L'effetto schiacciasassi.
Ben lungi dall'essere auto sicure per gli occupanti, i SUV sono auto molto pericolose anche per chi si trova nelle vicinanze. Il peso, la rigidità del telaio e l'altezza di queste auto ne fanno dei mezzi estremamente pericolosi per berline e utilitarie, per i pedoni e per i ciclisti. Secondo Quattroruote per un guidatore di berlina che viene urtato lateralmente i rischi di perdere la vita sono 30 volte superiori se ad urtarlo è una fuoristrada o un SUV.
Ricerche condotte dalla IIHS (Insurance Institute for Highway Safety, istituto di ricerche sulla sicurezza stradale finanziato dalle società di assicurazione USA) hanno dimostrato che nel caso di scontri laterali tra un SUV e un'auto normale le possibilità di avere un morto sono 5,6 volte superiori che non negli scontri tra due auto normali. Alto il pericolo anche nel caso di scontri frontali: l'altezza e la massa del SUV innescano l'effetto schiacciasassi, il SUV monta sul cofano dell'auto normale, schiacciandolo ed entrando con il muso nel parabrezza. Nel 56.3% degli incidenti mortali che coinvolgono un auto normale e un SUV, il morto era a bordo dell'auto normale, mentre solo nel 17,6% dei casi era a bordo del SUV.
Il problema della scarsa sicurezza verso terzi è aggravato dalla presenza delle cosiddette bull bars, i paraurti sporgenti e rafforzati che rendono ancora più disastrosi gli impatti con le altre auto, con i pedoni e con i ciclisti. Già nel 2001 una direttiva del Consiglio Europeo (26/11/2001) proponeva di vietare questi paraurti, ma per il momento solo la Danimarca l'ha recepita. Un altro problema è quello della scarsa visibilità rispetto quello che succede in basso: passanti e soprattutto bambini rischiano di rimanere fuori dal campo visivo del guidatore di SUV. Per tutti questi motivi varie associazioni ambientaliste e dei consumatori chiedono patenti speciali per questo tipo di veicoli. La resistenza alle collisioni viene spesso venduta come un grande plus dei SUV, un loro punto di forza. Alcuni possessori di SUV affermano con orgoglio di aver scelto questo tipo di veicolo proprio per tutelare la propria incolumità e quella delle proprie famiglie. Capofila di questo “movimento di opinione” è Arnold Schwarzenegger, un vero e proprio fanatico e collezionista di SUV. Ciò che costoro dimenticano è che la propria (presunta) sicurezza aggiuntiva va a discapito di quella altrui, ossia dei pedoni, dei ciclisti e di tutti quegli automobilisti che non sono disposti (o in grado) di spendere migliaia di euro per queste specie di carri armati. Le persone convinte che per avere più sicurezza in strada sia necessario corazzarsi dentro un SUV commettono lo stesso errore logico e ideologico di chi crede che il problema della criminalità si possa risolvere con una maggiore diffusione di armi tra la popolazione. L'evidenza dei fatti dice il contrario: questo modo di ragionare porta piuttosto ad un escalation di violenza. In più, la cosa tragicamente ironica è che l'assioma di partenza di questi guidatori di SUV (“gui do un SUV per stare più sicuro”) è ancora tutto da dimostrare, come illustrato nel precedente capitolo.
Storia di un ibrido.
Nati durante la seconda guerra mondiale per usi bellici e poi riconvertiti a mezzi da fatica per la popolazione rurale, a partire dagli anni '80 le fuoristrada iniziano ad approdare in città, andando incontro un processo di ibridazione il cui risultato finale si chiama SUV. L'antesignano di tutti i SUV è forse la Chevrolet Suburban, prodotta dalla Genaral Motors fin dal 1935: una super utilitaria urbana, un carrozzone pensato per l'abitante dei sobborghi residenziali delle grandi aree metropolitane. Negli anni '80 molti costruttori hanno in produzione auto di questo tipo, rivolti a un target piuttosto limitato di famiglie con particolari esigenze di spazio. Prosperano intanto anche le fuoristrada pure e semplici, il cui uso si estende sempre più all'interno di un target di appassionati dalla vocazione “sportiva”. Dall'ibridazione di questi due ceppi grandi utilitarie e fuori strada nasce l'attuale SUV, il quale però per sfondare sul mercato urbano ha bisogno ancora di un quid in più: fascino, eleganza, “look di tendenza”. La soluzione arriverà nel corso degli anni '90, quando i progettisti inizieranno a immettere in queste grandi utilitarie/fuoristrada una linea aggressiva da auto sportiva, interni finemente rifiniti a riprodurre “l'effetto salottino” di una berlina, senza per questo rinnegare quelle suggestioni “country” e “wildlife” mutuate dalle fuoristrada, indispensabili per far sognare il consumatore di città solitamente imprigionato nella cintura d'asfalto.
Tra i modelli simbolo del segmento forse il più interessante è l'Hummer, da poco arrivato in Italia.
Con i suoi 4,75 metri di lunghezza e un consumo urbano che arriva a 4,1km/lt, l'Hummer H2 è una fuoristrada direttamente derivata da un mezzo militare in dotazione all'esercito USA durante Desert Storm. La larghezza è di 2.06 metri (51 cm più di una Punto), il peso sfiora le 3 tonnellate (il triplo di un'utilitaria), il motore ha 6000 cc di cilindrata. La vettura, assolutamente poco agile e lenta, è ideale per chi vuole sentirsi un Rambo di città. Il tutto a un costo di 85mila euro. Il suo primo testimonial è stato Arnold Shwarzenegger che oggi ne possiede cinque. Ma l'Hummer ha conquistato anche Michael Schumacher, Ronaldo, Stankovic, Almeida, Kallon, Renato Zero. Al contempo l'Hummer è diventato il bersaglio preferito di chi critica i SUV. Lo scorso anno una fondazione canadese per la lotta contro il cancro aveva messo in palio un Hummer H2 nella propria campagna di sottoscrizione a premi. Immediato il coro delle critiche. Nell'apri le scorso la fondazione ha fatto marcia indietro: “Pensiamo sia poco poco ragionevole per una fondazione contro il cancro promuovere un prodotto che contribuisce sensibilmente all'aumento del rischio di tumore” . Alla critica dell'Hummer è dedicato un sito www.onelesshummer.org.
Altra portabandiera del delirio delle fuoristrada urbani è la Porsche Cayenne, un bisonte di 2,5 tonnellate circa, largo 193 cm e capace di lanciarsi fino a 270 km/h grazie a una potenza del tutto spropositata di 450 cavalli. Costa 105mila euro nella versione turbo (optional esclusi).
Neppure a dirlo, è l'auto (?) simbolo di note località di alta montagna come Milano, Bologna, Roma, Bari.....