Frattini) ha abolito la durata minima degli incarichi per i dirigenti di prima e seconda fascia. Però, in questa come in tante altre circostanze, nel giugno 2005 si è registrato un ripensamento (art. 14-sexies del dl 115/2005) e la durata minima è stata reintrodotta. Fin troppo palesi gli effetti pratici di una simile scelta: all’inizio della legislatura gli incarichi affidati dal precedente governo di centrosinistra sono stati potenzialmente “precarizzati”. Alla fine della legislatura gli incarichi affidati dal governo di centrodestra in carica sono stati invece “stabilizzati”. E dureranno al-meno tre anni.


L’assetto ante legge Frattini già prevedeva la possibilità, per ciascuna amministrazione, di conferire a tempo determinato incarichi dirigenziali a personale esterno alla pubblica amministrazione entro il limite del 5% del totale. La legge Frattini ha elevato questa quota dal 5% al 10% per la prima fascia e dal 5% all’8% per la seconda. Inoltre, gli incarichi dirigenziali dei ministeri ora possono essere conferiti anche a dirigenti non appartenenti ai ruoli delle amministrazioni statali, purché dipendenti di altre amministrazioni pubbliche, nei limiti del 10% della dotazione organica dei dirigenti di prima fascia e del 5% per i dirigenti di seconda fascia. Al momento della e-stensione di tali quote, all’inizio della legislatura, non era stata prevista una durata minima nemmeno per gli incarichi attribuiti ad “estranei”. Anche in questo caso, solo alla fine del quinquennio è stata introdotta dal centrodestra una durata minima triennale, evidentemente in vista del temuto cambio di maggioranza parlamentare (dl 4/2006, art. 15).


Il primo obiettivo del governo Berlusconi, come è evidente, è stato quello di precarizzare le posizioni dei dirigenti interni, per renderli più docili, e di immettere nella pubblica amministrazione dirigenti di propria fiducia, con contratti a tempo determinato. Successivamente, si è assistito a ripetuti tentativi di stabilizzazione nei loro ruoli il personale assunto o promosso su basi discrezionali. Oltre all’ampliamento gia citato della durata minima degli incarichi, attraverso un emendamento di maggioranza dal quale il governo Berlusconi si è dissociato formalmente, è stato ridotto da cinque a tre anni il periodo necessario ai dirigenti “a  contratto” per rimanere, in pianta stabile, nei ruoli della PA. In sostanza, oggi il governo può affidare un incarico dirigenziale ad un esterno di sua fiducia e poi trasformare, nel corso di una sola legislatura, senza passare nemmeno per un rinnovo, l’incaricato in un dirigente a vita. Le conseguenze di quest’azione “riformatrice” sulla dirigenza pubblica? Più costi per la PA e soprattutto ripercussioni sulla trasparenza dell’azione amministrativa, le competenze professionali, la capacità di raggiungere gli obiettivi. Il tutto con buona pace dell’intero sistema di valutazione che, così compromesso, rischia di trasformarsi in un canale, del tutto improprio, di finanziamento della politica, lasciando in eredità ai governi futuri i fiduciari dei governi precedenti, a spese del contribuente.

 
postato da: Masso57 alle ore 19:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:fondi pubblici
lunedì, 06 febbraio 2006
da Repubblica.it

Aboliti gli esami anche per gli istituti non statali e non paritari: circolare dell'ultima ora dal ministero dopo le norme economiche nella Finanziaria

"Tutte le private senza controlli"
Sindacato e presidi: pronti ai ricorsi


di SALVO INTRAVAIA
 
Ancora un regalo alle scuole private. Da quest'anno, i piccoli iscritti nelle scuole "non statali non paritarie" per passare da una classe all'altra non saranno più soggetti al consueto esame annuale. Lo ha stabilito un recente provvedimento firmato dal direttore generale per gli Ordinamenti scolastici del ministero dell'Istruzione, Silvio Criscuoli, che fa andare su tutte le furie la Cgil. Per il sindacato, "di queste continue regalie al privato non se ne può proprio più, e da tempo".
"Il ministero - dichiara Enrico Panini, segretario generale della Flc Cgil - ha raccolto il grido di dolore di alcuni gestori di scuole private ed in nome del primato del mercato è corso fulmineamente in loro soccorso abolendo gli esami annuali di idoneità. Abbiamo dato mandato al nostro ufficio legale di impugnare la nota ministeriale e sappiamo di dirigenti scolastici di scuole pubbliche che stanno valutando a loro volta la possibilità di impugnare la norma per gli evidenti effetti distorsivi sul sistema pubblico. Stiamo, inoltre, valutando l'organizzazione di iniziative di protesta".
Ma di cosa si tratta? Prima della legge sulla parità scolastica (aprile 2000) i piccoli delle scuole elementari private autorizzate, per essere promossi alla classe successiva dovevano sostenere un esame al cospetto di una commissione giudicatrice esterna, con maestre provenienti dalla scuola statale. Poi, per le scuole private che ne fecero richiesta - ed erano in possesso dei requisiti - arrivò la parità scolastica, che le equiparava in tutto alle scuole statali. E per gli alunni iscritti nelle paritarie finì l'angoscia dell'esame a giugno. Per tutti coloro che, invece, rimasero iscritti nelle scuole private autorizzate (era questa la dicitura delle elementari private prima che fosse approvata la legge sulla parità) rimaneva l'obbligo di sostenere gli esami per il passaggio alla classe successiva.
Ma da una settimana è cambiato tutto. La nota numero 777 del 31 gennaio scorso "ritiene utile precisare che, sulla base di una interpretazione logico-sistematica della normativa di riferimento, gli alunni soggetti all'obbligo scolastico, che si avvalgono dell'istruzione privata, assicurata presso strutture scolastiche organizzate (scuole private non paritarie), non sono tenuti a sostenere, al termine di ciascun anno scolastico, esami di idoneità alla classe successiva".
Niente più esami, quindi, per nessuno: alunni delle statali, delle paritarie e delle non paritarie. Compresi coloro che passano dalla scuola elementare alla media che fino a due anni fa sostenevano gli esami di quinta elementare. "L'obbligo di sostenere esami di idoneità al termine di ciascun anno scolastico permane, invece, nei confronti degli alunni in età di scolarizzazione obbligatoria che si avvalgono dell'istruzione paterna", quelli che vengono preparati privatamente dalle famiglie.
Secondo la Flc Cgil, si tratta "di una interpretazione che non sta né in cielo né in terra". "Tutte le volte - commenta Panini - che in una circolare si trovano frasi del tipo '..sulla base di una interpretazione logico-sistematica della normativa di riferimento...' c'è da aver paura per il rispetto del diritto e delle regole: si tratta di un esempio 'superbo' per capire che ormai non esistono più limiti per il Ministro in questa opera di abuso sulle norme esistenti". Secondo il sindacato di via Leopoldo Serra "per le private basta chiedere che la risposta arriva subito".
La curiosità. La cosiddetta nota Criscuoli anticipa e, per certi versi, sorpassa anche quello che il 2 febbraio scorso ha approvato il Parlamento a proposito di Norme in materia di scuole non statali (articolo 1 bis della legge di conversione). Secondo Panini questa "novità non sarebbe contemplata da nessuna norma: passata, presente e futura". Appunto, neppure dalla recente norma contenuta nella legge di conversione del decreto-legge 250. Ma la nota, con ben due giorni di anticipo, parla già di scuole private "non paritarie", denominazione prima di allora mai entrata nella legislazione scolastica italiana e introdotta appunto dal decreto-legge in questione. "Non solo le scuole di cui si parla nella nota appartengono ad un 'non sistema' - commenta il segretario della Flc Cgil - ma le stesse norme sulla scuola privata non paritaria, previste dall'emendamento governativo al decreto legge 250, che non sono ancora entrate in vigore, non prevedono nulla di tutto ciò".
Le scuole "non statali non paritarie". Da pochi giorni, in Italia, sono autorizzati ad erogare il servizio scolastico anche "le scuole non statali non paritarie". Ma quali sono i requisiti che devono possedere queste scuole? Secondo la recente legge omnibus approvata dal Parlamento, per mettere su una scuola non paritaria basterà: svolgere un'attività organizzata di insegnamento; avere un progetto educativo e relativa offerta formativa, conformi ai principi della Costituzione e all'ordinamento scolastico italiano; disporre di locali, arredi e attrezzature conformi alle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza dei locali scolastici in relazione al numero degli studenti; impiegare personale docente e avvalersi di un coordinatore delle attività educative e didattiche forniti di titoli professionali coerenti con gli insegnamenti impartiti e con l'offerta formativa della scuola, nonché di idoneo personale tecnico e amministrativo; che nella scuola ci siano gli alunni, in età non inferiore a quella prevista dai vigenti ordinamenti scolastici. Nulla per quanto riguarda la paga degli insegnanti, punto cruciale per le organizzazioni sindacali.
Le ultime "regalie". A detta dei sindacati della scuola, a fronte di tagli continui sulle scuole pubbliche, l'ultimo scorcio della legislatura è stata prodiga di regali a favore delle private. Proviamo a ricordarli. I primi due arrivano prima di Natale. Ancora protagonista Criscuoli con una circolare che consentirebbe ai gestori delle private di assumere docenti, anziché con contratti a tempo indeterminato - come stabiliscono i relativi contratti di categoria - con contratti a progetto. "La circolare del 6 dicembre è un regalo ai gestori spregiudicati che non applicano il contratto", tuona la Flc Cgil. Mentre in Finanziaria si profila un consistente (andato poi a buon fine) aumento dei finanziamenti aggiuntivi per gli alunni iscritti nelle scuole paritarie. "Semplicemente un regalino di 157 milioni di euro, cioè più del triplo di quanto stanziato (per la precisione: 49.820.216 euro) con la Finanziaria del 2005, per un buono scuola a favore di chi iscrive i figli alle scuole private", ribadisce la Cgil. Ma non solo. A gennaio, facendo pochi conteggi sul bilancio dello Stato, si scopre che i finanziamenti - che arrivano attraverso le casse delle direzioni scolastiche regionali - previsti per il 2006 a favore delle scuole non statali aumenteranno del 2 per cento. Infine, la nascita delle scuole non statali non paritarie e l'abolizione degli esami di idoneità per i bambini della scuola elementare che la frequentano.
(6 febbraio 2006)
postato da: Masso57 alle ore 17:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:fondi pubblici
giovedì, 02 febbraio 2006
Si parla tanto di informazione libera.
Anni fa lo Stato decise, forse per cattiva coscienza (?), di stanziare fondi pubblici a titolo di "Contributi all’editoria ed alla libera stampa".

Sul sito del governo è stato pubblicato l’elenco dei giornali che a vario titolo usufruiscono di contributi pubblici.
Interessante notare che, oltre ai tradizionali organi di stampa ufficiali di partito , nel 2003 sono stati stanziati contributi diretti alle testate di cooperative speciali già organi di movimento politico con due parlamentari: tradotto in  italiano comune, significa che basta che il giornale sia una cooperativa organo di un partito con appena 2 parlamentari per avere dei soldi dei contribuenti.
Dal 2003 sono ammesse alla mungitura tre nuove testate:

Libero, per un importo di 5.370.000 euro;
Il Foglio, per  3.500.000 euro;
Il Riformista, con un contributo di 2.700.000 euro.

Inoltre, anche i giornali e case editrici che possono vantare bilanci scintillanti hanno ottenuto soldi pubblici grazie al meccanismo dei crediti d'imposta per l'anno fiscale 2004, stabiliti col criterio di un ammontare pari al 10% della spesa complessiva per l'acquisto della carta.
Esempi:

La Stampa (famiglia Agnelli):        2.600.000 euro
Il Messaggero (famiglia Caltagirone):        1.200.000 euro
Il Sole 24 Ore (quotidiano di Confindustria):        3.100.0000 euro
RCS quotidiani:        8.600.000 euro
Gruppo l’Espresso:        8.000.000 di euro

postato da: Masso57 alle ore 09:17 | Permalink | commenti
categoria:fondi pubblici
webband -no 8x1000-