sabato, 29 luglio 2006
Albonetti, Allam, Amato, Amendola, Amici, Attili, Aurisicchio, Bandoli, Baratella, Barbi, Bellanova, Benvenuto, Benzoni, Bersani, Betta, Bianchi, Bianco, Bimbi, Bindi, Bocci, Boffa, Bordo, Brandolini, Bressa, Bucchino, Buffo, Burchiellaro, Burtone, Caldarola, Calgaro, Capodicasa, Carbonella, Cardinale, Carta, Castagnetti, Ceccuzzi, Cesario, Chianale, Chiaromonte, Chicchi, Chiti, Cialente, Codurelli, Colasio, Cordoni, Cosentino Lionello, Crisafulli, Crisci, Cuperlo, D’alema, D’antona, D’antoni, Damiano, Dato, De Biasi, De Brasi, De Castro, De Piccoli, Delbono, Di Girolamo, Di Salvo, Duilio, Fadda, Farina Gianni, Farinone, Fasciani, Fassino, Fedi, Ferrari, Fiano, Filippeschi, Fincato, Fiorio, Fioroni, Fistarol, Fluvi, Fogliardi, Fontana Cinzia, Franceschini, Franci, Froner, Fumagalli, Galeazzi, Gambescia, Garofani, Gentili, Gentiloni, Ghizzoni, Giachetti, Giacomelli, Giovanelli, Giulietti, Gozi, Grassi, Grillini, Iannuzzi, Incostante, Intrieri, Lanzillotta, Laratta, Leddi Maiola, Lenzi, Leoni, Letta, Levi, Lomaglio, Longhi, Lovelli, Luca’, Lulli, Luongo, Lusetti, Maderloni, Mantini, Maran, Marantelli, Marcenaro, Marchi, Mariani, Marino, Marone, Martella, Mattarella, Melandri, Merlo Giorgio, Merloni, Meta, Migliavacca, Miglioli, Milana, Minniti, Misiani, Monaco, Morri, Mosella, Motta, Musi, Mussi, Naccarato, Nannicini, Narducci, Nicchi, Oliverio, Orlando Andrea, Ottone, Papini, Parisi, Pedulli, Pertoldi, Pettinari, Pinotti, Piro, Piscitello, Pollastrini, Prodi, Quartiani, Ranieri, Realacci, Rigoni, Rossi Nicola, Rotondo, Ruggeri, Rugghia, Rusconi, Ruta, Rutelli, Samperi, Sanga, Sanna, Santagata, Sasso, Schirru, Scotto, Sereni, Servodio, Sircana, Soro, Spini, Sposetti, Squeglia, Stramaccioni, Strizzolo, Suppa, Tanoni, Tenaglia, Testa, Tolotti, Tomaselli, Trupia, Vannucci, Velo, Ventura, Verini, Vichi, Vico, Villari, Viola, Violante, Visco, Volpini, Zaccaria, Zanotti, Zucchi, Zunino.

Queste persone sono deputati dell'Ulivo.
Noi elettori non abbiamo potuto sceglierli a rappresentarci. Una legge iniqua  -la porcata, come l'ha definita il suo stesso primo firmatario- ha assegnato a pochi boss di partito la facoltà di decidere a chi assegnare una poltrona in Parlamento.
E nessuno di loro è lì per volontà esplicita degli elettori. Molti di noi il 9 aprile scorso non hanno votato per un candidato o solo per un partito,  ma contro Berlusconi.
Ci è stato impedito di esprimere una preferenza, trovandoci "rappresentati" da facce che non conosciamo o da persone che, scientemente, non avremmo MAI votato.
Abbiamo affidato loro un assegno in bianco e già firmato.
Abbiamo afidato loro la nostra speranza: la serietà al governo, dopo cinque anni terribili ed umilianti.
Loro non hanno tenuto in  nessun conto gli umori degli elettori.
In questi giorni ci hanno deluso, accettando di votare una legge che la maggior parte del Paese considera inaccettabile.
Non l'indulto in sè, ma QUESTO indulto.

Che garantisce l'impunità, in pratica, per questi reati:
* Peculato
* Spionaggio politico o militare
* Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato
* Concussione
* Corruzione per atti d'ufficio
* Corruzione in atti giudiziari
* Istigazione alla corruzione
* Abuso d'ufficio
* Violenza o minaccia a pubblico ufficiale
* Resistenza a pubblico ufficiale
* Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità
* Millantato credito
* Usurpazione di funzioni pubbliche
* Abusivo esercizio di una professione
* Falsa testimonianza
* Frode processuale
* Evasione
* Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle persone
* Violazione di sepolcro
* Vilipendio di cadavere, occultamento, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere
* Istigazione a delinquere
* Associazione per delinquere (salvo articoli 600, 601, 602 c.p.)
* Scambio elettorale politico-mafioso
* Devastazione e saccheggio
* Incendio
* Naufragio, sommersione o disastro aviatorio
* Disastro ferroviario
* Rimozione od omissione dolosa o colposa di cautele contro infortuni sul lavoro
* Avvelenamento di acque o sostanze alimentari
* Commercio o somministrazione di medicinali guasti
* Delitti colposi contro la salute pubblica
* Falsificazioni
* Soppressione, distruzione e occultamento di atti veri
* Manovre speculative su merci
* Turbata libertà dell'industria o del commercio
* Aggiottaggio
* Insider Trading
* Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli
* Sottrazione consensuale di minorenni
* Omicidio
* Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale
* Istigazione al suicidio
* Lesione personale
* Abbandono di persone minori o incapaci
* Omissione di soccorso
* Sequestro di persona (escluso quello a scopo di estorsione)
* Violenza o minaccia per costringere a commettere reato
* Minaccia
* Violazione di domicilio
* Violazione di corrispondenza
* Intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche
* Furto
* Furto in abitazione e furto con strappo
* Rapina
* Estorsione
* Truffa
* Circonvenzione di persone incapaci
* Fabbricazione o commercio non autorizzato di armi
* Maltrattamento di animali
* Ricettazione
* Riciclaggio (l'indulto è escluso in alcuni casi)
* Impiego di denaro di provenienza illecita

Pubblico qui i loro nomi, in segno di solidarietà verso Antonio Di Pietro, l'unico che ha saputo capire la "volontà popolare". Tradotto in italiano, il pensiero della gente onesta.
 
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lunedì, 24 luglio 2006
da Corsera del 24 luglio 2006

Pancho Pardi: è una legge da centrodestra  Su Previti vanificati anni di processi
di Dino Martirano

«Noi che abbiamo votato centrosinistra mica ci aspettavamo che questa maggioranza sfornasse leggi tipiche del centrodestra. È il caso di questo indulto. Perché, rendendo la vita più facile ai corruttori, ai falsificatori di bilanci e ai bancarottieri, si finisce per cancellare la linea di demarcazione tra l'economia legale e l'economia illegale di questo Paese».
Francesco Pardi, il professore fiorentino che tanta energia ha convogliato nella stagione dei «girotondi», sull'indulto si riscopre un po' dipietrista.
E anche per questo non accetta lezioni dal quotidiano di Rifondazione, Liberazione, che ha attaccato l'ex pubblico ministero e chi, con lui, si oppone a un ampio atto di clemenza per i detenuti: «Non è giusto che Rina Gagliardi ci dipinga come dei giustizialisti assetati di sangue perché le cose non stanno così. Nessuno di noi vuole vedere le persone marcire in galera».

Scusi Pardi, ma come sentite parlare di indulto che premi anche l'onorevole Previti voi fate subito le barricate.
«Ecco, io del caso Previti non vorrei parlare. Però l'esempio mi sembra quello giusto. Dopo tanti anni di processi, di rinvii, di leggi ad personam fatte dalla Casa delle Libertà, di interruzioni delle udienze, lo Stato aveva finalmente esercitato quel minimo di rigore con una sentenza di condanna passata in giudicato. E ora, tac!. Ecco l'indulto concordato tra Forza Italia e il centrosinistra che permette a Previti di accedere ai servizi sociali dopo qualche settimana di detenzione domiciliare. Questo è il risultato».

Ma l'indulto di tre anni favorirebbe anche molti disgraziati che in carcere ci stanno veramente, uno sopra all'altro.
«Io sono favorevolissimo al fatto che escano dal carcere i poveri disgraziati anche se la soluzione dell'indulto è impropria. In rete circola una lettera scritta da un detenuto di Poggioreale nella quale si descrive, con stile molto asciutto, cosa significhi vivere in nove in una cella. Per questo mi chiedo: senza interventi strutturali, capaci di abbattere sul serio il sovraffollamento, noi dobbiamo ingoiare il veleno di questo indulto che cancella il confine tra economia illegale ed economia legale? Io dico che non dobbiamo ingoiarlo questo veleno».

Sembra che di «colletti bianchi» in carcere ce ne siano davvero pochi.
«Ecco, appunto. Evidentemente con questo indulto si vuole assicurare loro un futuro ancora più tranquillo».

Pensa alle truffe finanziarie che hanno colpito tanti piccoli risparmiatori?
«Questo nostro sistema politico non riesce proprio a prendere le parti delle persone danneggiate da chi commette reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione. Quando sono scoppiati i casi Parmalat e Cirio sono stati sprecati fiumi di inchiostro per mettere sotto accusa questo e quello mentre ora, che si arriva al dunque, si fa esattamente l'opposto. Prevale l'adagio qualunquista "tanto, fanno tutti schifo...", "tanto, sono tutti uguali..."».

Perché nel centrosinistra si discute poco di questo indulto?
«Questo ragionare non va bene perché molti, nel centrosinistra, con il caldo che fa si stanno facendo vincere da una sorta di sindrome da appagamento. Dopo l'esile vittoria alle elezioni e il buon risultato del referendum molti si sentono spossati dalla politica».
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martedì, 18 luglio 2006
da l'Unità del 18 luglio 2006

Caro Borsellino, la mafia non esiste?
di Gian Carlo Caselli

Sembra un secolo fa. E invece sono solo 14 gli anni trascorsi dalla strage di via d’Amelio che causò la morte di Paolo Borsellino e dei ragazzi che erano con lui in quell’orribile 19 luglio del ‘92. Sembra un secolo perché sembra voglia ritornare il tempo... che la mafia non esiste. Subito dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino l’enormità della violenza mafiosa produsse una mobilitazione senza precedenti nella società civile, insieme ad un forte recupero di entusiasmo e di efficienza nelle forze dell’ordine e nella magistratura. Conseguentemente vi fu un’imponente serie di indiscutibili successi nell’azione repressiva.
Quest’azione è continuata anche in seguito: lo prova il recente arresto di Provenzano (dopo quelli degli anni passati di Riina, Brusca, Aglieri, Bagarella, Graviano, Santapaola e tantissimi altri). Ma qualcosa è via via cambiato, rispetto al periodo successivo alle stragi. E oggi sembra a volte riaffiorare prepotente, in certi media e in ampi settori della politica (con contaminazioni anche a sinistra), la perversa tendenza a dire o far credere - come tanti anni fa - che la mafia non esiste. Certo, nessuno osa dirlo esplicitamente, con la brutale schiettezza che tempo addietro caratterizzava fior di notabili, compresi cardinali e procuratori generali. Le tecniche si affinano, oggi si è meno rozzi e ci si limita a non perdere occasione per provare a ridurre “Cosa nostra” ad organizzazione criminale sanguinaria, sì, ma tutto sommato anche folcloristica. Emblematiche, al riguardo, sono certe cronache su Provenzano che intrecciano prostata e cicoria, pannoloni e pizzini, vangeli e macchine per scrivere antidiluviane, covi mezzo diroccati, squallidi e sporchi, con rotoli di banconote, santini e formaggi custoditi alla rinfusa. E le T-schirt della vergogna con le scritte «Mafia made in Italy», per le quali in tanti ci si è giustamente indignati, sembrano un po’ figlie di questo “nuovo” clima: che può anche indurre i più spregiudicati o irresponsabili ad osare la mercificazione - con contestuale banalizzazione - di ciò che ancora poco tempo fa era, almeno pubblicamente, impresentabile. Del resto, la tendenza a ridurre la mafia ad un'organizzazione criminale un po’ folcloristica emerge addirittura dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia della legislatura appena conclusa, se è vero - com’è vero - che essa nega ogni carattere strutturale del rapporto fra mafia e potere, riducendo Cosa nostra (testuale!) a fenomeno «legato a condizioni di incultura, di scarsa mobilitazione o tensione sociale, a momenti di crisi morale ed economica»; con il capolavoro finale del patetico tentativo (portato avanti, in verità, con una fragile dissociazione dell'opposizione) di scrollare dalle spalle del senatore Andreotti il macigno, confermato financo in Cassazione, delle sue collusioni con la mafia fino al 1980.
In un simile contesto, si capisce meglio il riproporsi della “filosofia” del contrasto alla mafia come problema soltanto di “guardie e ladri”, da delegare tutto a polizia e magistratura, il cui intervento viene perciò esaltato quando si arrestano esponenti di vertice o quadri intermedi dell’ala militare o immediati dintorni, mentre si accusano di indebito uso politico della giustizia (comunisti!) i magistrati che si permettono di indagare senza sconti anche sulle cosiddette “relazioni esterne”, ossia sulle coperture, complicità e collusioni che sono la spina dorsale del potere mafioso. Al punto che se un magistrato dell'antimafia non viene aggredito o addirittura è sostenuto dai “soliti noti”, c’è da chiedersi dove stia sbagliando... È di decisiva importanza, allora, dare segnali precisi di discontinuità, di inversione di tendenza. Molte le cose che si dovrebbero fare. Ne segnalo due, a mio avviso pregiudiziali.
La prima riguarda la legislazione antimafia, oggi disseminata e dispersa in mille rivoli (codice penale, codice di procedura penale, norme di diritto amministrativo, ordinamento penitenziario, leggi più o meno speciali sui “pentiti”, sul riciclaggio, sugli appalti, sulle misure di prevenzione personali e patrimoniali, sui beni confiscati e via seguitando), con sovrapposizioni, contraddizioni, stratificazioni ed incongruenze che spesso ostacolano, ritardano o rendono vischiosi gli interventi. È urgente predisporre un testo unico della legislazione antimafia, che faccia ordine e chiarezza, e al tempo stesso proponga i necessari aggiornamenti. Il ministro Mastella ha pubblicamente manifestato l’orientamento di creare un’apposita commissione. Per favore, che dalle dichiarazioni di intenti si passi - senza più attendere - alla traduzione in cifra operativa dei buoni propositi.
L’altra misura urgente riguarda la gestione dei beni confiscati ai mafiosi. Nella passata legislatura le relative competenze (da un ufficio specializzato, che si occupava soltanto di questo) furono inopinatamente trasferite al Demanio, cioè un calderone enorme dove la specificità dei problemi derivanti dall'origine mafiosa dei beni non può non perdersi: per ragioni strutturali ed obiettive, ma con guasti ed inconvenienti a non finire che aumentano di giorno in giorno. Di qui la necessità di ripristinare un qualcosa - si chiami Agenzia o Alto Commissariato poco importa - che sia incaricato di occuparsi esclusivamente dei beni confiscati ai mafiosi, così da poter mirare gli interventi volta a volta necessari sulla specifica concretezza dei problemi, affinandone via via la conoscenza e specializzandosi sempre più nella risoluzione di essi. Si tratta di impedire che appassisca quel fiore all'occhiello che il nostro Paese può orgogliosamente esibire: il fiore dell’antimafia dei diritti, delle opportunità e del lavoro. Un fiore che profuma di coraggio e di riscatto, di lavoro pulito e di cittadinanza vera. Un fiore che può indirizzare il futuro dei giovani verso una migliore qualità della vita. Un fiore che emana quel «fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità» di cui parlò proprio Paolo Borsellino alla vigilia della sua morte. Un fiore coltivato da «Libera», l’organizzazione della società civile in cui tanta parte ha avuto Rita, la sorella di Paolo Borsellino. Un fiore che oggi va sostenuto e protetto, se non si vuole che il rigore e il volto pulito di tanti siciliani onesti, che alla memoria di Paolo Borsellino ispirano il loro quotidiano impegno, soccombano nella palude della serena convivenza con la mafia praticata dai “maestri” della duttilità. Quelli che i rapporti tra mafia e potere li risolvono come se si giocasse a Monopoli: se peschi un “Imprevisto”, magari stai fermo per un po’; ma poi ricominci a giocare, con gli stessi terreni, le stesse case, gli stessi alberghi, le stesse stazioni, gli stessi soldi di prima; persino con la stessa pedina di prima. Non è precisamente per questi indecenti balletti che hanno sacrificato la loro vita Paolo Borsellino e tanti altri come lui.
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mercoledì, 12 luglio 2006
da repubblica.it

All'Istituto Max Valier da due anni la preside utilizza questo metodo: i ragazzi dopo la maturità imbiancano l'aula per quelli che verranno

"Pulite le aule o niente diplomi"
Studenti-imbianchini a Bolzano



<B>"Pulite le aule o niente diplomi"<br>Studenti-imbianchini a Bolzano</B>
L'esterno dell'Istituto Max Valier
BOLZANO - Come nei veri contratti d'affitto: l'appartamento deve essere riconsegnato imbiancato, così come lo avete trovato. E a Bolzano la direttrice di una scuola ha avuto la stessa idea: finito il corso scolastico le pareti dell'aula vanno imbiancate e restituite incontaminate per gli studenti che verranno. Unica clausola, davvero sui generis, è che a farlo dovranno essere gli studenti del vecchio ciclo di studi, e per i "disertori" niente diploma di maturità.

Dopo gli esami di Stato gli studenti di una quinta dell'Istituto tecnico industriale in lingua tedesca Max Valier sono stati convocati dalla preside Barbara Willimek. Una bella sorpresa per i ragazzi, convinti di non rimettere più piede nell'istituto, salvo bocciature s'intende. La preside è stata chiara: dovete imbiancare l'aula per quelli che verranno. Poche parole che hanno subito scatenato una guerra. Gli studenti si sono rifiutati sia di improvvisarsi imbianchini, sia di pagare le spese per vernice e pennelli, che in realtà ammonterebbero a pochi euro. Allora la preside ha minacciato di ritardare la consegna dei diplomi, finché le pareti non torneranno immacolate.

Un braccio di ferro ancora irrisolto, malgrado questo "metodo" sia seguito dalla preside già da due anni, e senza problemi. "E' anche legittimo non consegnare subito i diplomi - spiega il vice intendente Arthur Pernstich - ma ovviamente senza mettere gli studenti in difficoltà per quanto riguarda le scadenze di iscrizione all'università. Sono convinto che la vicenda si potrà chiudere senza danni per nessuno".
(12 luglio 2006)
___________________

E' strano che io sia d'accordo con la Preside?
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giovedì, 06 luglio 2006
Il Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2006 ha approvato una serie di provvedimenti, riguardanti le nuove norme sulla concorrenza e i diritti dei consumatori, che cambiano profondamente il rapporto tra cittadino-consumatore e fornitori di servizi.
Sul sito ufficiale del Governo Italiano è pubblicata la sintesi dei provvedimenti, al di là di chiacchiere e menzogne varie amplificate dai media, soprattutto tv, che in questi giorni propolano cialtronescamente verità distorte.
Ecco cosa c'è scritto veramente:

Nuove norme sulla concorrenza e i diritti dei consumatori
Nel Decreto-legge
  Disposizioni di tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali
  Regole di concorrenza nel settore della distribuzione commerciale
  Liberalizzazione della produzione di pane
  Interventi nel campo dei farmaci
  Deroga al divieto di cumulo di licenze per il servizio di taxi
  Passaggi di proprietà di beni mobili registrati
  Clausole anticoncorrenziali in tema di rc-auto
  Sistema informativo dei prezzi dei prodotti agro-alimentari
  Condizioni contrattuali dei conti correnti bancari
  Soppressione di commissioni
  Disposizioni in materia di trasporto locale e di circolazione dei veicoli
  Integrazione dei poteri dell’Antitrust
Disegno di legge delega
Riforma dei servizi pubblici locali.
Norme per la tutela degli utenti dei servizi pubblici locali
Disegno di legge
Introduzione dell’azione risarcitoria a tutela dei consumatori
Schema di decreto legislativo
Trasparenza delle tariffe assicurative per la rc-auto
Decreto del Presidente della Repubblica
Disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione
stradale.

LIBERE PROFESSIONI
1) per i servizi professionali arrivano parcelle ‘negoziabili’ tra le parti e legate al risultato della prestazione:
con una norma del decreto legge si abrogano le disposizioni normative e regolamentari che prevedono la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime e il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti.
EFFETTI:
- RIDUZIONE DELLE PARCELLE
- MAGGIORE EFFICIENZA NELLE PRESTAZIONI OFFERTE.

2) i liberi professionisti possono far conoscere agli utenti i servizi offerti attraverso la pubblicità. ora anche sulle riviste informative di pubblica utilità si può ‘selezionare’ il professionista più adatto e conveniente alle
proprie esigenze: con una norma del decreto legge si abroga il divieto, anche parziale, di pubblicizzare i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto e il prezzo delle prestazioni.
EFFETTI:
- L’UTENTE AVRÀ MAGGIORI INFORMAZIONI A SUA DISPOSIZIONE E QUINDI PIÙ POSSIBILITÀ DI COMPARAZIONE E DI SCELTA
- IL CONSUMATORE AVRÀ ANCHE PIÙ CAPACITÀ CONTRATTUALE

3) l’utente potrà rivolgersi a societa’ multidisciplinari (formate da architetti, avvocati, notai, commercialisti ecc…): con una norma del decreto legge si abroga il divieto di fornire all’utenza servizi professionali di tipo interdisciplinare da parte di società di persone o associazioni tra professionisti, fermo restando che il medesimo professionista non può partecipare a più di una società e che la specifica prestazione deve
essere resa da uno o più professionisti previamente indicati, sotto la propria personale responsabilità;
EFFETTI:
- SI APRE LA POSSIBILITÀ DI CREARE STUDI ITALIANI PIÙ COMPETITIVI A LIVELLO INTERNAZIONALE
- AUMENTA L’OFFERTA DEI SERVIZI INTEGRATI A BENEFICIO DELL’UTENTE
N.B: Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l’esercizio delle professioni reso nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Le norme deontologiche e pattizie e i codici di autodisciplina che contengono le prescrizioni cui si fa riferimento devono essere tempestivamente adeguate entro il
1° gennaio 2007. In mancanza di tale adeguatamente, a decorrere dalla predetta
data, sono in ogni caso nulle per violazione di norma imperativa di legge.

RC AUTO
- NASCE L’AGENTE PLURIMANDATARIO
- VIENE ISTITUITO L’INDENNIZZO DIRETTO
- TARIFFE ASSICURATIVE PIU’ TRASPARENTI
1) clausole anticoncorrenziali: sono nulli gli accordi tra compagnie di assicurazioni ed agenti per la vendita in esclusiva delle polizze Rc auto. Si tratta di accordi ritenuti restrittivi della concorrenza ai danni degli interessi dei consumatori. in altre parole l’agente monomandatario diventa un agente plurimandatario in grado di offrire ai propri clienti un maggiore assortimento di polizze e di orientarli verso quelle più adeguate al proprio profilo: con una norma del decreto legge si prevede che d’ora in avanti i rapporti di
agenzia non potranno essere basati sull’obbligo a vendere polizze di una sola compagnia e non potranno prevedere la fissazione di prezzi minimi praticabili ai consumatori. In sostanza l’agente plurimandatario non solo potrà vendere all’automobilista una polizza di qualunque compagnia di assicurazioni di cui è
mandatario, ma potrà anche liberamente praticare lo sconto ai propri clienti. Le clausole sottoscritte prima della data di entrata in vigore del presente decreto sono fatte salve sino alla loro naturale scadenza e comunque non oltre il 1° gennaio 2008.
EFFETTI DELLE CLUASOLE ANTICONCORRRENZIALI:
- AUMENTO DELLA POSSIBILITA’ DI SCELTA E DI COMPARAZIONE DA PARTE DEL CONSUMATORE
- PIU’ CONCORRENZA
- RIDUZIONE DEI PREZZI DELLE POLIZZE


2) Regolamento che disciplina l’indennizzo diretto: con un DPR che tiene conto dei pareri del Consiglio di Stato e dell’Antitrust, a partire dal 1° gennaio 2007 ci sarà un nuovo tipo di risarcimento del danno. L’automobilista danneggiato non dovrà più rivolgersi all’assicurazione del danneggiante, ma alla propria impresa che provvederà a liquidarlo con tempestività, avendo, a sua volta, il diritto di rivalersi nei confronti dell’impresa del danneggiante. Nel dettaglio, l’indennizzo diretto scatta in caso di incidente sul territorio
italiano tra 2 autoveicoli e prevede il risarcimento dei danni a cose e a persone.In questo ultimo caso il risarcimento ha luogo solo se si tratta di danni di lieve entità (fino a 9 punti di invalidità).
EFFETTI INDENNIZZO DIRETTO PER L’ASSICURATO:
- PIU’ TUTELE LEGATE AL RAPPORTO FIDUCIARIO E MAGGIORE CELERITA’: l’automobilista, infatti, si rapporterà direttamente con la propria agenzia di assicurazione che gli fornirà tutta l’assistenza tecnica e informativa di cui ha bisogno.
- LIQUIDAZIONE IMMEDIATA DEL DANNO ALL’ASSICURATO: si accorciano drasticamente i tempi di attesa per il risarcimento del danno, perché l’automobilista non dovrà più attendere che vi provveda l’agenzia di assicurazione del danneggiante, ma sarà la sua stessa agenzia (che con lui ha
un rapporto di fiducia) a liquidarlo tempestivamente.
- DIMINUZIONE DEL COSTO DEI PREMI RC AUTO NEL LUNGO PERIODO: il rapporto diretto con il proprio assicuratore, oltre a consentire una verifica immediata del servizio offerto, rafforzerà il rapporto fiduciario che deve essere alla base di un contratto assicurativo e tenderà a frenare comportamenti non virtuosi che spesso sono alla base di contenziosi “artificiosi” con conseguente lievitazione dei premi.
- ELIMINAZIONE DEL COSTO LEGATO AL PAGAMENTO DEI CONSULENTI PROFESSIONALI IN DETERMINATE CIRCOSTANZE:
l’automobilista non dovrà più pagare consulenti professionali e periti nel caso in cui dia il proprio consenso all’offerta di risarcimento del danno avanzata da parte della propria agenzia di assicurazione.
- NUOVE POSSIBILITA’ DI SCONTI: al momento della stipula del contratto, l’assicurato può aderire volontariamente al meccanismo del risarcimento diretto beneficiando così di uno sconto sul premio, che deve essere indicato espressamente nel contratto.

EFFETTI INDENNIZZO DIRETTO PER LE ASSICURAZIONI:
- PIU’ TRASPARENZA E QUINDI MENO FRODI E MENO COSTI: la relazione diretta con il proprio assicurato consolida il rapporto fiduciario e la tendenza ad una maggiore correttezza. Il nuovo  Regolamento stabilisce,
inoltre, che compete alle società di assicurazioni chiedere i rimborsi, per il danno liquidato al proprio assicurato, alla società del soggetto che ha provocato il danno.
3) PIU’ TRASPARENZA PER LE TARIFFE ASSICURATIVE: con un decreto legislativo si prevede che l’Isvap debba trasmettere in formato elettronico ogni mese al Ministero dello Sviluppo Economico dati, informazioni e notizie relativi alle tariffe dell'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, compreso il sistema tariffario completo in tutte le sue estensioni. A questo scopo viene confermato presso il Ministero un comitato di esperti con il compito di monitorare l'andamento degli incrementi tariffari praticati dalle imprese di assicurazione operanti in Italia, fermo restando che ai predetti esperti non può essere attribuita alcuna indennità o emolumento comunque denominato. E’ possibile per ogni utente consultare on line il sistema tariffario sul sito internet del Ministero. Per consentire un'adeguata informazione agli utenti sui premi, il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti (CNCU), attua programmi di informazione e orientamento rivolti agli utenti
dei servizi assicurativi.
EFFETTI DELLA MAGGIORE TRASPARENZA :
- I CONSUMATORI AVRANNO LA POSSIBILITÀ DI OTTENERE AGEVOLMENTE TUTTE LE INFORMAZIONI RELATIVE ALL’INTERO SISTEMA DELLE TARIFFE RC AUTO E FARE I RELATIVI CONFRONTI IN FUNZIONE DI UNA SCELTA PIÙ CONSAPEVOLE.

FARMACI
- VENDITA DEI FARMACI DA BANCO NEGLI ESERCIZI COMMERCIALI
- LIBERTA’ DI SCONTO
- FARMACISTA TITOLARE DI PIU’ FARMACIE
- OLTRE IL PRINCIPIO EREDITARIO
1) i farmaci da banco o di automedicazione non soggetti a prescrizione medica potranno essere venduti al pubblico presso gli esercizi commerciali: con una norma del decreto legge si prevede che la vendita è consentita durante l’orario di apertura dell’esercizio commerciale, in una parte della sua superficie ben definita e distinta dagli altri reparti, con l’assistenza di uno o più farmacisti laureati ed iscritti al relativo ordine. Sono, comunque, vietati i concorsi, le operazioni a premio e le vendite sotto costo aventi ad oggetto
farmaci.
EFFETTI:
- IL CONSUMATORE POTRÀ ACQUISTARE I FARMACI DA BANCO AGEVOLMENTE PRESSO DRUGSTORE E SUPERMERCATI
- MAGGIORI SBOCCHI OCCUPAZIONALI PER I FARMACISTI LAUREATI E ISCRITTI ALL’ORDINE MA DISOCCUPATI

2)libertà di sconto sui farmaci:
con una norma del decreto legge si prevede che lo sconto sul prezzo indicato dal produttore o dal distributore sulla confezione di ogni farmaco può essere liberamente determinato da ciascun distributore al dettaglio, purché sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli
acquirenti. Viene abolito così il tetto massimo di sconto del 20% introdotto dal precedente governo.
N.B.: i farmaci da banco rappresentano il 10% di tutti i medicinali venduti.
EFFETTI:
- PIU’ CONCORRENZA E CONSEGUENTE RIDUZIONE DEI PREZZI

3) scompare l’obbligo per i grossisti di farmaci di detenere almeno il 90% delle specialità in commercio (per i medicinali non ammessi al rimborso da parte del Ssn): con una norma del decreto legge si prevede, al contempo, la possibilità del rivenditore al dettaglio di rifornirsi presso un altro grossista.
EFFETTI:
- SI ELIMINANO LE RIGIDITÀ DI MERCATO EVITANDO COSÌ L’ACCUMULO DI SCORTE CHE OSTACOLEREBBERO UNA POLITICA COMMERCIALE CONCORRENZIALE IN GRADO DI CONTENERE I PREZZI
4) il farmacista può essere titolare di più farmacie, associarsi per gestire più esercizi e non e’ più tenuto a rispettare il confine territoriale provinciale per lo svolgimento della propria attività. Viene, infine, eliminata l’incompatibilità tra l’attività all’ingrosso e attività al dettaglio.
N:B.: La Ue ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia a causa delle restrizioni su acquisizione e possesso di farmacie. All’Italia viene contestato il divieto sull’acquisizione di farmacie da parte di società attive nella distribuzione all’ingrosso, nonché le regole sul possesso di farmacie riservate ai soli farmacisti.
EFFETTI:
- RAZIONALIZZAZIONE DEL MERCATO (ED ECONOMIE DI SCALA) A VANTAGGIO DEGLI UTENTI IN TERMINI DI RIDUZIONE DEI PREZZI

5) SUPERAMENTO DEL PRINCIPIO EREDITARIO:
con una norma del decreto legge viene abrogata la previsione legislativa che consente all’erede di un farmacista di continuare per molti anni ad essere titolari della farmacia di famiglia senza essere laureato ed iscritto all’albo.


PREZZI
MONITORAGGIO DEI PREZZI DEI PRODOTTI AGRO-ALIMENTARI AL SERVIZIO DEL CITTADINO
- con una norma del decreto legge, il Ministero dello Sviluppo Economico, di intesa con il dicastero delle Politiche Agricole, mette a disposizione di Regioni e Comuni programmi di rilevazione dei prezzi dei prodotti agro-alimentari al fine di rendere pubbliche le variazioni di prezzo.
EFFETTI:
- PIÙ TRASPARENZA CHE SIGNIFICA PIÙ CONSAPEVOLEZZA
- MAGGIORE POSSIBILITÀ DI SCELTA
- LOTTA ALLA SPECULAZIONE.
1
PANE
NIENTE PIU’ LIMITI ALLA PRODUZIONE DI PANE E AL NUMERO DI PANIFICI:
con un norma del decreto legge viene abrogata la legge del 1956 che poneva un limite quantitativo alla produzione di pane e al numero dei panifici nei singoli comuni e prevedeva, inoltre, un regime autorizzatorio in capo alle Camere di Commercio. L’unico settore produttivo che ancora presentava barriere all’entrata sarà completamente liberalizzato. Da adesso in poi per aprire un panificio basterà
presentare una dichiarazione di inizio attività (Dia) al Comune con l’attestazione del possesso dei requisiti igienico-sanitari, urbanistici e ambientali.
EFFETTI
- PIU’ CONCORRENZA
- PIU’ INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE
- PIU’ POSSIBILITA’ DI SCELTA PER IL CONSUMATORE

CLASS ACTION
DOPO LUNGHI ANNI DI ATTESA ARRIVA ANCHE IN ITALIA
Con un disegno di legge si istituisce l’azione collettiva a tutela dei consumatori e degli utenti in conformità con la normativa comunitaria. In particolare, si prevede che le associazioni di consumatori e utenti riconosciute dal Ministro dello Sviluppo Economico, le associazioni di professionisti e le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura possono richiedere al tribunale del luogo dove ha la residenza o la sede il convenuto la condanna al risarcimento dei danni e la restituzione di somme dovute direttamente ai singoli consumatori o utenti interessati, in conseguenza di atti illeciti commessi nell’ambito di rapporti giuridici relativi a contratti di atti illeciti extracontrattuali, di pratiche commerciali illecite o di comportamenti anticoncorrenziali, sempre che ledano i diritti di una pluralità di consumatori o di utenti. Esempio: Se un milione di persone riceve singolarmente un danno che percepisce come un’inaccettabile sopruso -che è però di portata economicamente modesta- difficilmente decide di sostenere singolarmente spese e iniziative necessarie per vincere la partita legale. Se l’azione, invece, è collettiva, le cose cambiano.
- La "class action" costituisce un mezzo indispensabile per garantire una effettiva protezione di situazioni e di interessi comuni a diverse categorie di soggetti, concentrando, in un unico contesto processuale, l'accertamento di illeciti, idonei a provocare un danno diffuso nella collettività.
- L'illegittimità e l'illiceità delle condotte lesive dell'integrità patrimoniale dei consumatori e degli utenti è accertata attraverso un'iniziativa processuale affidata ad enti esponenziali della categoria.
- L'azione mira ad ottenere una pronuncia di accertamento della lesione della posizione giuridica degli appartenenti ad una determinata categoria. La sentenza di accoglimento può avere anche un ulteriore contenuto, consistente nella condanna generica del responsabile al risarcimento del danno, accompagnata, eventualmente, dalla definizione dei criteri di liquidazione dei risarcimenti spettanti ai singoli consumatori o utenti o dell’importo minimo da liquidare.
- Sulla base della sentenza di accoglimento dell'azione collettiva o del verbale di conciliazione, l'interessato può ottenere la condanna al pagamento della quota di risarcimento correlata alla effettiva lesione subita.
- Per assicurare una pronta definizione di controversie di così elevata rilevanza sociale ed economica, il giudizio è regolato dalle disposizioni acceleratorie previste per le controversie  societarie dal decreto legislativo n. 5/2003.
- In ogni caso, ad ulteriore tutela degli interessi dell'intera categoria dei danneggiati, la proposizione dell'azione collettiva produce l'effetto interruttivo della prescrizione dei crediti riguardanti il risarcimento del danno, anche nei confronti dei singoli consumatori o utenti.

COMMISSIONI CONSULTIVE
1) SOPPRESSIONE DI COMMISSIONI CHE ALLUNGANO TEMPI BUROCRATICI
2) CHI GIUDICA NON PUO’ ESSERE PARTE IN CAUSA
1) Molte commissioni consultive intervengono in procedimenti amministrativi appesantendo il loro iter. Ne fanno parte, inoltre, rappresentanti di categoria che possono condizionarne il giudizio. Per questa ragione con una norma del decreto legge si prevede la soppressione delle commissioni provinciali e comunali per il rilascio della licenza di pubblico esercizio; delle commissioni presso le Camere di Commercio per l’iscrizione al ruolo degli agenti immobiliari e la rispettiva commissione ministeriale di secondo grado per l’esame di ricorsi; della commissione camerale per l’iscrizione al ruolo degli agenti di commercio e la rispettiva commissione ministeriale per l’esame dei ricorsi.
Esempio: Il comune non dovrà più attendere il parere della commissione ad hoc per dare il proprio via libera o il proprio diniego per rilasciare la licenza per aprire bar o ristoranti.
2) Vengono poi esclusi dalla composizione della commissione d’esame che deve valutare l’idoneità dei mediatori immobiliari, quelli ancora in attività.
N:B: Le Commissioni a cui si fa riferimento sono quelle relative ai pubblici esercizi  (bar e ristoranti) operanti nelle Regioni che non hanno ancora esercitato la propria competenza esclusiva in materia.
EFFETTI:
- TRASPARENZA E SNELLIMENTO DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO
- RIDUZIONE DEI COSTI AMMINISTRATIVI


PASSAGGI DI PROPRIETA’
SCOMPARE L’OBBLIGO DI INTERVENTO DEL NOTAIO PER I PASSAGGI DI PROPRIETA’ DI BENI MOBILI REGISTRATI (AUTO, MOTORINI, BARCHE ECC.)
Con una norma del decreto legge si prevede che l’autenticazione degli atti e delle dichiarazioni aventi ad oggetto l’alienazione di beni mobili registrati e rimorchi o la costituzione di diritti di garanzia sui medesimi può essere richiesta anche ad un qualsiasi Comune ed ai titolari degli Sportelli telematici dell’automobilista che sono tenuti a rilasciarla, gratuitamente salvo i previsti diritti di segreteria, nella stessa data della richiesta, salvo motivato diniego.
EFFETTI:
- RIDUZIONE DEI COSTI
- SNELLIMENTO DELLE PROCEDURE


CONTI CORRENTI
TUTELA DEI CORRENTISTI E DELLA LORO LIBERTA’ DI SCELTA
Con una norma del decreto legge si prevede che qualunque modifica unilaterale delle condizioni contrattuali deve essere comunicata espressamente al cliente per iscritto, secondo modalità immediatamente comprensibili, con preavviso minimo di trenta giorni. Viene così eliminata che l’aumento delle spese di conto corrente produceva effetti 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
-Entro sessanta giorni dal ricevimento dalla comunicazione scritta, il cliente ha diritto di recedere senza penalità e senza spese di chiusura e di ottenere, in sede di liquidazione del rapporto, l’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.
- Le variazioni contrattuali per le quali non siano state osservate le prescrizioni del presente articolo sono inefficaci, se pregiudizievoli per il consumatore.
- Le variazioni dipendenti da modifiche del tasso di riferimento devono operare sia sui tassi debitori sia su quelli creditori.
EFFETTI:
- AUMENTA LA TRASPARENZA
- CRESCE LA LIBERTA DEL CORRENTISTA
- STIMOLA LA CONCORRENZA TRA LE BANCHE

TAXI
SPARISCE IL DIVIETO DI CUMULO DELLE LICENZE. SI VA VERSO UNA MAGGIORE OFFERTA AI CITTADINI
1) Con una norma del decreto legge si prevede che, fatta salva la possibilità di conferire nuove licenze secondo la vigente programmazione numerica, i Comuni possono bandire pubblici concorsi e concorsi riservati a chi è già titolare di licenza  taxi (in deroga alle attuali disposizioni) per l’assegnazione a titolo oneroso di licenze eccedenti la vigente programmazione numerica. Nei casi in cui i comuni esercitino
tale facoltà, i soggetti assegnatari delle nuove licenze non le possono cedere separatamente dalla licenza originaria e devono avvalersi, sotto la propria responsabilità, di conducenti il cui contratto di lavoro subordinato deve essere trasmesso all’amministrazione vigilante entro le ore 24 del giorno precedente il
servizio.
I proventi derivanti dall’assegnazione a titolo oneroso delle nuove licenze sono ripartiti tra i titolari di licenza taxi del medesimo comune che mantengono una sola licenza.
2) i comuni possono altresì rilasciare titoli autorizzatori temporanei, non cedibili, per fronteggiare eventi straordinari.
EFFETTI:
- MAGGIORE OFFERTA
- IMPULSO ALL’OCCUPAZIONE
- PIU’ SERVIZI PER IL TURISMO

TRASPORTO LOCALE
- UN SERVIZIO PUBBLICO PIU’ EFFICIENTE PER IL CITTADINO E UNA - CIRCOLAZIONE PIU’ SICURA
- Con una norma del decreto legge si stabilisce che, fermi restando i principi di universalità, accessibilità ed adeguatezza dei servizi pubblici di trasporto locale ed al fine di assicurare un assetto maggiormente concorrenziale delle connesse attività economiche e di favorire il pieno esercizio del diritto dei cittadini alla mobilità, i Comuni possono prevedere linee aggiuntive di trasporto pubblico di passeggeri (in ambito comunale e intercomunale) che possano essere svolte in tutto il territorio o in tratte e per tempi predeterminati, anche dai soggetti privati in possesso dei necessari requisiti tecnico-professionali e morali. Per i nuovi soggetti resta esclusa ogni forma di sussidio pubblico. I comuni sede di scali ferroviari, portuali e aeroportuali sono comunque tenuti a consentire l’accesso allo scalo da parte degli operatori autorizzati da comuni del bacino servito.
- a tutela del diritto alla salute, alla salubrità ambientale ed alla sicurezza degli utenti della strada e dell’interesse pubblico ad una adeguata mobilità urbana, le Regioni e gli Enti locali potranno disciplinare l’accesso, il transito e la fermata di ciascuna categoria di veicolo nelle diverse aree dei centri abitati, anche in relazione alle specifiche modalità di utilizzo, in particolari contesti urbani e di traffico, prevedendo, ad esempio, le modalità e gli eventuali divieti per la sosta ed anche per la fermata, in particolare dei veicoli di maggiori dimensioni, per la circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti o più ingombranti (o più
onerosi per la sede stradale) in determinate aree centrali, nonché per l’accesso dei veicoli, in particolari condizioni di traffico o di inquinamento, anche in relazione all’impatto sull’inquinamento e sul traffico ed al numero di persone trasportate da ciascun veicolo.
- Viene, altresì, previsto che gli enti locali possano istituire zone di divieto di fermata, anche limitato a fasce orarie, al fine di arginare i pericoli e gli intralci  alla circolazione derivanti dalle frequenti fermate, anche in doppia o tripla fila, che spesso caratterizzano le aree centrali e periferiche delle città, anche utilizzando mezzi di rilevazione fotografici e telematici.

EFFETTI:
- AUMENTA LA QUALITA’ DEL SERVIZIO OFFERTO
- CRESCE IL NUMERO DI UTENTI
- MAGGIORE TUTELA AMBIENTALE
- MIGLIORI CONDIZIONI DEL TRAFFICO


CONCORRENZA E COMMERCIO:
- OFFERTE PROMOZIONALI VALIDE PER TUTTO IL PAESE
- NIENTE OBBLIGO DI RISPETTARE DISTANZE MINIME TRA ESERCIZI
- STOP A REQUISITI PROFESSIONALI PER APRIRE NEGOZI CON ECCEZIONE PER BAR E RISTORANTI ED ESERCIZI ALIMENTARI
- LIBERTA’DI ASSORTIMENTO MERCEOLOGICO
con una norma del decreto legge si individuano i principi fondamentali dell’ordinamento nazionale relativi al diritto di svolgere sul territorio italiano le attività economiche di distribuzione commerciale, comprese la somministrazione di alimenti e bevande. Questi principi fondamentali sono fissati per garantire la libertà
di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità ed il corretto ed uniforme funzionamento del mercato.  A questo scopo, per garantire l’uniformità delle condizioni soggettive di natura professionale di accesso all’esercizio su tutto il territorio nazionale,
1) si eliminano i requisiti professionali eventualmente previsti da leggi regionali per l’apertura di esercizi commerciali operanti in settori diversi da quello alimentare.
2) si sopprime il parametro della distanza minima tra un esercizio ed un altro (norma ritenuta dalla dottrina fortemente restrittiva della concorrenza) ai fini della concessione dell’autorizzazione all’apertura di una determinata attività commerciale;
3) scompare ogni forma di limitazione, fissata per legge o per via amministrativa, alla libera scelta dell’imprenditore di determinare l’assortimento merceologico del proprio esercizio commerciale, ritenuto più idoneo a soddisfare le esigenze dei consumatori;
4) si eliminano i meccanismi di programmazione degli insediamenti commerciali fondati sul rispetto di predeterminati limiti antitrust operanti a livello infraregionale, anche per tener conto della specifica segnalazione dell’Antitrust riguardo alla regolamentazione adottata in materia di commercio dalla Regione Siciliana. La regione Sicilia, infatti, ha stabilito che grandi catene di distribuzione non possono
superare una certa quota di mercato.
5) si cancellano i divieti generali, parziali o di limitazioni di ordine temporale per l’effettuazione di vendite promozionali scontate all’interno dei singoli esercizi commerciali, fatta eccezione delle tradizionali vendite di fine stagione e delle vendite sottocosto.


RIFORMA DEI SERVIZI PUBBLICI LOCALI
una legge delega fissa i criteri della riforma
1) IL PRINCIPIO GENERALE PER L’AFFIDAMENTO SARÀ QUELLO DELLA GARA PUBBLICA
2) AUMENTA LA TUTELA DEGLI UTENTI
1) mediante procedure competitive ad evidenza pubblica si sceglie il soggetto per l’affidamento delle nuove gestioni ed il rinnovo di quelle in essere dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ad eccezione del servizio idrico, nel rispetto della disciplina dell’Unione europea in materia di appalti pubblici.
- l’affidamento diretto a società miste partecipate dall’ente locale resta consentito, eccezionalmente, laddove il ricorso a tali soluzioni sia motivatamente imposto da particolari situazioni di mercato secondo una analisi di mercato sottoposta al vaglio delle Autorità di regolazione.
- l’eccezionale ricorso diretto a società a partecipazione mista viene accompagnato da precise garanzie circa la stretta inerenza delle modalità di selezione e di partecipazione dei soci pubblici e privati agli specifici servizi pubblici locali oggetto dell’affidamento, ferma restando la scelta dei soci privati mediante procedure competitive. Dovranno, inoltre, essere previste norme e clausole volte ad assicurare un efficace controllo pubblico della gestione del servizio e ad evitare possibili situazioni di conflitto di interessi.
- non potranno acquisire la gestione di servizi diversi o in ambiti territoriali diversi da quelli di appartenenza, le aziende municipalizzate che operano con affidamento diretto e le imprese partecipate da enti locali che usufruiscano di sussidi pubblici diretti o indiretti, salvo che si tratti del ristoro degli oneri di
servizio relativi ad affidamenti effettuati mediante gara, sempre che l’impresa disponga di un sistema certificato di separazione contabile e gestionale.
- la nuova disciplina riguarderà in via generale l’affidamento dei servizi pubblici locali e ad essa saranno armonizzate le norme dei singoli settori (rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas).
- Per quanto riguarda la disciplina transitoria si prevede che gli affidamenti diretti in essere devono cessare alla scadenza naturale, con esclusione di ogni proroga o rinnovo. In ogni caso chi oggi detiene l’affidamento diretto potrà concorrere all’affidamento dei servizi a gara ad evidenza pubblica, purché la
gara avvenga entro il 2011.
2) ogni gestore deve adottare e pubblicizzare tempestivamente (pena la revoca dell’affidamento) una carta dei servizi all’utenza concordata con le associazioni dei consumatori e delle imprese interessate, che indichi anche le modalità d’accesso alle informazioni garantite, le modalità per porre reclamo, le modalità per adire le vie conciliative e giudiziarie, nonché i livelli minimi garantiti per ciascun servizio e le modalità di ristoro dell’utenza, in forma specifica o mediante restituzione totale o parziale del corrispettivo versato, in caso di inottemperanza.
- il permanere dell’affidamento del servizio sarà quindi condizionato all’adozione ed al rispetto della carta, nonché al positivo riscontro degli utenti, che dovrà risultare dall’esame dei reclami e dall’effettuazione di sondaggi di mercato, connotati da garanzie di obbiettività, sotto la vigilanza dell’ente locale.
EFFETTI:
- PIU’ CONCORRENZA
- MIGLIORE QUALITA’ ED EFFICIENZA NEI SERVIZI PUBBLICI
- COSTI PIU’ BASSI DEI SERVIZI CON CONSEGUENTE RIDUZIONE DELLE TARIFFE E/O DEI CONTRIBUTI ALLE AZIENDE
- SI RAFFORZA IL POTERE CONTRATTUALE DELL’UTENTE

ANTITRUST
- INTERVENTO PIU’ INCISIVO PER L’AUTORITA’ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO
con una norma del decreto legge viene rafforzato il ruolo e il raggio d’azione dell’Antitrust introducendo nuove norme alla sua legge istitutiva (L.287 del ‘90) in linea con il nuovo regolamento comunitario della concorrenza. Il rafforzamento viene perseguito attraverso 3 azioni previste da norme del decreto legge: misure cautelari; impegno dell’impresa a rimuovere prima della condanna l’infrazione; riduzione della sanzione in caso di collaborazione.
a) misure cautelari: si prevede che nei casi di urgenza dovuta al rischio di un danno grave e irreparabile per la concorrenza, l’Antitrust possa adottare misure applicabili per un determinato periodo ed eventualmente rinnovabili. In caso di inadempimento da parte dell’impresa, l’Autorità può infliggere sanzioni  amministrative e pecuniarie fino al 3% del fatturato.
b) in caso di impegno da parte dell’impresa a rimuovere comportamenti anticoncorrenziali, l’Autorità, senza accertare l’illecito, può far cessare l’infrazione, rendendo obbligatori gli impegni assunti dall’impresa. In caso, però, di mancato rispetto di tali impegni, l’Antitrust può erogare una sanzione fino al 10% del fatturato e riaprire d’ufficio il procedimento se si modifica la situazione di fatto rispetto ad un elemento su cui si fonda la decisione; se le imprese interessate contravvengono agli impegni assunti ed, infine, se la decisione si fonda su informazioni trasmesse dalle parti che sono incomplete, inesatte o fuorvianti.
c) L’Autorità definisce i casi in cui le imprese che collaborano nell’accertamento di infrazioni alle regole di concorrenza possano beneficiare di uno sconto sulla sanzione amministrativa e pecuniaria. La sanzione comunque non può essere ridotta in misura non superiore alla metà.
EFFETTI:
- I COMPORTAMENTI DEGLI ATTORI SUL MERCATO DIVENTERANNO PIÙ CONCORRENZIALI E L’AUTORITA’ POTRÀ AGIRE CON MAGGIORE TEMPESTIVITÀ
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categoria:menzogne
mercoledì, 05 luglio 2006
Dopo il risultato del referendum costituzionale, a parte la questione ridicola sui brogli relativi ai 2000mila voti degli Italiani all'estero, abbiamo assistito ad una sorta di Mantra da parte dei politici di centrodestra, i quali si sono affrettati a precisare che "la parte più ricca e produttiva del paese vota per il centrodestra". C'è chi, come Renato Brunetta, è giunto ad affermare che l'85% del PIL (quali saranno le fonti, non è dato saperlo) vota centrodestra (evasori compresi?).

Premesso che la maturità politica di un elettorato non si misura in reddito pro capite, i sostenitori di questo teoria si appoggiano sul dato che il Lombardo-Veneto è una salda roccaforte del centrodestra,che recentemente ha preso rovesci elettorali un po' ovunque tranne che lì ed in Sicilia (altra regione estremente ricca e produttiva?).

Tuttavia, accettando questa logica regionale, scopriremmo che, in proporzione alla popolazione, le regioni più ricche d'Italia sono le seguenti quattro: Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Val D'Aosta. Una regione "azzurra" e tre regioni notoriamente rosse. Certo, la Lombardia fa quasi il doppio di abitanti rispetto alle altre tre, e le due regioni a statuto speciale, a onor del vero, fanno caso a sè. Ma già compare un'anomalia: l'Emilia Romagna è una regione ricca, più ricca del Veneto, e non vota centrodestra.
Approfondiamo il livello di analisi: passiamo alle province. Quali sono le 7 province più ricche d'Italia? La risposta è: Bolzano, Prato, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e, ovviamente, Milano. Dunque ben sei province tradizionalmente rosse (indipendentemente dalla partecipazione elettorale) e una che oggi è rossa ma tradizionalmente rossa non è. Anche qui la teoria sembra non reggere.

E ora…chi ha votato chi???

Dato che la matematica non è un opinione e non è interpretabile dal primo fantamedico di turno, vorrei ricordare agli utenti che leggeranno questo post che rapportare il Reddito Pro capite alla popolazione significa dividere questo valore per gli abitanti della regione.

Moltiplicare i due valori non ha alcun senso.

Cioè, se io da solo produco 2, e in 10 producono 8, chi produce di più?
postato da: Masso57 alle ore 08:02 | Permalink | commenti
categoria:menzogne
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