martedì, 27 giugno 2006



Viva l’Italia
L’Italia della Resistenza
L’Italia della Costituzione
L’Italia laica, libera e giusta
L’Italia dei giovani che studiando la Carta si sentono più forti per il futuro
L’Italia degli anziani che hanno passato il testimone
L’Italia moderna che ripudia il salto nel buio
L’Italia che riparte dalla Costituzione per riaffermare la legge uguale per tutti
L’Italia dei partiti, dei sindacati e della società civile insieme
L’Italia unita, forte in Europa
L’Italia di 15 milioni 474mila 407 No


(libertà e giustizia, 27/6/06)
postato da: Masso57 alle ore 18:52 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, 19 giugno 2006
NO


NUMERO DEI PARLAMENTARI
La riforma costituzionale del centrodestra riduce il numero dei parlamentari da 950 a 773. Ma la riduzione viene rinviata al 2016. C’è abbastanza tempo anche per ridurre la riduzione; per ora c’è l’effetto di annuncio demagogico.

IL PREMIERATO
Il centrodestra sostiene che il premierato dà ai cittadini il potere di decidere maggioranza parlamentare, coalizione di governo e primo Ministro. Ma il premierato non è nella investitura popolare di una maggioranza parlamentare, di una coalizione di governo e Primo ministro, cosa che avviene già in Inghilterra, in Germania e in Spagna: è sufficiente una buona legge elettorale. Questo premierato, il premierato della riforma, si fonda sulla insostituibilità del Primo ministro durante tutta la legislatura e sui suoi enormi poteri (scioglimento della Camera dei deputati e questione di fiducia che, in caso di rifiuto da parte della Camera, provoca nuove elezioni) e sullo svuotamento delle prerogative del Presidente della Repubblica.

CAMERA E SENATO
La riforma vuol cancellare il bicameralismo: non più due Camere, ma un Senato federale che rappresenti le esigenze delle Regioni, e una Camera che si occuperà di quelle dello Stato. Ma è un pasticcio: il Senato federale è una seconda camera regionale, non è in grado di rappresentare le istanze regionali, visto che i rappresentanti regionali non hanno diritto di voto nelle deliberazioni del Senato.

L’ITER DELLE LEGGI
Il centrodestra si vanta di aver semplificato il procedimento legislativo: ognuna delle due Camere voterà le leggi di sua competenza, con riduzione di tempi e costi. Invece il procedimento legislativo è concretamente molto più farraginoso. Giacché la prevalenza della Camera o del Senato si fonda sulla competenza a legiferare per singole materie dello Stato e delle Regioni, la difficoltà di individuare i confini tra le competenze (decise dai presidenti delle Camere o da un insindacabile comitato paritetico di 4 deputati e 4 senatori) dà luogo a gravi dubbi interpretativi, a conflitti istituzionali su cui dovrà intervenire la Corte Costituzionale, soprattutto per le leggi complesse, come la Finanziaria.

LA DEVOLUZIONE
Prevede che alle regioni siano affidate particolari poteri legislativi su assistenza e organizzazione sanitaria, organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, definizione dei programmi scolastici e formativi d’interesse regionale, polizia amministrativa regionale e locale. Tornano ad essere di competenza statale la tutela della salute, le reti di trasporto strategiche, l’ordinamento delle professioni, produzione e distribuzione di energia. Una devoluzione pericolosa anche perché si accompagna ad una competenza esclusiva dello Stato nelle stesse materie. Una duplicità illogica che può arrecare gravi danni ai diritti fondamentali su tutto il territorio nazionale. C’è il rischio di un federalismo iniquo, conflittuale e squilibrato. Al costo stimato tra i 69 e gli 84 miliardi di euro....

CORTE COSTITUZIONALE
La riforma aumenta i giudici di nomina parlamentare. I membri restano 15: 4 nominati dal Quirinale, 4 dalle alte Corti, 3 dalla Camera, 4 dal Senato federale. Aumenterebbe così il controllo politico sulla Corte. I cui membri ora sono nominati per un terzo dal Quirinale, per un terzo da Camera e Senato, per un terzo dale alte Corti.
postato da: Masso57 alle ore 11:11 | Permalink | commenti (2)
categoria:menzogne
lunedì, 12 giugno 2006
postato da: Masso57 alle ore 10:55 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, 08 giugno 2006

Fattore marketing: tra immagini di natura incontaminata e altre fiabe.

I nomi dei SUV ci raccontano fiabe fatte di paesaggi montani incontaminati (Yukon, Cherokee, Mountaineer, Sequoia), o “countrychic” stile gentleman di campagna (Blazer, Escalade e Sportage), fino alle suggestioni belliche dei più aggressivi Defender, Expedition, Trooper, Hummer.
Nella comunicazione pubblicitaria dei SUV mancano quei toni argomentativi cui fanno riferimento molti altri segmenti del mercato automobilistico: consumi, dimensioni, capacità di trasporto, ecc.
Dal punto di vista delle argomentazioni funzionali la scelta di un SUV è difficilmente difendibile.
Ecco allora che la pubblicità dei SUV non lavora su argomentazioni, ma piuttosto su suggestioni, con un grado di lontananza dalla realtà che rasenta quello della pubblicità ingannevole: paesaggi incontaminati, montagne selvagge, scorrazzamenti bradi per strade di montagna contro una realtà fatta di difficoltà di parcheggio, notevole impaccio nella manovra e su tutto nessuna attenzione per la natura, altissime emissioni, danni all'ambi ente e alle persone.

Cresce il dissenso verso le fuoristrada da città.
Negli USA e soprattutto in California i SUV sono diventati oggetto di una forte campagna di opposizione, che procede di volta in volta attraverso la satira sociale verso i possessori, le battaglie legali, l'attacco frontale tramite media. Dagli Stati Uniti il diabttito si sta spostando anche in Europa. Il Ministro dell'Ambiente del governo conservatore francese ha annunciato una tassa fissa di 3.500 euro sull'acquisto dei SUV e un simultaneo bonus di 800 euro per chi acquista auto diesel a basse emissioni dotate di filtro antiparticolato.
Come criterio discriminante il governo francese ha scelto le emissioni di CO2 per chilometro. Sopra i 180 grammi di Co2 a km si pagano dai 3500 ai 400 euro, sotto i 140 grammi per chilometro di CO2 si riceve il bonus. Si tratta di un provvedimento è a costo zero. Da parte sua il consiglio comunale di Parigi ha approvato il 5 giugno scorso una delibera antiSUV. Il divieto vero e proprio entrerà in vigore tra diciotto mesi, quando il sindaco socialista Bertrand Delanoe varerà il nuovo piano sul traffico. La delibera è motivata dal fatto che i SUV sono troppo inquinanti e pericolosi per gli altri veicoli. I SUV sono persino diventati oggetto di contesa elettorale: Kerry ha inserito nel suo programma una legge che prevede entro il 2015 un limite massimo di consumi di 13 km/lt per gli autoveicoli privati, segando via di fatto il mercato dei SUV. I repubblicani però hanno fatto notare che di fronte alla tenuta di Kerry nell'Idaho è spesso parcheggiata una Chevrolet Suburban. Credendo di difendersi ma peggiorando in realtà la situazione Kerry ha affermato che quel SUV non è suo ma di sua moglie e che lui l'avrebbe usato solo poche volte, “per andare al negozio giù all'angolo”.

Nella battaglia antiSUV in prima fila ci sono gli ambientalisti e le associazioni dei consumatori, ma non solo. L'associazione Americans for Fuel Efficient Cars (AFEC) è stata fondata dalla giornalista Arianna Huffington, dal produttore cinematografico Lawrence Bender, dall'ambientalista Laurie David e dall'agente cinematografico Ari Emanuel (agente di Michael Moore). Insieme queste persone hanno messo in piedi il cosiddetto Detroit Project una campagna per l'ecoefficienza automobilistica che ha esordito con una serie di spot tv antiSUV, che sono andati in onda sulle reti nazionali (per vedere gli spot: http://www.detroitproject.com/ads/default.htm). L'intera  operazione ha ricevuto grande attenzione mediatica. Il dibattito è divampato sui grandi show televisivi come Good Morning America e NBC Nightly News, coinvolgendo anche gli editorialisti del New York Times, del Wall Street Journal e del Los Angeles Times.
I siti internet dedicati alla critica dei SUV sono centinaia e raccolgono dati e argomentazioni, articoli di giornale, video, fotografie amatoriali di delazione e di denigrazione e soprattutto tantissimo materiale satirico (vignette, adesivi, fotomontaggi di SUV abnormi e gozillaSUV, finti cataloghi di articoli d'arredamento per gli interni dei SUV con lampadari, tavoli e poltrone, ecc). Su internet si trova anche il sito del reverendo Jim Ball e della sua congregazione evangelica intitolato “Cosa guiderebbe Gesù Cristo?”. Esiste un sito antiSUV fatto da una società che produce yoghurt. Un famoso talk show radiofonico ha lanciato la campagna “VIVI IN GRANDE, GUIDA PICCOLO”. Alla critica antiSUV è dedicato un episodio della serie d'animazione dei Simpsons (l'episodio si intitola “Screaming Yellow Honkers” ). Per ironia della sorte, la Fox (che manda in onda i   Simpsons) ha messo in vendita via internet vari articoli di merchandaising con l'effige di Homer Simpson pubblicizzati come “perfetti per il vostro SUV” .

postato da: Masso57 alle ore 16:25 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 01 giugno 2006

L'effetto schiacciasassi.

Ben lungi dall'essere auto sicure per gli occupanti, i SUV sono auto molto pericolose anche per chi si trova nelle vicinanze. Il peso, la rigidità del telaio e l'altezza di queste auto ne fanno dei mezzi estremamente pericolosi per berline e utilitarie, per i pedoni e per i ciclisti. Secondo Quattroruote per un guidatore di berlina che viene urtato lateralmente i rischi di perdere la vita sono 30 volte superiori se ad urtarlo è una fuoristrada o un SUV.

Ricerche condotte dalla IIHS (Insurance Institute for Highway Safety, istituto di ricerche sulla sicurezza stradale finanziato dalle società di assicurazione USA) hanno dimostrato che nel caso di scontri laterali tra un SUV e un'auto normale le possibilità di avere un morto sono 5,6 volte superiori che non negli scontri tra due auto normali. Alto il pericolo anche nel caso di scontri frontali: l'altezza e la massa del SUV innescano l'effetto schiacciasassi, il SUV monta sul cofano dell'auto normale, schiacciandolo ed entrando con il muso nel parabrezza. Nel 56.3% degli incidenti mortali che coinvolgono un auto normale e un SUV, il morto era a bordo dell'auto normale, mentre solo nel 17,6% dei casi era a bordo del SUV.

Il problema della scarsa sicurezza verso terzi è aggravato dalla presenza delle cosiddette bull bars, i paraurti sporgenti e rafforzati che rendono ancora più disastrosi gli impatti con le altre auto, con i pedoni e con i ciclisti. Già nel 2001 una direttiva del Consiglio Europeo (26/11/2001) proponeva di vietare questi paraurti, ma per il momento solo la Danimarca l'ha recepita. Un altro problema è quello della scarsa visibilità rispetto quello che succede in basso: passanti e soprattutto bambini rischiano di rimanere fuori dal campo visivo del guidatore di SUV. Per tutti questi motivi varie associazioni ambientaliste e dei consumatori chiedono patenti speciali per questo tipo di veicoli. La resistenza alle collisioni viene spesso venduta come un grande plus dei SUV, un loro punto di forza. Alcuni possessori di SUV affermano con orgoglio di aver scelto questo tipo di veicolo proprio per tutelare la propria incolumità e quella delle proprie famiglie. Capofila di questo “movimento di opinione” è Arnold Schwarzenegger, un vero e proprio fanatico e collezionista di SUV. Ciò che costoro dimenticano è che la propria (presunta) sicurezza aggiuntiva va a discapito di quella altrui, ossia dei pedoni, dei ciclisti e di tutti quegli automobilisti che non sono disposti (o in grado) di spendere migliaia di euro per queste specie di carri armati. Le persone convinte che per avere più sicurezza in strada sia necessario corazzarsi dentro un SUV commettono lo stesso errore logico e ideologico di chi crede che il problema della criminalità si possa risolvere con una maggiore diffusione di armi tra la popolazione. L'evidenza dei fatti dice il contrario: questo modo di ragionare porta piuttosto ad un escalation di violenza. In più, la cosa tragicamente ironica è che l'assioma di partenza di questi guidatori di SUV (“gui do un SUV per stare più sicuro”) è ancora tutto da dimostrare, come illustrato nel precedente capitolo.

Storia di un ibrido.

Nati durante la seconda guerra mondiale per usi bellici e poi riconvertiti a mezzi da fatica per la popolazione rurale, a partire dagli anni '80 le fuoristrada iniziano ad approdare in città, andando incontro un processo di ibridazione il cui risultato finale si chiama SUV. L'antesignano di tutti i SUV è forse la Chevrolet Suburban, prodotta dalla Genaral Motors fin dal 1935: una super utilitaria urbana, un carrozzone pensato per l'abitante dei sobborghi residenziali delle grandi aree metropolitane. Negli anni '80 molti costruttori hanno in produzione auto di questo tipo, rivolti a un target piuttosto limitato di famiglie con particolari esigenze di spazio. Prosperano intanto anche le fuoristrada pure e semplici, il cui uso si estende sempre più all'interno di un target di appassionati dalla vocazione “sportiva”. Dall'ibridazione di questi due ceppi ­ grandi utilitarie e fuori strada ­ nasce l'attuale SUV, il quale però per sfondare sul mercato urbano ha bisogno ancora di un quid in più: fascino, eleganza, “look di tendenza”. La soluzione arriverà nel corso degli anni '90, quando i  progettisti inizieranno a immettere in queste grandi utilitarie/fuoristrada una linea aggressiva da auto sportiva, interni finemente rifiniti a riprodurre “l'effetto salottino” di una berlina, senza per questo rinnegare quelle suggestioni “country” e “wildlife” mutuate dalle fuoristrada, indispensabili per far sognare il consumatore di città solitamente imprigionato nella cintura d'asfalto.

Tra i modelli simbolo del segmento forse il più interessante è l'Hummer, da poco arrivato in Italia.

Con i suoi 4,75 metri di lunghezza e un consumo urbano che arriva a 4,1km/lt, l'Hummer H2 è una fuoristrada direttamente derivata da un mezzo militare in dotazione all'esercito USA durante  Desert Storm. La larghezza è di 2.06 metri (51 cm più di una Punto), il peso sfiora le 3 tonnellate (il triplo di un'utilitaria), il motore ha 6000 cc di cilindrata. La vettura, assolutamente poco agile e lenta, è ideale per chi vuole sentirsi un Rambo di città. Il tutto a un costo di 85mila euro. Il suo primo testimonial è stato Arnold Shwarzenegger che oggi ne possiede cinque. Ma l'Hummer ha conquistato anche Michael Schumacher, Ronaldo, Stankovic, Almeida, Kallon, Renato Zero. Al contempo l'Hummer è diventato il bersaglio preferito di chi critica i SUV. Lo scorso anno una fondazione canadese per la lotta contro il cancro aveva messo in palio un Hummer H2 nella  propria campagna di sottoscrizione a premi. Immediato il coro delle critiche. Nell'apri le scorso la fondazione ha fatto marcia indietro: “Pensiamo sia poco poco ragionevole per una fondazione contro il cancro promuovere un prodotto che contribuisce sensibilmente all'aumento del rischio di tumore” . Alla critica dell'Hummer è dedicato un sito www.onelesshummer.org.
Altra portabandiera del delirio delle fuoristrada urbani è la Porsche Cayenne, un bisonte di 2,5 tonnellate circa, largo 193 cm e capace di lanciarsi fino a 270 km/h grazie a una potenza del tutto spropositata di 450 cavalli. Costa 105mila euro nella versione turbo (optional esclusi).
Neppure a dirlo, è l'auto (?) simbolo di note località di alta montagna come Milano, Bologna, Roma, Bari.....

postato da: Masso57 alle ore 07:58 | Permalink | commenti (2)
categoria:
webband -no 8x1000-