da Libera Mente – 15 Aprile, 2006 – 00:45
Rita, una storia di emarginazione
Grazie alla sua denuncia e' stato possibile risalire anche all'assassino di Roberta Riina, ma il suo coraggio non e' stato premiato. Prima e' stata licenziata dal bar di via Principe Amedeo dove lavorava, poi anche i familiari l'hanno emarginata, infine e' stata costretta per la paura a lasciare il paese e a rifugiarsi in una struttura protetta, una casa famiglia dove e' ospitata a spese dell'amministrazione comunale. La protagonista di questa vicenda paradossale e' Rita, la trentottenne che due settimane fa e' riuscita a sfuggire a un tentativo di violenza carnale nella sua abitazione.
Su pressione del fratello Rita in un primo momento, passato lo spavento dell'aggressione, sembrava orientata a ritirare la denuncia. Poi, in quella donna di 40 anni dallo sguardo un pò ingenuo è scattato qualcosa. Qualcosa che forse covava dentro da anni, che ha a che fare con il sentirsi diversa, con l'emarginazione sociale, con il mondo visto sempre in qualche modo da fuori, da spettatrice, magari pedalando su quella bicicletta un pò malmessa con cui se ne andava sempre in giro. ''Non sono disposta a ritrattare, quell'uomo deve restare in galera...''. Con queste parole Rita e' riuscita a inchiodare l'uomo che avrebbe assassinato Roberta Riina e che avrebbe voluto, forse, farle fare la stessa fine. O forse, forse Rita non avrebbe parlato, avrebbe avuto paura, e poi chi le avrebbe creduto a quella ragazza un pò matta... E invece quando e' stata aggredita di notte nella sua abitazione, mentre dormiva, Rita ha reagito, ha urlato, si e' difesa disperatamente fino a mettere in fuga l'uomo che tentava di stuprarla. E nonostante il suo deficit psichico e' stata in grado di indirizzare gli investigatori sulla pista giusta. ''E' una donna di quarant'anni con il cervello di una ragazzina", ha spiegato l'assessore comunale ai servizi sociali Mimma Tortorici, che ha subito messo a disposizione una casa famiglia per ospitarla in una struttura protetta. Dopo la denuncia del tentato stupro infatti, la nosta comunità l'ha messa ancora più ai margini. Il proprietario del bar di via Principe Amedeo dove lavora saltuariamente l'ha licenziata. Meglio non avere guai, deve essersi detto. Il fratello l'ha allontanata di casa: per la vergogna, ha detto. Ma lei non si e' arresa, come spiega Mimma Tortorici che ha raccolto il suo sfogo: ''E' ancora sotto choc e ha paura, ma non intende recedere di un passo. 'Quanto e' avvenuto e' ancora piu' grave, perche' Rita e' come una bambina, uno spirito libero, che ama uscire di notte da sola per strada, ma che proprio per questo ha attirato l'attenzione di chi voleva farle del male''. Di sicuro attorno alla donna e' subito scattata una rete di solidarieta'. Oltre ai servizi sociali del Comune, subito allertati dal sindaco Giuseppe Motisi, si e' mosso anche il dirigente del commissariato di Partinico, Carmine Mosca, che ha condotto le indagini sul maniaco: ''Ho intimato al proprietario del bar dove lavorava di revocare immediatamente il licenziamento, e ho anche parlato a muso duro con il fratello...''. Rita, che pure una casa ce l'ha e vive senza grossi problemi economici, adesso non ha piu' nessuno: il padre e la madre sono morti. I servizi sociali del Comune hanno segnalato la sua situazione al Dipartimento di salute mentale: ''Speriamo di trovarle una famiglia che sappia darle affetto e protezione - dice l'assessore - di certo non la lasceremo sola''.
La mia totale ammirazione e solidarietà a Rita, una donna forte, uno spirito libero soprattutto quando è difficile esserlo.