IL “BOOM” DEL CREDITO AL CONSUMO
“Art.47. la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”
Chi è figlio degli anni 50 non può non ricordare come la cultura del risparmio fosse uno dei pilastri alla base della morale di allora.
Come sembrano lontane oggi queste certezze.
Il progresso, si sa, è inarrestabile e cinquanta anni sono volati via molto rapidamente. L’era postindustriale ha spiazzato tutte le nostre certezze e l’avvento delle nuove tecnologie informatiche, assieme ad una maggiore preponderanza delle logiche di mercato, hanno prodotto non poche rivoluzioni culturali. Si tratta di rivoluzioni culturali molto meno plateali di quelle riferite a una qualsiasi ideologia, ma molto più insinuanti perché non legate ad una “idea”ma ad una “logica” in continuo movimento che spesso anticipa un processo armonico e predefinito.
Un tempo, indebitarsi per beni di consumi futili come elettrodomestici e viaggi, sarebbe stato quasi impensabile..
Oggi il panorama è completamente cambiato ed a fare la fila per i finanziamenti al consumo nei negozi di elettronica o nei supermercati ci sono proprio tutti, dal più povero al più ricco. Non ci si vergogna più e la prassi delle rate non è più un tabù ma un uso corrente.
La domanda che ci poniamo in merito è molto semplice: gli italiani sono preparati a questo indebitamento a ciclo continuo? O si rischia una implosione drammatica soprattutto per tutte quelle famiglie “a rischio”, inserite nel girone della precarietà, dei redditi bassi o più semplicemente fra quelle sfortunate alle quali una malattia, un incidente qualsiasi o più semplicemente un divorzio, può irrimediabilmente contribuire a condurlo nella impossibilità di far fronte agli impegni presi.
Per rispondere alla domanda è necessario fare una indagine su come e quando si fa ricorso al credito, su chi ce lo propone e perché interessa tanto al mercato del credito questo prodotto.
Il sistema bancario, un tempo reticente verso il “prestito personale”, vive oggi un momento di grande euforia sul settore “family”. Le famiglie italiane sono statisticamente più affidabili delle nostre imprese sia per l’aspetto del frazionamento del rischio, sia per la garanzia del rimborso: secondo le nostre procedure legali è molto più facile ottenere un pignoramento su uno stipendio che un recupero su una attività qualsiasi sia la sua forma societaria. Inoltre la “famiglia” è un cliente prezioso per le banche: molti i prodotti da offrire e molte le commissioni da percepire. Le famiglie sono molto meno attente al controllo degli estratti conto delle società ed inoltre, una volta legate alla banca dalla restituzione di un prestito, saranno “fidelizzate” per molto tempo.
Gli si chiederà l’accredito dello stipendio, l’appoggio dei RID delle utenze e gli si venderà sicuramente anche una carta di credito, magari di quelle revolving (che non tutti sanno cosa vuol dire) ed anche “etica”, che convincerà il cliente a fare anche un’opera buona…..
Il prestito dunque in questo caso è un prodotto in più da vendere per la banca ma è anche un impegno oneroso preso dal cliente che lo accompagnerà per un lungo periodo e condizionerà la sua vita quotidiana.
Le “carte revolving” , che spesso vengono recapitate in omaggio ai clienti, sono uno strumento di facile indebitamento. L’appeal della restituzione in piccole rate stimola tutti, soprattutto coloro che non sanno come funziona la restituzione del debito. Un uso costante di queste carte porta a ripagare sempre e solo interessi, ricapitalizzando dunque interessi su interessi che, fatti i dovuti calcoli finali, ci farà restituire nel tempo il capitale preso in prestito moltiplicato per svariate volte……e tutto nel rispetto dei limiti previsti dalla legge sull’usura (L
Ma il boom dei prestiti si sta insinuando nelle famiglie italiane anche sotto altre forme.
La tipologia di prestito attualmente più utilizzata è il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio. Si calcola che il 17% dei prestiti concessi nel semestre scorso siano stati concessi per mezzo di questa facilitazione.
La “cessione del quinto” merita un approfondimento a parte. Questa tipologia di credito fu istituita a favore dei soli dipendenti statali con apposita legge 180 del 1950. Il prestito concesso veniva restituito nel tempo con rate costanti che non dovevano eccedere il quinto dello stipendio. L’operazione era garantita dal versamento diretto all’ente erogatore della rata di rimborso e coperta da apposito Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato per quanto riguarda i rischi di morte, cessazione dal servizio ecc.
La Legge
C’è però da notare che l’art 13 bis del testo 2005 prevede l’obbligo di una garanzia assicurativa che assicuri il recupero del credito in caso di decesso del mutuatario, questo perché ovviamente i prestiti non saranno più garantiti dal Fondo Statale di garanzia per dipendenti statali.
Questa garanzia dunque non ha più un carattere gratuito per i dipendenti ma assume costi molto gravosi essendo parametrata con l’età ed il sesso del mutuatario.
E’ da notare che il tasso TAEG rientra (per poco) nella soglia limite di usura nonostante le condizioni praticate siano davvero gravose anche perché dal conteggio del TAEG vanno esclusi i costi delle polizze.
Il TAEG dunque (tasso effettivo pagato dal cliente comprensivo di tutte le spese accessorie) non ricomprende l’assicurazione obbligatoria prevista che normalmente, ammonta a circa un terzo del credito concesso.
La promozione dell’acquisto a rate fa parte oggi delle logiche di mercato sia quale veicolo di aumento del volume delle vendite, ma anche quale mezzo per censire data base di nuova clientela. Un metodo insomma per farsi pubblicità a basso costo.
Considerando che in virtù di ciò sarebbe arduo e anacronistico promuovere una politica di inversione di marcia alla cultura delle rate, quello che si ritiene urgente è adottare politiche preventive che mettano in guardia i consumatori sui rischi della rata selvaggia, sui costi effettivi e sulle possibili negative conseguenze.
Quali i provvedimenti urgenti necessari?
- Ampliare la trasparenza del TAEG inserendo anche i costi assicurativi nella formula di calcolo del coefficiente
- Richiedere maggiore trasparenza alla pubblicità di tali prodotti;
- Introdurre un data base istituzionale relativo alla tipologia dei prestiti alla famiglia per evitare situazioni di sovraindebitamento;
- Promuovere le iniziative di Microfinanza in soccorso di coloro che incautamente si trovano nelle maglie di finanziarie senza scrupoli prima che finiscano nelle mani dell’usura:
- Avviare una seria riflessione sull’introduzione di prodotti a rischio come i nuovi mutui di liquidità proposti oggi dal mercato, prodotti che in America stanno provocando un terremoto finanziario a causa delle inevitabili insolvenze con conseguente influenza sulla “bolla” immobiliare.
- Confrontare i dati sull’insolvenza con i dati delle cartolarizzazioni effettuate dagli istituti eroganti: il ricorso alla cessione di questi crediti a società terze produce una fotografia dell’insolvenza non corrispondente alla realtà ma che, in futuro, rischia di rivelare una realtà preoccupante.

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