giovedì, 28 giugno 2007

 IL “BOOM” DEL CREDITO AL CONSUMO
 

“Art.47. la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”

Chi è figlio degli anni 50 non può non ricordare come la cultura del risparmio fosse uno dei pilastri alla base della morale di allora.
Come sembrano lontane oggi queste certezze.
Il progresso, si sa, è inarrestabile e cinquanta anni sono volati via molto rapidamente. L’era postindustriale ha spiazzato tutte le nostre certezze e l’avvento delle nuove tecnologie informatiche, assieme ad una maggiore preponderanza delle logiche di mercato, hanno prodotto non poche rivoluzioni culturali. Si tratta di rivoluzioni culturali molto meno plateali di quelle riferite a una qualsiasi ideologia, ma molto più insinuanti perché non legate ad una “idea”ma ad una “logica” in continuo movimento che spesso anticipa un processo armonico e predefinito.
Un tempo, indebitarsi per beni di consumi futili come elettrodomestici e viaggi, sarebbe stato quasi impensabile..
Oggi il panorama è completamente cambiato ed a fare la fila per i finanziamenti al consumo nei negozi di elettronica o nei supermercati ci sono proprio tutti, dal più povero al più ricco. Non ci si vergogna più e la prassi delle rate non è più un tabù ma un uso corrente.
La domanda che ci poniamo in merito è molto semplice: gli italiani sono preparati a questo indebitamento a ciclo continuo? O si rischia una implosione drammatica soprattutto per tutte quelle famiglie “a rischio”, inserite nel girone della precarietà, dei redditi bassi o più semplicemente fra quelle sfortunate alle quali una malattia, un incidente qualsiasi o più semplicemente un divorzio, può irrimediabilmente contribuire a condurlo nella impossibilità di far fronte agli impegni presi.
Per rispondere alla domanda è necessario fare una indagine su come e quando si fa ricorso al credito, su chi ce lo propone e perché interessa tanto al mercato del credito questo prodotto.

Il sistema bancario, un tempo reticente verso il “prestito personale”, vive oggi un momento di grande euforia sul settore “family”. Le famiglie italiane sono statisticamente più affidabili delle nostre imprese sia per l’aspetto del frazionamento del rischio, sia per la garanzia del rimborso: secondo le nostre procedure legali è molto più facile ottenere un pignoramento su uno stipendio che un recupero su una attività qualsiasi sia la sua forma societaria. Inoltre la “famiglia” è un cliente prezioso per le banche: molti i prodotti da offrire e molte le commissioni da percepire. Le famiglie sono molto meno attente al controllo degli estratti conto delle società ed inoltre, una volta legate alla banca dalla restituzione di un prestito, saranno “fidelizzate” per molto tempo.

Gli si chiederà l’accredito dello stipendio, l’appoggio dei RID delle utenze e gli si venderà sicuramente anche una carta di credito, magari di quelle revolving (che non tutti sanno cosa vuol dire) ed anche “etica”, che convincerà il cliente a fare anche un’opera buona…..

Il prestito dunque in questo caso è un prodotto in più da vendere per la banca ma è anche un impegno oneroso preso dal cliente che lo accompagnerà per un lungo periodo e condizionerà la sua vita quotidiana.

Le “carte revolving” , che spesso vengono recapitate in omaggio ai clienti, sono uno strumento di facile indebitamento. L’appeal della restituzione in piccole rate stimola tutti, soprattutto coloro che non sanno come funziona la restituzione del debito. Un uso costante di queste carte porta a ripagare sempre e solo interessi, ricapitalizzando dunque interessi su interessi che, fatti i dovuti calcoli finali, ci farà restituire nel tempo il capitale preso in prestito moltiplicato per svariate volte……e tutto nel rispetto dei limiti previsti dalla legge sull’usura (L 7 marzo 1996 n 108). Spesso l’ignaro cliente che si vede recapitata gratuitamente la carta come “regalo” per la sua fedeltà e non sa certamente quali costi nasconda questo prodotto.

Ma il boom dei prestiti si sta insinuando nelle famiglie italiane anche sotto altre forme.

La tipologia di prestito attualmente più utilizzata è il ricorso alla cessione del quinto dello stipendio. Si calcola che il 17% dei prestiti concessi nel semestre scorso siano stati concessi per mezzo di questa facilitazione.

La “cessione del quinto” merita un approfondimento a parte. Questa tipologia di credito fu istituita a favore dei soli dipendenti statali con apposita legge 180 del 1950. Il prestito concesso veniva restituito nel tempo con rate costanti che non dovevano eccedere il quinto dello stipendio. L’operazione era garantita dal versamento diretto all’ente erogatore della rata di rimborso e coperta da apposito Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato per quanto riguarda i rischi di morte, cessazione dal servizio ecc.

La Legge 30 dicembre 2004, n. 311, la cosiddetta Legge finanziaria 2005, ha modificato ed integrato il Decreto del Presidente della Repubblica n. 180/50, estendendo anche alle aziende private le disposizioni relative al pignoramento dello stipendio ed alla cessione del quinto, fino ad allora valevoli solo per la pubblica amministrazione. L'art. 13 bis della Legge 14 maggio 2005, n. 80, 180 ha esteso a tutti i lavoratori la possibilità di accedere al credito garantendo la restituzione con il proprio stipendio futuro.

C’è però da notare che l’art 13 bis del testo 2005 prevede l’obbligo di una garanzia assicurativa che assicuri il recupero del credito in caso di decesso del mutuatario, questo perché ovviamente i prestiti non saranno più garantiti dal Fondo Statale di garanzia per dipendenti statali.

Questa garanzia dunque non ha più un carattere gratuito per i dipendenti ma assume costi molto gravosi essendo parametrata con l’età ed il sesso del mutuatario.

E’ da notare che il tasso TAEG rientra (per poco) nella soglia limite di usura nonostante le condizioni praticate siano davvero gravose anche perché  dal conteggio del TAEG vanno esclusi i costi delle polizze.

Il TAEG dunque (tasso effettivo pagato dal cliente comprensivo di tutte le spese accessorie) non ricomprende l’assicurazione obbligatoria prevista che normalmente, ammonta a circa un terzo del credito concesso.

La promozione dell’acquisto a rate fa parte oggi delle logiche di mercato sia quale veicolo di aumento del volume delle vendite, ma anche quale mezzo per censire data base di nuova clientela. Un metodo insomma per farsi pubblicità a basso costo.

Considerando che in virtù di ciò sarebbe arduo e anacronistico promuovere una politica di inversione di marcia alla cultura delle rate, quello che si ritiene urgente è adottare politiche preventive che mettano in guardia i consumatori sui rischi della rata selvaggia, sui costi effettivi e sulle possibili negative conseguenze.

Quali i provvedimenti urgenti necessari?

- Ampliare la trasparenza del TAEG inserendo anche i costi assicurativi nella formula di calcolo del coefficiente

- Richiedere maggiore trasparenza alla pubblicità di tali prodotti;

- Introdurre un data base istituzionale relativo alla tipologia dei prestiti alla famiglia per evitare situazioni di sovraindebitamento;

- Promuovere le iniziative di Microfinanza in soccorso di coloro che incautamente si trovano nelle maglie di finanziarie senza scrupoli prima che finiscano nelle mani dell’usura:

- Avviare una seria riflessione sull’introduzione di prodotti a rischio come i nuovi mutui di liquidità proposti oggi dal mercato, prodotti che in America stanno provocando un terremoto finanziario a causa delle inevitabili insolvenze con conseguente influenza sulla “bolla” immobiliare.

- Confrontare i dati sull’insolvenza con i dati delle cartolarizzazioni effettuate dagli istituti eroganti: il ricorso alla cessione di questi crediti a società terze produce una fotografia dell’insolvenza non corrispondente alla realtà ma che, in futuro, rischia di rivelare una realtà preoccupante.

 

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categoria:casa, truffe italiane
giovedì, 14 giugno 2007

                                          RISPARMIO ENERGETICO

 

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare 36/E con riferimento alle detrazioni d’imposta introdotte dalla Finanziaria 2007 (commi 344 – 349) sostenute entro il 31/12/2007, per lavori di riqualificazione energetica effettuati sugli edifici esistenti o su parti di edifici esistenti o su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale posseduti o detenuti.

La dizione edifici “esistenti” esclude tutti quelli di nuova costruzione perché la norma ha per oggetto il recupero degli edifici.

La  prova dell’esistenza dell’edificio è data dall’iscrizione al catasto o dalla presentazione al catasto della domanda di accatastamento o dal pagamento dell’ICI.

 

Danno diritto alla detrazione d’imposta le spese sostenute per:

 

1) interventi di riqualificazione globale:

 

I suddetti interventi sono coperti da agevolazione purché:

- conseguano un risparmio dell’energia utilizzata per il riscaldamento pari ad almeno il 20% rispetto ai valori limite di fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale indicata nella tabella 1 allegato C del decreto 192/2005;

- gli edifici oggetto delle stesse siano già dotati di impianto di riscaldamento.

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 100.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

2) interventi su strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti) e verticali (finestre ed infissi, persiane, scuri, cassonetti incorporati nel telaio dell’infisso):

 

I suddetti interventi sono coperti da agevolazione purché:

- rispettino i requisiti di dispersione di calore fissati dalla tabella dell’allegato D del decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato di concerto con il ministro dello Sviluppo Economico il 19/2/07 (GU 26/02/07).

Nel caso in cui le vecchie strutture orizzontali e verticali già fossero conformi agli indici indicati nella predetta tabella, per aver diritto alla detrazione è necessario che il tecnico che redige il certificato di asseverazione indichi il valore di dispersione di calore originario e quello successivo all’intervento, che deve essere inferiore al precedente.

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 60.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

3) installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda:

 

Per questo intervento non è richiesto che gli edifici siano già dotati di impianto di riscaldamento.

I suddetti pannelli devono avere delle particolari caratteristiche tecniche indicate nell’articolo 8 del decreto 19/02/07 emanato dal ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il ministro dello Sviluppo Economico(pubblicato sulla G.U. 26/02/07).  

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 60.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

4) sostituzione integrale o parziale di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione

 

Le caratteristiche tecniche dei suddetti impianti sono indicate nell’articolo 9 del decreto 19/02/07 emanato dal ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il ministro dello Sviluppo Economico (pubblicato sulla G.U. 26/02/07).  

 

La detrazione è pari al 55% delle spese, per un valore massimo di 30.000 euro e si deve ripartire in 3 rate annue di pari importo.

 

 

L’articolo 4 del sopraindicato decreto specifica che per aver diritto alle 4 sopraelencate agevolazioni non bisogna inviare comunicazione preventiva di inizio lavori al Centro operativo di Pescara , è invece necessario:

 

- che nella fattura sia indicato separatamente il costo della manodopera;

- che la corrispondenza degli interventi effettuati ai requisiti tecnici richiesti dal predetto decreto (asseverazione) sia attestata da un tecnico abilitato alla progettazione di edifici e di impianti, regolarmente iscritto all’ordine o collegio professionale (ingegneri, architetti, geometri, periti industriali, dottori agronomi, dottori forestali, periti agrari);

- che entro 60 giorni dalla fine dei lavori (e comunque entro il 29/2/2008) sia trasmesso copia dell’attestato di certificazione energetica dell’edificio per via telematica con ricevuta informatica (al sito www.acs.enea.it ) o per raccomandata con ricevuta di ritorno all’ENEA Dipartimento ambiente, cambiamenti globali e sviluppo sostenibile (Via Anguillarese 301, 00123 Santa Maria di Galeria – Roma).

Si precisa che l’attestato di certificazione energetica dell’edificio deve essere prodotto in base a quanto indicato dai comuni o dalle regioni, nel caso in cui questi enti non abbiano rilasciato alcuna indicazione, il contribuente deve trasmettere al posto di questo attestato, l’attestato di qualificazione energetica secondo quanto indicato dall’allegato A del decreto 19/02/07.

I suddetti attestati devono essere rilasciati da uno dei summenzionati tecnici abilitati;

- che entro 60 giorni dalla fine dei lavori (e comunque entro il 29/2/2008) sia trasmessa la scheda informativa relativa agli interenti realizzati, redatta secondo lo schema dell’allegato E del suddetto decreto, per via telematica con ricevuta informatica (al sito www.acs.enea.it ) o per raccomandata con ricevuta di ritorno all’ENEA Dipartimento ambiente, cambiamenti globali e sviluppo sostenibile (Via Anguillarese 301, 00123 Santa Maria di Galeria – Roma).

La scheda informativa deve riportare i dati identificativi del soggetto che ha sostenuto le spese, dell’edificio su cui sono stati eseguiti i lavori, la tipologia dell’intervento eseguito, il risparmio di energia realizzato, il costo;

- che il pagamento all’impresa che esegue i lavori sia effettuato con bonifico.

 

Sono detraibili anche le spese professionali, quindi anche quelle sostenute per acquisire la certificazione energetica richiesta dalle legge.

 

Il limite massimo della detrazione è riferito alla unità immobiliare oggetto dell’intervento e quindi deve essere suddiviso tra i detentori o possessori dell’immobile, in ragione delle spese da ciascuno effettivamente sostenute.

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categoria:giuste cause
sabato, 09 giugno 2007
VACANZE DA PAPA

Papa Benedetto XVI domenica mattina all' Angelus: "che il mondo non si dimentichi che in Africa c'è gente che ogni giorno muore di fame".

Ventimila euro al giorno per il periodo di riposo in montagna che papa Benedetto XVI trascorrerà a Lorenzago di Cadore (Belluno), dal 9 al 27 luglio prossimi, in una villetta di proprietà della Diocesi di Treviso.

La giunta regionale del Veneto, presieduta da Giancarlo Galan, ha stanziato fondi complessivi pari a 345 mila euro per gli interventi necessari a "garantire la più serena tranquillità e riservatezza al soggiorno dell'augusto ospite".
Spiccano i 20 mila euro per far piallare il cosiddetto 'Angolo di Preghiera', struttura in legno coperta, dotata di panca e tavolo, ma sono comprese nel prezzo altre sette panchine con schienale, destinate ai prelati 'minori', nelle ore di meditazione.
Più di 50 mila euro per asfaltare i due chilometri della strada d'accesso alla residenza del Santo Padre, mentre la recinzione della dimora costerà 24.882 euro.
Per vasi e addobbi floreali della casa papale preventivati 13 mila euro più 3 mila euro per "piante ad alto fusto di latifoglia, compresa zolla terrosa".
Non si escludono lamentele delle guardie svizzere: appena 7 mila euro per la realizzazione di un sentiero in ghiaia a loro dedicato, compresi corrimani di sostegno, passerelle, parapetti e tende di protezione dalle intemperie.
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categoria:fondi pubblici
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